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Limite del 20% sui voti A ad Harvard dal 2027: come funziona davvero
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Limite del 20% sui voti A ad Harvard dal 2027: come funziona davvero

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Harvard limita i voti A al 20% per corso dal 2027. Come funziona la riforma, perché arriva e cosa significa per chi guarda all'università italiana.

Indice: In breve | Come funziona il nuovo sistema passo per passo | Inflazione dei voti: i numeri che hanno spinto Harvard | Il precedente di Princeton: dieci anni di esperimento | E in Italia? Il voto medio di laurea cresce ancora | Errori comuni nell'interpretare la riforma | Domande frequenti

In breve

  • Da autunno 2027 ad Harvard i voti A non potranno superare il 20% degli iscritti per corso, con un margine di 4 valutazioni in più nelle classi piccole.
  • La facoltà ha approvato la riforma il 20 maggio 2026 con 458 voti favorevoli e 201 contrari.
  • Nel 2024-2025 il 66% degli studenti ha ottenuto una A e l'84% una A o A-: la riforma vuole riportare la A al significato di eccellenza dichiarato dal regolamento.
  • L'85% degli studenti consultati a febbraio si è dichiarato contrario al tetto.
  • Princeton aveva provato la stessa strada nel 2004 e l'ha abolita nel 2014: è la pietra di paragone più discussa.

Come funziona il nuovo sistema passo per passo

  1. Da settembre 2027 ogni corso di laurea con valutazione numerica può assegnare la A al massimo al 20% degli iscritti.
  2. Nelle classi meno numerose il docente può aggiungere fino a 4 A oltre il tetto, per non penalizzare i gruppi piccoli.
  3. Il voto A- resta fuori dal tetto e continua a essere assegnato senza vincoli percentuali.
  4. Le borse di merito e i premi interni del College vengono calcolati sul percentile medio dello studente, non più sul GPA tradizionale.
  5. La riforma sarà sottoposta a revisione al termine di tre anni accademici, quindi entro la sessione 2030.

Inflazione dei voti: i numeri che hanno spinto Harvard

I dati raccolti dall'Office of Undergraduate Education raccontano la traiettoria che ha spinto la facoltà ad agire. Le A in corso erano il 24% nel 2005, sono salite al 40,3% nel 2015 e hanno toccato il 60,2% negli anni più recenti. Nel solo anno accademico 2024-2025 il 66% degli studenti ha ricevuto almeno una A e l'84% una A o una A-. Il rapporto interno presentato ai docenti parla di un sistema che non riesce più ad assolvere alla funzione di distinguere i risultati: una soglia ricorrente, secondo la commissione che ha proposto la misura, finisce per coincidere con la media e non con l'eccellenza. Il Report on Grading dell'Office of Undergraduate Education di Harvard raccoglie le dieci raccomandazioni da cui è nato il tetto del 20%.

Il precedente di Princeton: dieci anni di esperimento

La memoria istituzionale di una decisione simile esiste già. Nel 2004 Princeton aveva approvato un tetto del 35% di A nei corsi e del 55% nei lavori indipendenti dei senior. Dieci anni dopo la facoltà ha ritirato la misura, motivando la scelta con il livello di stress segnalato dagli studenti e con la difficoltà di comunicare la regola fuori dal campus. I dati raccolti durante l'esperimento mostrano che la quota di A è scesa dal 47% del periodo 2001-2004 al 41,8% del 2010-2013. Il comitato che ha valutato la riforma ha concluso che il calo non ha penalizzato l'ammissione a graduate school, scuole professionali o programmi di ricerca. Harvard parte da numeri più alti e da un tetto più stringente, ma osserva con attenzione il dossier di Princeton per evitare gli stessi effetti collaterali.

E in Italia? Il voto medio di laurea cresce ancora

L'inflazione dei voti non è una specificità americana. Secondo i dati AlmaLaurea sui voti medi di laurea il voto medio complessivo dei laureati italiani nel 2024 è 103,8 su 110, in crescita di 1,6 punti rispetto al 102,2 del 2014. La distribuzione mostra differenze marcate: la triennale chiude in media a 100,9/110, la magistrale biennale a 107,6/110 con circa il 27% di lodi, la magistrale a ciclo unico a 106,4/110. La curva ascendente, accelerata tra il 2021 e il 2022, riapre nelle commissioni italiane lo stesso interrogativo posto ad Harvard: quando un voto medio si avvicina al massimo, il sistema continua a distinguere il merito o appiattisce le carriere? In Italia non è in discussione un tetto numerico per ateneo, ma il dibattito sulla coerenza tra valutazione interna e selezione esterna è già aperto.

Errori comuni nell'interpretare la riforma

Confondere il tetto del 20% con una quota globale di ateneo: la regola si applica al singolo corso, non alla somma degli studenti iscritti ad Harvard. Un anno accademico può chiudere con molte più A complessive del 20%, a seconda della numerosità dei corsi.

Pensare che la A- diventi più rara: la riforma lascia la A- fuori dal limite. Chi resta appena sotto la soglia continua a ricevere un voto alto, anche se l'etichetta cambia.

Equiparare la riforma alla curva gaussiana: la curva forzata distribuisce i voti su tutta la scala, mentre il tetto del 20% riguarda solo la fascia massima. Le altre valutazioni restano governate dal docente.

Dare per scontato un calo immediato della media: l'effetto sui GPA si vedrà solo dopo i primi semestri di applicazione e sarà letto in parallelo al nuovo calcolo per percentile, che sostituisce la media tradizionale nelle premiazioni interne.

Domande frequenti

Quando entra in vigore il tetto sui voti A ad Harvard?

Il limite parte dal semestre autunnale 2027. I corsi del 2025-2026 e del 2026-2027 continuano a usare il sistema in vigore oggi, senza vincoli percentuali sulle A.

Il limite vale anche per i corsi di specializzazione?

No. La riforma riguarda i corsi di laurea con valutazione numerica del College, cioè il livello undergraduate. Le scuole professionali e di specializzazione mantengono le proprie regole di valutazione.

Cosa cambia per chi vuole candidarsi da un'università italiana ad Harvard?

Il processo di ammissione resta basato sui titoli del paese di provenienza, non sui voti interni di Harvard. Cambia però il significato di una A nel transcript dei futuri laureati di Harvard, e di conseguenza il modo in cui datori di lavoro e graduate school useranno quel dato per il confronto.

Perché la maggior parte degli studenti è contraria?

Il sondaggio promosso a febbraio dall'Harvard Undergraduate Association segnala timori sul clima competitivo e sulla salute mentale. Una parte dei docenti ribatte che è proprio l'inflazione attuale a generare stress, perché trasforma qualunque voto sotto la A in una percezione di fallimento. Intanto cresce anche il dibattito su un altro tema collegato: troppi test in università e rischio burnout crescente tra gli studenti. La stretta di Harvard non riscrive le regole degli atenei italiani, ma porta sul tavolo una domanda che riguarda anche chi studia o insegna in Italia: a quale soglia un voto smette di certificare il merito e inizia a documentare la media. Per chi orienta una scelta universitaria o costruisce un curriculum nei prossimi due anni, è il momento di leggere ogni transcript per quello che dice davvero, non per il colore della lettera in alto a destra.

Pubblicato il: 1 giugno 2026 alle ore 05:58

Tamara Mancini

Articolo creato da

Tamara Mancini

Laureata in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito una laurea triennale in Storia e Relazioni Internazionali e una laurea magistrale in Islamistica e Mediazione Interculturale. È autrice, copywriter ed editor. La formazione umanistica ha contribuito a sviluppare il suo interesse per la scrittura, l’analisi dei testi e la divulgazione, competenze che oggi applica nel lavoro giornalistico e nella produzione di contenuti. Il suo percorso di studi si è concentrato sulle dinamiche culturali, sui processi migratori e sul dialogo tra società e religioni, con particolare attenzione alla comunicazione e alla mediazione. Da circa dieci anni lavora nel campo della scrittura professionale e dell’editoria digitale. Scrive su giornali e testate online occupandosi di informazione e approfondimento. Ha collaborato anche con realtà radiofoniche come speaker, occupandosi inoltre della produzione di contenuti per la programmazione. Nel tempo ha realizzato articoli e contenuti divulgativi destinati al web, collaborando con progetti editoriali e diverse realtà. Parallelamente si occupa di editing e revisione testi, affiancando redazioni e autori nella costruzione di contenuti solidi dal punto di vista editoriale. È autrice di un libro e appassionata di editoria, storia e divulgazione. Su EduNews24.it scrive articoli dedicati ad istruzione, formazione, cultura e cambiamenti sociali, con l’obiettivo di offrire strumenti utili per comprendere la realtà contemporanea.

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