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Primo Levi e l'Università di Torino: cosa la campagna non racconta
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Primo Levi e l'Università di Torino: cosa la campagna non racconta

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Tra il 1937 e il 1947 la campagna UniTo comprime leggi razziali, dicitura 'di razza ebraica' sul diploma e deportazione ad Auschwitz.

L'Università di Torino rimuoverà i manifesti pubblicitari con il volto di Primo Levi affissi in città nelle scorse settimane. Lo slogan 'Matricola nel 1937. Se questo è un uomo nel 1947. Anche la tua storia inizia qui' comprime in due date dieci anni che includono le leggi razziali, una laurea con la dicitura 'di razza ebraica' e la deportazione ad Auschwitz. L'ateneo parla di 'revisione', lo studio che ha curato la campagna di 'rispetto'.

La campagna contestata

La campagna serve a promuovere le immatricolazioni al nuovo anno accademico. Insieme allo scrittore i manifesti mostrano Umberto Eco e Rita Levi Montalcini come ex studenti illustri, con il claim 'abbiamo unito passato, presente e futuro'. Sul cartellone dedicato all'autore di Se questo è un uomo compaiono la foto, le due date e l'invito rivolto agli aspiranti studenti.

Il Coordinamento UniTo, organizzazione di studenti e lavoratori dell'ateneo, ha pubblicato il 21 giugno 2026 un comunicato in cui chiede il ritiro immediato dei manifesti e definisce la campagna 'uno scivolone di immagine che ha pochi precedenti'. La critica colpisce due punti precisi: l'accostamento tra il percorso universitario e un libro che racconta Auschwitz, e l'uso della parola matricola, che nei campi di concentramento indicava il numero tatuato sui prigionieri.

Pasquale Cimaroli, titolare dello studio CPalquadrato che ha realizzato i manifesti, ha difeso il lavoro come 'operazione con uno spirito nobile' e ha annunciato il ritiro 'come forma di rispetto nei confronti di chi ha un parere diverso', non come ammissione di errore. La rettrice Cristina Prandi non ha rilasciato dichiarazioni.

I dieci anni che lo slogan cancella

Tra le due date dello slogan si concentra l'esperienza che ha reso Levi uno scrittore. Si iscrive a chimica nel 1937, un anno prima delle leggi razziali del novembre 1938. Continua gli studi perché la normativa permise a chi era già immatricolato di completare il percorso, ma con vincoli concreti: secondo la voce biografica della Treccani dedicata a Primo Levi/), dovette ripiegare su una tesi compilativa anziché sperimentale perché diversi docenti rifiutarono di seguire studenti ebrei.

Si laurea in chimica nel luglio 1941 con il massimo dei voti e la lode. Il diploma riporta però la dicitura 'di razza ebraica'. È la stessa università che oggi usa la sua biografia per una campagna pubblicitaria a non avergli rilasciato all'epoca un titolo libero da discriminazione amministrativa.

Tra la laurea del 1941 e il libro del 1947 ci sono la cattura sulle montagne valdostane nel dicembre 1943, l'internamento nel campo di Fossoli, la deportazione ad Auschwitz nel febbraio 1944 con il numero 174517 tatuato sul braccio, la liberazione nel gennaio 1945 e nove mesi di rientro attraverso Polonia, Bielorussia, Ucraina, Romania e Ungheria. Se questo è un uomo nasce da quei nove mesi e dai primi due anni di silenzio italiano sul ritorno dei deportati.

Quando il marketing accademico semplifica la storia

Il caso arriva mentre molti atenei italiani investono in campagne d'immagine per fermare il calo delle immatricolazioni. Usare biografie di ex studenti illustri è una scelta ricorrente, ma non tutte le storie reggono il formato dello slogan. La vita dello scrittore resta documentata in ogni passaggio amministrativo, dalla matricola del 1937 al diploma con dicitura razziale, e proprio per questo non si lascia tagliare in due numeri senza che il vuoto in mezzo diventi visibile.

Il Coordinamento UniTo ha chiesto, oltre al ritiro, una riflessione pubblica sulla memoria e sul ruolo dell'ateneo nella ricostruzione del dopoguerra: le cattedre sospese ai docenti ebrei dopo il 1938 non furono tutte ripristinate al loro titolare originario dopo il 1945. È un dossier che fino a oggi UniTo ha trattato in convegni storici e mostre, non in una campagna marketing rivolta alle future matricole.

L'ateneo ha annunciato una 'revisione' senza specificarne perimetro e tempi. Lo studio CPalquadrato si occuperà del ritiro fisico dei manifesti. Resta da definire se i cartelloni dedicati a Eco e a Rita Levi Montalcini saranno toccati o se la revisione riguarderà solo il pannello dello scrittore.

Domande frequenti

Perché la campagna pubblicitaria dell'Università di Torino con Primo Levi è stata ritirata?

La campagna è stata ritirata a seguito delle critiche ricevute per aver semplificato eccessivamente la biografia di Primo Levi, accostando il suo percorso universitario a eventi traumatici come la deportazione ad Auschwitz e l'utilizzo improprio del termine 'matricola'.

Quali sono state le principali critiche mosse alla campagna?

Le critiche principali riguardano l'accostamento tra la carriera accademica di Levi e il suo libro su Auschwitz, oltre all'uso del termine 'matricola', che nei campi di concentramento indicava il numero tatuato sui prigionieri, scatenando un problema di sensibilità e rispetto storico.

Cosa è successo a Primo Levi durante gli anni tra il 1937 e il 1947?

In questo periodo Levi si iscrisse all'università, affrontò le leggi razziali, conseguì la laurea con la dicitura 'di razza ebraica', fu deportato ad Auschwitz e, dopo la liberazione, scrisse 'Se questo è un uomo'.

Come ha risposto l’Università di Torino alle polemiche?

L’Università di Torino ha annunciato una 'revisione' della campagna pubblicitaria e il ritiro dei manifesti, ma non ha ancora specificato i dettagli o i tempi della revisione.

La revisione della campagna riguarderà anche i manifesti dedicati ad altri ex studenti come Umberto Eco e Rita Levi Montalcini?

Al momento non è chiaro se la revisione coinvolgerà anche i cartelloni dedicati a Umberto Eco e Rita Levi Montalcini, oppure solo quello dedicato a Primo Levi.

Quali riflessioni ha sollevato il Coordinamento UniTo sulla memoria storica dell’ateneo?

Il Coordinamento UniTo ha chiesto una riflessione pubblica sul ruolo dell’università nella ricostruzione post-bellica e sulla memoria delle discriminazioni subite dagli studenti e docenti ebrei, sottolineando che molte cattedre sospese dopo il 1938 non furono ripristinate ai titolari originari nel dopoguerra.

Pubblicato il: 26 giugno 2026 alle ore 13:14

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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