Il 20% delle tesi magistrali recenti nei Paesi Bassi è stato scritto in gran parte da un chatbot. Il dato arriva da un'indagine di RTL Nieuws che ha analizzato centinaia di elaborati di 12 università olandesi con lo strumento di rilevazione Pangram: nel 6% dei casi la tesi è quasi interamente generata dall'IA, nel 14% più della metà del testo è artificiale. Solo il 41% dei lavori non contiene alcun testo riconducibile a un modello generativo.
Un numero che l'Italia non ha
La ministra olandese dell'Istruzione Rianne Letschert ha parlato di frode e ha chiesto agli atenei di intervenire con sanzioni. Universiteiten van Nederland, la conferenza dei rettori dei Paesi Bassi, ha subito frenato: la sola percentuale di un detector non basta per accusare uno studente di cattiva condotta accademica.
Resta un elemento che manca al dibattito italiano: nessuna istituzione ha mai scansionato un campione rappresentativo di tesi italiane con una metodologia equivalente. Non lo ha fatto l'ANVUR, che valuta la qualità della ricerca ma non il contenuto delle discussioni di laurea. Non lo ha fatto la CRUI, che fornisce indirizzi politici agli atenei associati senza coordinare controlli puntuali. Il risultato è che si parla da due anni di studenti che usano ChatGPT per la tesi senza avere un numero di riferimento su cui costruire una risposta.
Oltre il 76% degli atenei ha linee guida, zero verifiche a tappeto
La Conferenza dei Rettori stima che più di tre quarti delle università italiane abbiano adottato indirizzi interni sull'uso dell'intelligenza artificiale generativa. Unimore ha approvato le proprie linee guida il 1° agosto 2026: lo studente può usare ChatGPT o Gemini per preparare la tesi, ma deve ottenere l'autorizzazione scritta del relatore e dichiarare in modo analitico in quale misura e per quali finalità ha fatto ricorso a questi strumenti.
Il documento sulle linee guida IA dell'Università di Pavia stabilisce principi analoghi: responsabilità personale di chi usa lo strumento, obbligo di sorveglianza umana sui risultati, divieto di inserire dati personali, materiali riservati o progetti di ricerca inediti in piattaforme non autorizzate. Ogni ateneo definisce però in autonomia il perimetro del consentito, i modelli di dichiarazione e il peso che un'eventuale violazione ha nel giudizio finale.
L'AI Act impone la trasparenza, non la misurazione
Il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale è pienamente applicabile dal 2 agosto 2026. L'articolo 50 obbliga i fornitori di sistemi di IA generativa a marcare in formato leggibile da macchina i contenuti prodotti, e chi diffonde testi generati o manipolati dall'IA a renderlo noto quando il contenuto riguarda l'informazione del pubblico.
Nessun passaggio della norma impone agli atenei un controllo sistematico sulle tesi discusse. L'adempimento di trasparenza ricade sullo studente, sotto forma di dichiarazione in appendice all'elaborato; la vigilanza resta affidata al rapporto tra candidato e relatore. In Olanda questo stesso schema ha prodotto il 20% di cui si discute oggi.
Il problema del detector
Lo studio olandese poggia su Pangram, che dichiara un tasso di falsi positivi di circa uno su diecimila sugli elaborati accademici. Prove indipendenti raccontano una storia più sfumata: un passaggio di circa 2.000 parole dell'enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, scritto nel 2026 ma lontano dallo stile dei modelli commerciali, è stato classificato al 46% come generato da intelligenza artificiale.
Nel 2026 alcuni paper presentati a NeurIPS, analizzati dal sistema con le finestre di 250-350 parole scelte di default, hanno restituito il 28% dei contributi al 100% artificiale. Un numero aggregato come il 20% olandese ha un senso statistico, ma non autorizza accuse individuali: la stessa Universiteiten van Nederland ricorda che il punteggio di un detector non è una prova di colpevolezza.
Cosa cambia per studenti e commissioni
Lo studente che discute una tesi in Italia tra ottobre e dicembre 2026 lavora dentro un quadro frammentato. Deve conoscere il regolamento del proprio ateneo, dichiarare in modo esplicito ogni uso di ChatGPT, Gemini o Claude, e tenere una traccia del processo con prompt, versioni intermedie e fonti consultate in caso di contestazione in sede di discussione.
La commissione di laurea, dal canto suo, non ha un protocollo nazionale. Può chiedere al candidato di spiegare oralmente passaggi specifici dell'elaborato, confrontare lo stile con precedenti lavori prodotti durante il corso di studi, oppure ricorrere a software di rilevazione sapendo che l'output è una probabilità statistica. In mancanza di un dato nazionale paragonabile a quello olandese, il margine di valutazione resta tutto locale.
La discussione aperta nei Paesi Bassi arriva prima di una scelta che in Italia è stata rimandata: raccogliere un dato nazionale o continuare a lasciare la questione dentro il rapporto tra ateneo, relatore e studente. Finché manca un campione misurato con la stessa metodologia, il 20% olandese è l'ipotesi di lavoro più aggiornata su cui ragionare.
Domande frequenti
Come è stata rilevata la presenza di testo generato dall'IA nelle tesi olandesi?
La presenza di testo generato dall'IA è stata rilevata da un'indagine di RTL Nieuws che ha utilizzato lo strumento Pangram per analizzare centinaia di tesi in 12 università olandesi, evidenziando che il 20% degli elaborati contiene una quota significativa di testo artificiale.
Esiste un controllo simile sulle tesi universitarie in Italia?
In Italia non è mai stata effettuata una scansione rappresentativa delle tesi con tecniche equivalenti a quelle olandesi. Né l'ANVUR né la CRUI hanno coordinato controlli sistematici o raccolto dati nazionali sulla presenza di IA negli elaborati accademici.
Quali sono le regole attuali per l'uso dell'intelligenza artificiale nelle tesi italiane?
Oltre il 76% degli atenei italiani ha linee guida sull'uso dell'IA, che in genere consentono l'utilizzo di strumenti come ChatGPT previa autorizzazione e dichiarazione dettagliata da parte dello studente. Tuttavia, ogni università definisce autonomamente le modalità di utilizzo, le dichiarazioni richieste e le possibili sanzioni.
Cosa prevede il regolamento europeo sull'IA per le tesi universitarie?
L'AI Act impone trasparenza sui contenuti generati dall'IA ma non obbliga gli atenei a controlli sistematici sulle tesi. La responsabilità della dichiarazione dell'uso dell'IA ricade sullo studente, mentre la vigilanza è demandata al singolo relatore.
Quanto sono affidabili i software detector nell'individuare testi generati dall'IA?
I software come Pangram dichiarano un basso tasso di falsi positivi, ma prove indipendenti mostrano risultati più variabili, con possibilità di errori anche su testi umani. Il detector fornisce solo una probabilità statistica e non può essere usato come unica prova di cattiva condotta accademica.
Cosa devono fare studenti e commissioni di laurea in Italia per gestire l'uso dell'IA nelle tesi?
Gli studenti devono conoscere e rispettare le regole del proprio ateneo, dichiarando ogni utilizzo di IA e documentando il processo. Le commissioni possono chiedere chiarimenti orali o confrontare gli elaborati con lavori precedenti, ma non esistono protocolli nazionali uniformi.