Cinquecento anni fa, nel 1526, lo spagnolo Juan Luis Vives pubblicava a Bruges il De subventione pauperum, primo manifesto laico di un welfare municipale organizzato. Nel 2024, l'Italia ha speso il 28,34% del PIL in protezione sociale, una delle quote più alte d'Europa, ma 5,7 milioni di persone restano in povertà assoluta secondo le rilevazioni ISTAT del 14 ottobre 2025.
Vives, Erasmo e l'origine del welfare europeo
Luciano Sabolla, già pneumologo all'Istituto Villa Marelli di Milano, ha pubblicato per le Edizioni Itaca il terzo volume di All'origine della cura. Primum vivere. Assistenza e cura nella prima età moderna. Il libro ricostruisce come, nel primo Cinquecento, il sostegno ai poveri esca dalla sfera della sola elemosina caritativa e assuma i contorni di un dovere comunitario regolato dall'autorità pubblica.
Il pamphlet di Vives, amico di Thomas More e in sintonia con Erasmo da Rotterdam, riscuote un successo strepitoso in tutta Europa a partire dal 1526: indica censimento dei bisognosi, fondi pubblici per l'assistenza, lavoro obbligatorio per chi può, ricovero per i non autosufficienti. Vives elenca fra i compiti comunitari anche la diffusione dell'istruzione, lo stesso impulso che oggi anima iniziative come la Giornata internazionale della matematica dedicata ad arte e creatività. Sabolla mostra però anche l'altro volto del processo: il sorvegliare e punire foucaultiano che si insinua nelle pratiche dell'assistenza, condizionando per secoli il rapporto fra carità e potere pubblico.
Italia 2024: spesa al 28% del PIL, ma squilibrata sulle pensioni
Cinquecento anni dopo, il quadro è radicalmente diverso. La spesa pubblica per protezione sociale in Italia è salita al 28,34% del PIL nel 2024, dal 27,91% del 2023, secondo le stime Eurostat sulla spesa di protezione sociale pubblicate il 7 novembre 2025. È un livello più alto della media europea (27,3% del PIL), e fra i più elevati dell'Unione, dietro Finlandia (32,5%), Francia (31,9%) e Austria (31,8%).
Il dettaglio però pesa: il 59,9% della spesa italiana finisce in pensioni di vecchiaia e superstiti, la seconda quota più alta UE. Per usare la grammatica di Vives, la subventio senum sovrasta ampiamente la subventio pauperum. La crescita conferma lo squilibrio: nel 2024 la spesa sociale italiana è aumentata del 4,3% in valori nominali, contro il 6,9% medio europeo. Solo Grecia (+3,2%) e Svezia (+3,9%) hanno fatto meno, mentre Estonia (+19,5%), Croazia (+17,8%) e Romania (+17,5%) hanno spinto sui nuovi schemi assistenziali. Il welfare italiano resta ancorato alla protezione degli anziani, lasciando ai margini le coperture per i poveri non pensionati.
1,28 milioni di minori poveri: i numeri che Vives non riconoscerebbe
Il rovescio del welfare squilibrato sono i 5,7 milioni di persone in povertà assoluta nel 2024 (il 9,8% dei residenti) certificati dalle statistiche ISTAT sulla povertà in Italia 2024. Le famiglie in povertà assoluta sono 2,2 milioni (8,4%). Tra gli individui poveri, 1,28 milioni sono minori (il 13,8% dei minori residenti): il valore più elevato della serie storica dal 2014.
Il dato territoriale è netto: nel Mezzogiorno il 10,5% delle famiglie è in povertà assoluta, contro il 6,5% del Centro e il 7,9% del Nord-ovest. Nelle Isole l'incidenza individuale è passata dall'11,9% del 2023 al 13,4% del 2024, l'unico aumento statisticamente significativo dell'anno. Cittadinanza e lavoro scolpiscono ulteriormente lo squilibrio: tra le famiglie con persona di riferimento operaio l'incidenza è del 15,6%, contro il 2,9% di dirigenti, quadri e impiegati. Le famiglie composte da soli stranieri raggiungono il 35,2%, contro il 6,2% di quelle composte da soli italiani. Vives, nel 1526, individuava proprio nei lavoratori precari e negli immigrati di Bruges i destinatari del welfare municipale; cinque secoli dopo, in Italia, restano i gruppi più scoperti.
La lezione di Sabolla è duplice. La storia mostra che il welfare nasce dalla società civile prima dello Stato e si consolida quando il dovere comunitario diventa norma pubblica. Il 28,34% del PIL italiano racconta che la cura, oggi, è soprattutto previdenza: per i 1,28 milioni di minori in povertà e per le famiglie operaie del Sud il primum vivere che dà il titolo al volume di Sabolla deve ancora trovare risposta.
Domande frequenti
Qual è il contributo di Juan Luis Vives alla nascita del welfare europeo?
Juan Luis Vives, nel 1526, pubblicò il primo manifesto laico di welfare municipale organizzato, proponendo il censimento dei bisognosi, l'uso di fondi pubblici per l'assistenza, il lavoro obbligatorio per chi poteva lavorare e il ricovero per i non autosufficienti, segnando il passaggio dall'elemosina privata al dovere pubblico di assistenza.
Come si colloca la spesa italiana per la protezione sociale rispetto alla media europea?
Nel 2024 l'Italia ha destinato il 28,34% del PIL alla protezione sociale, una delle percentuali più alte d'Europa, superando la media UE del 27,3% e posizionandosi appena dietro a Finlandia, Francia e Austria.
Quali sono le principali criticità del welfare italiano secondo l'articolo?
La principale criticità è lo squilibrio della spesa, che si concentra quasi per il 60% sulle pensioni di vecchiaia e superstiti, lasciando meno risorse per la lotta alla povertà, in particolare tra minori, lavoratori precari e stranieri.
Qual è la situazione attuale della povertà in Italia secondo i dati ISTAT?
Nel 2024, 5,7 milioni di persone (9,8% dei residenti) vivono in povertà assoluta, tra cui 1,28 milioni di minori, con livelli particolarmente elevati nel Mezzogiorno e tra le famiglie straniere e operaie.
Quali gruppi sociali risultano più vulnerabili nel welfare italiano attuale?
I gruppi più vulnerabili sono i minori, le famiglie con persona di riferimento operaio, le famiglie composte da soli stranieri e le popolazioni del Mezzogiorno e delle Isole, che registrano le incidenze più alte di povertà assoluta.
Cosa insegna la storia del welfare analizzata da Sabolla?
La storia mostra che il welfare nasce dalla società civile e si consolida come norma pubblica; tuttavia, in Italia, la priorità data alla previdenza non ha ancora risolto il problema della povertà tra i gruppi più fragili, come i minori e le famiglie operaie del Sud.