La Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari (Cnupp) e l'Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario (Andisu) hanno firmato il 29 maggio 2026 a Sassari un protocollo d'intesa per il sostegno agli studenti detenuti iscritti agli atenei italiani. L'accordo è stato siglato nella sede dell'Ersu di Sassari, in occasione dell'assemblea nazionale della Cnupp, che ogni anno riunisce i delegati dei rettori coinvolti nei percorsi accademici dietro le sbarre.
L'intesa arriva in una fase di crescita dell'università in carcere e punta a strutturare la collaborazione tra atenei ed enti regionali che gestiscono borse di studio, alloggi, ristorazione e tutorato. Il quadro normativo richiamato dalle parti è quello degli articoli 3, 27 e 34 della Costituzione, che impegnano la Repubblica a rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona, a riconoscere al condannato un percorso rieducativo e a garantire ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, l'accesso ai gradi più alti dell'istruzione.
Numeri e composizione della rete
L'università in carcere coinvolge oggi 1.978 studenti detenuti iscritti a un corso di laurea in Italia, distribuiti in 55 atenei e seguiti da circa 900 persone fra docenti, tutor e personale amministrativo, secondo i dati diffusi dalla Cnupp. Le detenute universitarie sono 104, quasi il doppio rispetto all'anno precedente, e rappresentano il 3,5% della popolazione femminile in carcere. Gli ambiti più scelti restano Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione, con circa il 25% degli iscritti, seguiti dall'area giuridica al 13%. La crescita della componente femminile è uno degli elementi che la Conferenza indica come prioritari da accompagnare con servizi dedicati, dalla didattica a distanza al supporto psicologico nelle case di reclusione.
Cosa prevede il protocollo
Il testo impegna Cnupp e Andisu a promuovere sinergie, buone pratiche e progetti condivisi per facilitare l'esercizio del diritto allo studio universitario delle persone detenute e di chi è sottoposto ad altre misure dell'autorità giudiziaria. Tra le linee di lavoro figurano il raccordo dei servizi degli enti regionali per il diritto allo studio con i Poli universitari penitenziari, una rete più stabile di tutorato in cella, l'estensione delle borse di studio e azioni mirate per le studentesse. Sul piano dei risultati, la Cnupp segnala che fra i detenuti che intraprendono un percorso universitario il rischio di recidiva risulta ridotto del 70%.
Il presidente della Cnupp, Giancarlo Monina, ha richiamato il valore aggiunto del mondo accademico all'interno del sistema penitenziario. Il presidente dell'Andisu, Emilio Di Marzio, ha descritto l'intesa come un modo per restituire centralità a chi, pur vivendo una condizione di privazione della libertà, sceglie di affidarsi allo studio. I passaggi attuativi del protocollo sono attesi nei mesi successivi all'assemblea, in raccordo con gli enti regionali per il diritto allo studio universitario e con le direzioni delle case di reclusione che ospitano i poli.
Domande frequenti
Qual è l'obiettivo principale dell'intesa tra Cnupp e Andisu?
L'obiettivo principale dell'intesa è sostenere gli studenti detenuti iscritti agli atenei italiani, strutturando la collaborazione tra università ed enti regionali per facilitare l'accesso a borse di studio, alloggi, ristorazione e tutorato.
Quanti sono attualmente gli studenti detenuti iscritti all'università in Italia?
Secondo i dati diffusi dalla Cnupp, sono 1.978 gli studenti detenuti iscritti a corsi di laurea in Italia, distribuiti in 55 atenei e seguiti da circa 900 persone tra docenti, tutor e personale amministrativo.
Quali sono gli ambiti di studio più scelti dagli studenti detenuti?
Gli ambiti più scelti sono Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione, che rappresentano circa il 25% degli iscritti, seguiti dall'area giuridica con il 13%.
Che impatto ha il percorso universitario sulla recidiva dei detenuti?
La Cnupp segnala che tra i detenuti che intraprendono un percorso universitario il rischio di recidiva è ridotto del 70%.
Quali servizi specifici sono previsti per le studentesse detenute?
Per le studentesse detenute sono previsti servizi dedicati come la didattica a distanza e il supporto psicologico nelle case di reclusione, considerando la crescita significativa della componente femminile.
Quando sono previsti i primi passi attuativi del protocollo?
I primi passaggi attuativi del protocollo sono previsti nei mesi successivi all'assemblea, in collaborazione con gli enti regionali per il diritto allo studio e le direzioni delle case di reclusione.