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Concerti per tutti: se la musica è universale, perché il sottopalco è ancora un privilegio?
Cultura

Concerti per tutti: se la musica è universale, perché il sottopalco è ancora un privilegio?

Un'indagine su 100 festival italiani rivela che il 51% non ha una pagina dedicata all'accessibilità. La barriera più insidiosa non è fisica, ma digitale.

Sommario

Il paradosso dell'informazione assente

C'è un momento preciso in cui l'esclusione comincia, e non è quello che immaginiamo. Non è il gradino davanti all'ingresso, non è la folla che preme sotto il palco. È lo schermo di un computer o di uno smartphone, settimane prima dell'evento, quando una persona con disabilità cerca informazioni per organizzare la propria partecipazione a un festival e non trova nulla. Il report "Non c'è, non si trova, non esiste", realizzato dal gruppo di ricerca Lato A, Il lato Accessibile della musica dell'associazione Caratteri Cubitali, ha analizzato 100 festival musicali italiani svoltisi tra aprile e novembre 2025. Il quadro che ne emerge è sconfortante. Come spiegano Simone Riflesso e Giada Pierallini, rispettivamente presidente dell'associazione e coordinatrice del progetto, il punto di partenza è concreto: "La prima barriera non è il gradino o la folla, ma la mancanza di informazioni".

I numeri che fotografano l'esclusione

I dati parlano con una chiarezza che lascia poco spazio alle interpretazioni. Il 51% dei festival analizzati non presenta alcuna pagina dedicata all'accessibilità. Nel 49% dei casi le informazioni sono completamente assenti. Il 71% non fornisce un'email dedicata per richieste legate all'accessibilità, rendendo quasi impossibile ottenere risposte personalizzate. E poi ci sono i servizi di base: l'89% dei siti non segnala la presenza di bagni accessibili, il 75% non offre strumenti per orientarsi all'interno della location. Solo un festival su dieci dettaglia l'offerta alimentare indicando opzioni per allergie o diete particolari. Il 96% non comunica informazioni sui dispositivi medici, arrivando in alcuni casi a vietarne l'introduzione. Il paradosso più amaro? In molti casi pedane, parcheggi riservati e presidi medici esistono davvero, ma nessuno lo scrive sul sito. Chi ha bisogno di queste informazioni rinuncia prima ancora di provarci.

**Sotto il palco o nel recinto? La sfida per una visibilità  reale e integrata**

Uno dei punti più critici della musica dal vivo riguarda la  posizione delle pedane riservate. Troppo spesso, queste  strutture sono collocate a distanze siderali dal palco o in  angoli dove la visibilità è parziale, trasformando lo  spettatore in un osservatore lontano invece che in un  partecipante attivo. La progettazione universale dei luoghi  della musica dovrebbe puntare all'integrazione: non  "recinti" separati che creano un senso di emarginazione, ma  aree accessibili distribuite in diversi punti della location.  Sentire il calore della folla e poter guardare l'artista negli  occhi, senza avere davanti una selva di teste che copre tutto,  cambia radicalmente la percezione dell'evento. Un concerto  inclusivo è quello in cui le barriere fisiche si dissolvono  grazie a rampe ben integrate, pavimentazioni adatte anche  ai prati fangosi e una gestione degli spazi che permetta a  tutti di scegliere come e da dove godersi lo spettacolo,  proprio come accade per ogni altro fan.

**Sentire la musica oltre l’udito: l’innovazione  sensoriale ai grandi eventi  **

La rivoluzione dell'accessibilità nei concerti sta toccando  vette incredibili grazie alla tecnologia e alla sensibilità  verso le disabilità sensoriali e cognitive. Pensiamo all'uso  dei giubbotti vibranti (come i Subpac) che permettono alle  persone sorde di percepire le frequenze basse direttamente  sul corpo, trasformando il suono in una sensazione tattile  profonda e coinvolgente. O ancora, alla presenza di  interpreti LIS (Lingua dei Segni) che sul palco non si limitano a tradurre le parole, ma trasmettono l'energia e  l'enfasi della performance. Non meno importante è  l'attenzione alla neurodivergenza: la creazione di "quiet  rooms" o zone di decompressione acustica permette a chi  soffre di sovraccarico sensoriale di godersi il festival senza  il rischio di crisi d'ansia. Questi accorgimenti non sono  "extra", ma strumenti che rendono l'esperienza del live  un'opera d'arte totale, capace di vibrare attraverso canali  diversi e di accogliere ogni tipo di sensibilità umana sotto  lo stesso cielo di note.

Una questione di cultura, non solo di rampe

La musica dal vivo è celebrazione collettiva per definizione. Eppure, per una parte significativa della popolazione italiana, l'accesso a questa esperienza resta un percorso a ostacoli che inizia molto prima di varcare i cancelli. Il report di Lato A fotografa un problema sistemico: non si tratta di singole mancanze, ma di un'intera filiera comunicativa che ignora le esigenze di chi vive con una disabilità. Le soluzioni non richiedono investimenti colossali. Basterebbero una pagina web dedicata, un contatto email specifico, informazioni chiare su servizi igienici e percorsi, un linguaggio rispettoso e aggiornato. Il tema dell'accessibilità culturale si intreccia con le politiche di inclusione più ampie, come quelle promosse attraverso le Carte Cultura del Ministero. Se la musica è davvero universale, il sottopalco non può restare un privilegio riservato a chi non ha bisogno di pianificare ogni singolo dettaglio della propria presenza.

Pubblicato il: 20 marzo 2026 alle ore 09:20

Domande frequenti

Qual è la principale barriera per le persone con disabilità nell'accesso ai concerti?

La principale barriera non è fisica ma informativa: la mancanza di informazioni chiare e accessibili sui siti dei festival rende difficile per le persone con disabilità organizzare la partecipazione agli eventi.

Quali sono i dati più significativi sull'accessibilità dei festival musicali in Italia?

Il 51% dei festival non ha una pagina dedicata all'accessibilità, il 71% non offre un'email di contatto specifica e l'89% non segnala la presenza di bagni accessibili. Solo un festival su dieci specifica opzioni alimentari per allergie o diete particolari.

Perché la posizione delle pedane riservate può essere un problema durante i concerti?

Le pedane riservate sono spesso collocate lontano dal palco o in posizioni con visibilità limitata, trasformando le persone con disabilità in spettatori marginali anziché partecipanti attivi all’evento.

Quali innovazioni stanno migliorando l’accessibilità sensoriale ai concerti?

L’uso di giubbotti vibranti per percepire le frequenze, la presenza di interpreti LIS sul palco e la creazione di quiet rooms per chi soffre di sovraccarico sensoriale sono tra le principali innovazioni che rendono l’esperienza più inclusiva.

Cosa si può fare per rendere i concerti più accessibili senza grandi investimenti?

Basterebbero una pagina web dedicata, un contatto email specifico e informazioni dettagliate su servizi e percorsi accessibili, oltre a un linguaggio rispettoso e aggiornato, per migliorare significativamente l’accessibilità degli eventi musicali.

Simona Alba

Articolo creato da

Simona Alba

Giornalista Pubblicista Simona Alba è una professionista dell’editoria, giornalista ed esperta in comunicazione con una solida specializzazione nella gestione di processi culturali e innovazione digitale. Laureata in Progettazione e gestione di eventi e imprese culturali a Firenze, ha proseguito il suo percorso accademico a Roma, presso l’Università La Sapienza, dove ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, focalizzandosi sull'analisi del panorama informativo contemporaneo e sul giornalismo d’inchiesta. Attualmente redattrice presso Edunews24, dove sviluppa contenuti focalizzati su istruzione, formazione, ricerca e nuove tecnologie. Nella sua attività professionale, coniuga il rigore dell'approfondimento giornalistico con le più avanzate strategie di analisi SEO e dinamiche del web, con l'obiettivo di rendere la divulgazione scientifica e culturale uno strumento accessibile per lo sviluppo dello spirito critico. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza all'interno di redazioni giornalistiche, distinguendosi per la capacità di interpretare la cultura come motore di cambiamento sociale e organizzativo.

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