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La quercia di Robin Hood è morta dopo mille anni: storia della Major Oak
Cultura

La quercia di Robin Hood è morta dopo mille anni: storia della Major Oak

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Storia della Major Oak nella foresta di Sherwood, la quercia di Robin Hood: cause della morte, interventi falliti e il futuro come monumento naturale.

Indice: In breve | Cosa è la Major Oak di Sherwood | Cronologia degli interventi conservativi | Le cause della morte | Errori comuni nella conservazione degli alberi monumentali | Cosa succede ora | Domande frequenti

In breve

  • La Major Oak di Sherwood, quercia di oltre mille anni legata alla leggenda di Robin Hood, è morta: nella primavera 2026 non ha prodotto foglie nuove.
  • Il tronco misura circa 10 metri di circonferenza ed era tra i più grandi e antichi d'Inghilterra.
  • Per gli esperti hanno pesato cinque estati siccitose, oltre un secolo di puntelli e catene rivelatisi dannosi e il calpestio di milioni di visitatori.
  • L'albero resterà nella foresta come monumento naturale e continuerà a ospitare fauna selvatica.
  • Esistono giovani querce nate da ghiande e talee raccolte nei primi anni Duemila, piantate anche nel giardino dell'attrice Judi Dench.

Cosa è la Major Oak di Sherwood

La Major Oak è una quercia comune cresciuta nel cuore della foresta di Sherwood, nel Nottinghamshire inglese. Il nome 'maggiore' richiama le dimensioni: una circonferenza del tronco di circa 10 metri e una chioma storicamente vasta, capace secondo la tradizione di ospitare la banda di Robin Hood. La leggenda ha trasformato l'albero in attrazione turistica fin dall'Ottocento, attirando in tempi recenti milioni di visitatori.

Già alla fine del Settecento alcuni testi descrivevano la quercia come una 'maestosa rovina', segno che il declino era cominciato secoli prima della fase terminale degli ultimi anni. La quantità e la qualità delle foglie sono diminuite in modo marcato negli ultimi decenni, fino al silenzio vegetativo registrato nella primavera 2026.

Cronologia degli interventi conservativi

  1. Fine del Settecento: l'albero viene descritto nella letteratura del tempo come 'maestosa rovina', a indicare un declino già in corso prima dell'epoca contemporanea.
  2. 1908: vengono installate le prime catene di sostegno per puntellare il tronco e alcuni rami principali.
  3. Anni Settanta del Novecento: si aggiunge un sistema di impalcature per i rami più massicci e si costruiscono recinzioni per proteggere le radici dal calpestio dei visitatori.
  4. Primi anni Duemila: studiosi prelevano ghiande e talee per coltivare giovani esemplari geneticamente identici, distribuiti in diversi paesi.
  5. Anni Venti del Duemila: indagini nel sottosuolo rilevano un apparato radicale 'soffocato e affamato', scollegato dall'ambiente circostante.
  6. Giugno 2026: la Royal Society for the Protection of Birds comunica che la primavera è trascorsa senza la comparsa di foglie nuove e gli esperti dichiarano la quercia morta.

Le cause della morte

La Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) attribuisce la morte naturale dell'albero a una combinazione di fattori. Le cinque estati molto calde e siccitose che hanno preceduto il 2026 hanno ridotto la qualità e la quantità delle foglie, già in calo da decenni. Il cambiamento climatico ha accelerato un processo che sarebbe arrivato comunque, vista l'età della quercia, ma ne ha compresso i tempi.

A questo si è sommata la pressione antropica diretta. Camminando intorno al tronco e guidando veicoli nelle sue vicinanze, milioni di visitatori hanno compattato il suolo, rendendolo sempre più duro e meno permeabile all'acqua piovana, all'ossigeno e ai nutrienti. Le recinzioni costruite negli anni Settanta sono arrivate quando il danno era già consolidato.

Anche gli interventi strutturali hanno avuto un ruolo. Secondo gli esperti di conservazione, puntelli, catene, lastre e impalcature, pur benintenzionati, hanno limitato la capacità dell'albero di reagire ai cambiamenti ambientali e in alcuni casi hanno favorito l'umidità nei punti di contatto. La responsabile RSPB per Sherwood, Chloe Ryder, ha descritto la situazione come quella di 'un apparato radicale soffocato e affamato, totalmente scollegato dall'ambiente circostante'.

Errori comuni nella conservazione degli alberi monumentali

Confondere il sostegno meccanico con la cura biologica: catene e impalcature mantengono in posizione un tronco, ma non rispondono al problema di un apparato radicale compromesso. Nel caso della Major Oak il sostegno strutturale è arrivato decenni prima dell'attenzione al suolo, e quando i puntelli vengono installati su un albero già stressato il rischio è di mascherare i sintomi senza affrontare le cause.

Sottostimare l'impatto del calpestio: la compattazione del suolo da parte di milioni di visitatori riduce ossigeno, acqua e nutrienti che raggiungono le radici. Le recinzioni intorno alla Major Oak sono state costruite negli anni Settanta, quando il danno alle radici era già in atto da generazioni.

Intervenire troppo tardi sulle radici: per oltre un secolo la conservazione si è concentrata su ciò che è visibile, dal tronco ai rami. Le indagini sistematiche sull'apparato radicale sono arrivate quando la disconnessione dell'albero dall'ambiente circostante era già grave.

Trattare l'albero monumento come pura attrazione: l'identità della quercia come icona di Robin Hood ha portato un afflusso turistico che nessuno schema di conservazione era preparato a gestire. Bilanciare visibilità e tutela è una difficoltà che molti alberi storici condividono.

Cosa succede ora

La quercia resterà nella foresta di Sherwood come monumento naturale, accessibile ai visitatori. Anche da morta continuerà a fornire un habitat: il legno in decomposizione di un albero secolare ospita funghi, insetti, uccelli e piccoli mammiferi che dipendono dal materiale legnoso in trasformazione.

L'eredità genetica è già al sicuro. Le ghiande e le talee prelevate nei primi anni Duemila, prima della fase più critica del declino, hanno prodotto giovani querce piantate in diversi paesi del mondo. Una di queste cresce nel giardino dell'attrice Judi Dench, ambasciatrice del Woodland Trust, che ha dichiarato di averla collocata 'accanto alla talea dell'albero di Sycamore Gap', un acero centenario abbattuto nel 2023 nel Northumberland.

Domande frequenti

Cosa lega la Major Oak a Robin Hood?

Secondo la leggenda, la banda di Robin Hood trovava riparo sotto la chioma della quercia e si nascondeva all'interno del tronco cavo. Il collegamento è tradizionale e non documentato storicamente, ma ha trasformato l'albero in icona turistica già dal XIX secolo.

Quanti anni aveva la quercia?

Gli esperti stimano un'età superiore ai mille anni, con alcune fonti che la indicano tra gli ottocento e i mille. Già alla fine del Settecento veniva descritta come 'maestosa rovina', segno che era già vetusta più di due secoli fa.

Le 'copie' della Major Oak ne prendono il posto?

Le giovani querce nate da ghiande e talee sono geneticamente identiche all'albero originale, ma serviranno secoli prima di raggiungere dimensioni comparabili. Sono distribuite in diversi paesi e custodite da enti di conservazione e privati.

Il caso del Sycamore Gap Tree è collegato?

Sono due alberi simbolo inglesi diversi: la Major Oak è morta per cause naturali aggravate da fattori umani, il Sycamore Gap Tree è stato abbattuto nel 2023 da due uomini poi condannati a 4 anni e 3 mesi di carcere. Entrambi sono entrati nella memoria collettiva attraverso la figura di Robin Hood, citata anche nel film del 1991 girato accanto al Sycamore Gap. La storia della Major Oak è un avvertimento concreto: gli alberi monumentali resistono a guerre, carestie e secoli di clima variabile, ma faticano davanti a una pressione costante. Quando un'icona naturale diventa anche un'icona turistica, conservazione e accessibilità devono procedere insieme, altrimenti uno schema sostiene il tronco mentre l'altro ne uccide le radici.

Pubblicato il: 29 giugno 2026 alle ore 06:23

Tamara Mancini

Articolo creato da

Tamara Mancini

Laureata in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito una laurea triennale in Storia e Relazioni Internazionali e una laurea magistrale in Islamistica e Mediazione Interculturale. È autrice, copywriter ed editor. La formazione umanistica ha contribuito a sviluppare il suo interesse per la scrittura, l’analisi dei testi e la divulgazione, competenze che oggi applica nel lavoro giornalistico e nella produzione di contenuti. Il suo percorso di studi si è concentrato sulle dinamiche culturali, sui processi migratori e sul dialogo tra società e religioni, con particolare attenzione alla comunicazione e alla mediazione. Da circa dieci anni lavora nel campo della scrittura professionale e dell’editoria digitale. Scrive su giornali e testate online occupandosi di informazione e approfondimento. Ha collaborato anche con realtà radiofoniche come speaker, occupandosi inoltre della produzione di contenuti per la programmazione. Nel tempo ha realizzato articoli e contenuti divulgativi destinati al web, collaborando con progetti editoriali e diverse realtà. Parallelamente si occupa di editing e revisione testi, affiancando redazioni e autori nella costruzione di contenuti solidi dal punto di vista editoriale. È autrice di un libro e appassionata di editoria, storia e divulgazione. Su EduNews24.it scrive articoli dedicati ad istruzione, formazione, cultura e cambiamenti sociali, con l’obiettivo di offrire strumenti utili per comprendere la realtà contemporanea.

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