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Il Tribunale di Roma annulla la multa da 15 milioni di euro del Garante Privacy a OpenAI: cosa cambia ora
Editoriali

Il Tribunale di Roma annulla la multa da 15 milioni di euro del Garante Privacy a OpenAI: cosa cambia ora

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Accolto il ricorso della società americana contro la sanzione del dicembre 2024. Una sentenza che ridisegna i rapporti tra regolatori europei e colossi dell'intelligenza artificiale

La sentenza del Tribunale di Roma

Quindici milioni di euro. Era questa la cifra che OpenAI avrebbe dovuto versare nelle casse dello Stato italiano per presunte violazioni nella gestione dei dati personali degli utenti di ChatGPT. Non dovrà farlo. Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato dalla società di San Francisco, annullando integralmente la sanzione inflitta dal Garante per la protezione dei dati personali nel dicembre 2024.

Una decisione che non è passata inosservata, né a Roma né a Bruxelles. Perché questa sentenza, depositata nelle scorse ore, tocca un nervo scoperto del dibattito europeo: fin dove può spingersi l'azione regolatoria nazionale di fronte ai giganti globali dell'intelligenza artificiale? E soprattutto, con quali strumenti giuridici?

La vicenda: dal blocco di ChatGPT alla sanzione

Per ricostruire il contesto bisogna tornare indietro di quasi tre anni. Nell'aprile 2023, l'Italia fu il primo Paese occidentale a bloccare temporaneamente ChatGPT, con un provvedimento d'urgenza del Garante Privacy che fece il giro del mondo. Le contestazioni riguardavano diversi profili: l'assenza di una base giuridica adeguata per il trattamento massivo dei dati, la mancanza di sistemi efficaci di verifica dell'età, e soprattutto la carenza di un'informativa chiara rivolta agli utenti sul modo in cui i loro dati venivano raccolti e utilizzati per addestrare i modelli di linguaggio.

OpenAI si adeguò parzialmente, il servizio fu riattivato dopo poche settimane, ma l'istruttoria proseguì. Fino alla sanzione di 15 milioni di euro, notificata nel dicembre 2024, che rappresentava una delle multe più significative mai comminate da un'autorità garante europea a un operatore del settore AI.

La società americana non rimase a guardare. Presentò ricorso e, nel marzo 2025, ottenne la sospensione cautelare della sanzione in attesa della decisione di merito. Decisione che è arrivata ora, a distanza di un anno esatto, con l'annullamento integrale del provvedimento.

Le motivazioni del ricorso di OpenAI

OpenAI ha costruito la propria difesa su più livelli. Il primo, e più rilevante, riguarda la dichiarazione di piena conformità alle normative sulla protezione dei dati personali. La società ha sostenuto di aver implementato, già a partire dalla riapertura del servizio in Italia nella primavera 2023, misure concrete per rispettare il GDPR: dall'aggiornamento dell'informativa privacy alla possibilità per gli utenti di opporsi all'utilizzo delle proprie conversazioni per l'addestramento dei modelli, fino all'introduzione di strumenti di verifica dell'età.

Stando a quanto emerge dalle prime ricostruzioni della sentenza, il Tribunale avrebbe ritenuto fondate almeno alcune di queste argomentazioni, giudicando la sanzione sproporzionata rispetto alle condotte effettivamente accertate.

Il nodo dell'informativa e del trattamento dati

Il cuore della contestazione del Garante Privacy ruotava attorno a un punto preciso: l'assenza, al momento dell'avvio del servizio in Italia, di un'informativa adeguata sul trattamento dei dati ai sensi degli articoli 13 e 14 del Regolamento europeo. In sostanza, milioni di utenti italiani avrebbero interagito con ChatGPT senza sapere esattamente come i loro dati venissero processati, conservati e potenzialmente riutilizzati.

È una questione tutt'altro che banale. I modelli di linguaggio come quelli sviluppati da OpenAI si nutrono di enormi quantità di dati testuali, e la linea di confine tra dato personale e dato anonimo, nel contesto dell'addestramento algoritmico, resta sfumata. Il Garante italiano, va detto, è stato tra i primi in Europa a sollevare il problema con forza, aprendo un fronte che poi altri regolatori hanno seguito.

Il Tribunale, tuttavia, sembra aver valutato che le misure correttive adottate successivamente da OpenAI fossero sufficienti a sanare le criticità iniziali, ridimensionando la portata delle violazioni contestate.

Un precedente che pesa sul futuro della regolazione

Questa sentenza crea un precedente rilevante, e non solo per il caso specifico. Il messaggio che arriva dal Tribunale di Roma è duplice. Da un lato, si riconosce la legittimità dell'azione di vigilanza del Garante: nessuno mette in discussione il potere dell'autorità di indagare e sanzionare. Dall'altro, si pone un argine alla discrezionalità sanzionatoria, chiedendo che le multe siano proporzionate e ancorate a violazioni effettive e persistenti, non a condotte già corrette.

Per il Garante Privacy, guidato dal collegio presieduto da Pasquale Stanzione, si tratta di un colpo significativo. L'autorità aveva fatto della vicenda ChatGPT un caso emblematico della propria capacità di intervento sui grandi operatori tecnologici. L'annullamento della sanzione non cancella quel lavoro, ma ne ridimensiona l'impatto concreto.

Il tema si inserisce peraltro in un quadro più ampio di ridefinizione dei rapporti tra istituzioni italiane e mondo digitale. Basti pensare alle recenti decisioni del Governo in materia di identità digitale, come racconta l'analisi su Il Governo Italiano Assegna 40 Milioni ai Provider SPID per Sostenere l'Identità Digitale: segno che la partita della governance tecnologica si gioca ormai su più tavoli contemporaneamente.

Privacy e intelligenza artificiale: una partita ancora aperta

Sarebbe un errore leggere questa sentenza come una resa dell'Europa di fronte a Big Tech. La questione resta aperta, e anzi si fa più complessa con l'entrata in vigore progressiva dell'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale che introduce obblighi specifici per i sistemi ad alto rischio e per i modelli general purpose come quelli di OpenAI.

Il punto, semmai, è un altro. L'azione regolatoria funziona quando è chirurgica, fondata su basi giuridiche solide e su contestazioni precise. Le sanzioni esemplari rischiano di trasformarsi in boomerang se non reggono al vaglio giurisdizionale. E in un contesto in cui l'intelligenza artificiale entra prepotentemente anche nel mondo dell'istruzione e della formazione, la capacità di regolare senza soffocare l'innovazione diventa una competenza cruciale per le istituzioni.

OpenAI, dal canto suo, esce rafforzata da questa vicenda. Ma farebbe male a cantare vittoria troppo presto. Il Garante potrebbe impugnare la sentenza, e il quadro normativo europeo è destinato a stringersi ulteriormente nei prossimi mesi. La multa è stata annullata, il problema no.

Pubblicato il: 21 marzo 2026 alle ore 09:34

Domande frequenti

Perché il Tribunale di Roma ha annullato la multa a OpenAI?

Il Tribunale di Roma ha annullato la multa da 15 milioni di euro perché ha ritenuto fondate alcune delle argomentazioni di OpenAI, in particolare riguardo alle misure correttive adottate per conformarsi al GDPR. La sanzione è stata giudicata sproporzionata rispetto alle effettive violazioni accertate.

Quali erano le principali contestazioni del Garante Privacy a OpenAI?

Le principali contestazioni riguardavano l’assenza di una base giuridica adeguata per il trattamento dei dati, la mancanza di un’informativa chiara agli utenti e sistemi insufficienti di verifica dell’età. Il Garante riteneva che gli utenti non fossero adeguatamente informati su come i loro dati venivano utilizzati da ChatGPT.

Cosa cambia ora per la regolazione dell’intelligenza artificiale in Italia e in Europa?

La sentenza crea un precedente che limita la discrezionalità nell’applicazione di sanzioni, chiedendo che siano proporzionate e basate su violazioni effettive. Tuttavia, il dibattito sulla regolazione della privacy nell’IA rimane aperto, soprattutto con l’arrivo dell’AI Act europeo.

Quali misure ha adottato OpenAI per conformarsi alle richieste del Garante?

OpenAI ha aggiornato l’informativa privacy, introdotto la possibilità per gli utenti di opporsi all’uso delle proprie conversazioni per l’addestramento dei modelli e implementato strumenti di verifica dell’età. Queste azioni sono state considerate dal Tribunale sufficienti a sanare le criticità iniziali.

La questione della privacy per i modelli di intelligenza artificiale è risolta?

No, la questione resta aperta e complessa, soprattutto con l’entrata in vigore dell’AI Act che imporrà nuovi obblighi ai sistemi di IA. L’annullamento della multa non risolve definitivamente il problema della protezione dei dati personali nell’ambito dell’intelligenza artificiale.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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