Indice: In breve | Cosa dice lo studio Brookings | I quattro flussi del saldo negativo | Le destinazioni preferite di chi parte | Cosa cambia per l'economia statunitense | Errori comuni nell'interpretare i dati | Domande frequenti
Per la prima volta in almeno cinquant'anni gli Stati Uniti registrano una migrazione netta negativa. Lo certifica una ricerca della Brookings Institution pubblicata nel gennaio 2026, che stima un saldo compreso tra meno 10.000 e meno 295.000 persone nel corso del 2025. L'emigrazione dagli Usa nel 2025 riguarda lavoratori qualificati, famiglie e cittadini stranieri rientrati nei Paesi d'origine, con un effetto misurabile su consumi e mercato del lavoro.
In breve
- Saldo migratorio Usa 2025 stimato tra -10.000 e -295.000 (Brookings)
- Circa 180.000 cittadini americani hanno lasciato il Paese, il numero più alto da decenni
- Le rinunce alla cittadinanza statunitense sono raddoppiate sull'anno (+102%)
- Gli arrivi turistici internazionali scendono del 5,5% sul 2024 secondo i dati NTTO ufficiali
- L'impatto stimato sui consumi è tra 40 e 60 miliardi di dollari nel solo 2025
Cosa dice lo studio Brookings
Lo studio è firmato da Wendy Edelberg e Tara Watson della Brookings Institution insieme a Stan Veuger dell'American Enterprise Institute. Il saldo tra ingressi e uscite è calcolato a partire dai dati di Customs and Border Protection, USCIS e Department of Homeland Security. Il risultato è un dato senza precedenti recenti: per la prima volta dagli anni Settanta più persone hanno lasciato il territorio statunitense di quante ne siano entrate.
Il segno meno deriva da due dinamiche distinte. La prima è il crollo degli ingressi legali: i visti temporanei sono scesi sotto i due milioni, i rifugiati ammessi sono stimati tra 7.600 e 12.000 (contro le decine di migliaia degli anni precedenti) e le green card rilasciate all'estero oscillano tra 560.000 e 575.000. La seconda è l'aumento delle partenze: ai rimpatri ordinari, oltre 310.000, si sommano tra 210.000 e 405.000 partenze volontarie sopra la media.
Per la Ricerca Brookings sulle implicazioni macroeconomiche dei flussi migratori 2025-2026, il risultato è netto e quantificabile: una perdita di forza lavoro che si traduce in meno consumi, meno crescita e una pressione inedita sui settori a maggiore intensità di manodopera straniera.
I quattro flussi del saldo negativo
- Calo degli ingressi legali: visti temporanei e green card rilasciate all'estero sono diminuiti sensibilmente nel 2025, anche per la sospensione di gran parte dei programmi umanitari e di rifugio.
- Aumento dei rimpatri: tra 310.000 e 315.000 persone sono state rimpatriate, in crescita rispetto al biennio precedente per effetto del rafforzamento delle attività di enforcement.
- Partenze volontarie sopra la norma: la stima Brookings le colloca tra 210.000 e 405.000 unità, riconducibili a un mix di paura delle nuove regole, scadenza di permessi temporanei e perdita di status protetti.
- Emigrazione di cittadini americani: circa 180.000 statunitensi hanno cambiato residenza nel 2025, la cifra più alta da decenni secondo i dati di ingresso raccolti dai Paesi di destinazione.
Le destinazioni preferite di chi parte
Gli americani che lasciano gli Stati Uniti privilegiano Europa, America Latina e Sud-est asiatico. I registri di residenza dei Paesi di destinazione raccontano una storia coerente: in Irlanda gli arrivi dagli Usa nel 2025 sono raddoppiati rispetto al 2024, superando le 10.000 unità; in Germania il numero di cittadini Usa che si trasferiscono supera per la prima volta quello dei tedeschi diretti negli Stati Uniti.
A pesare sulla scelta sono i costi della vita, l'accesso a sanità e istruzione pubbliche e in alcuni casi questioni politiche o di sicurezza, in un clima interno segnato anche dalla crescita di movimenti di protesta come No Kings contro la polarizzazione politica e il rafforzamento dell'esecutivo.
Tra le mete più frequenti compaiono Portogallo, Spagna, Messico e Thailandia: Paesi che offrono visti per lavoratori a distanza o per pensionati e una fiscalità più favorevole rispetto al regime statunitense di tassazione mondiale.
Le rinunce alla cittadinanza, pubblicate trimestralmente nel Federal Register, sono raddoppiate sull'anno precedente. Un segnale forte, anche se in termini assoluti riguarda alcune migliaia di persone su una popolazione di 340 milioni: l'indicatore più robusto del fenomeno resta il dato di residenza, non quello di passaporto.
Cosa cambia per l'economia statunitense
L'effetto economico più immediato si vede sui consumi. Brookings stima che la spesa delle famiglie si riduca tra 40 e 60 miliardi di dollari nel 2025 e tra 10 e 40 miliardi nel 2026 rispetto allo scenario base. La perdita si concentra nei settori che dipendono da una popolazione in crescita: edilizia residenziale, distribuzione, ristorazione, servizi alla persona, agricoltura.
Si aggiunge l'impatto sul turismo. Secondo il National Travel and Tourism Office del Dipartimento del Commercio Usa, nel 2025 gli arrivi internazionali sono scesi del 5,5% sul 2024, attestandosi a 68,3 milioni: l'86% del livello pre-pandemia. Il calo si traduce in oltre 8 miliardi di dollari di spesa in meno per hotel, ristorazione e trasporti, con punte ben più alte tra i visitatori canadesi.
Errori comuni nell'interpretare i dati
Confondere migrazione netta e fuga di cittadini: il saldo negativo Brookings dipende soprattutto dal crollo degli ingressi e dall'aumento dei rimpatri. L'esodo di cittadini americani cresce, ma resta una quota minoritaria rispetto al totale.
Attribuire tutto all'effetto Trump: l'inasprimento delle politiche migratorie è una componente significativa, ma non l'unica. Pesano anche fattori strutturali come l'aumento del costo della vita nelle metropoli, il dollaro forte e le scelte di mobilità di una forza lavoro qualificata e remote-ready.
Sopravvalutare le rinunce alla cittadinanza: il +102% sull'anno è significativo in termini relativi, ma in numeri assoluti restano poche migliaia di persone. Il vero indicatore del fenomeno è la residenza effettiva, non il passaporto.
Trattare il dato come definitivo: il range Brookings (-10.000 / -295.000) è ampio e segnala margini di incertezza elevati. I valori potranno essere rivisti quando saranno disponibili dati più completi dal censimento Usa e dall'Internal Revenue Service.
Domande frequenti
La migrazione netta è davvero negativa per la prima volta in 50 anni?
Sì, secondo la stima Brookings pubblicata nel gennaio 2026 è la prima volta dagli anni Settanta. Il risultato è una stima con un range ampio, ma la direzione è confermata da fonti indipendenti come il Pew Research Center e dall'andamento delle pratiche di Customs and Border Protection.
Quanti americani hanno lasciato gli Stati Uniti nel 2025?
Gli statunitensi che si sono trasferiti all'estero nel 2025 sono stimati intorno a 180.000, il numero più alto da decenni. È una quota minoritaria rispetto ai 340 milioni di residenti, ma rilevante per le destinazioni che li accolgono e per la composizione anagrafica delle aree urbane più colpite.
Dove vanno gli americani che emigrano?
Le mete principali sono Messico, Portogallo, Spagna, Irlanda, Germania e Sud-est asiatico. Pesano i costi della vita più bassi, l'accesso alla sanità pubblica, i visti per lavoratori a distanza e la possibilità di mantenere uno standard simile a quello americano con una spesa familiare inferiore.
Perché il turismo verso gli Usa è in calo?
L'ufficio statistico federale NTTO indica un calo del 5,5% nel 2025 sul 2024, con punte molto più marcate per i visitatori canadesi. Le cause segnalate da analisti e operatori sono il clima politico, le tensioni commerciali, i controlli più rigidi alle frontiere e un dollaro relativamente forte rispetto alle valute dei principali mercati di origine.
Quanto pesa questa dinamica sull'economia statunitense?
Brookings stima una riduzione della spesa al consumo tra 40 e 60 miliardi di dollari nel 2025 e tra 10 e 40 miliardi nel 2026. Si aggiungono oltre 8 miliardi di dollari in meno per il turismo. L'impatto si concentra nei settori labor-intensive e nelle aree metropolitane storicamente attrattive per gli immigrati. I dati Brookings vanno letti come una fotografia provvisoria, con un range stimato ampio che il prossimo aggiornamento del censimento dovrebbe restringere. Quel che è certo è che dopo cinquant'anni di crescita continua della popolazione legata all'immigrazione, gli Stati Uniti registrano un'inversione di tendenza che incide su consumi, mercato del lavoro e percezione internazionale del Paese.