In Italia ci sono circa 40mila posti letto pubblici negli alloggi universitari. In Germania sono 204mila, in Francia 189mila. Il Piano Casa 2026 e la revisione del PNRR approvata a novembre 2025 non chiudono questo divario, anzi: il target dei nuovi posti letto promessi entro il 2026 è stato dimezzato.
Il divario con Germania e Francia in cifre
I dati di riferimento sono quelli dell'indagine europea Eurostudent e del monitoraggio Bonard Student Housing: l'Italia ha circa 39mila posti letto totali tra residenze pubbliche e convenzionate, contro i 204mila della Germania e i 189mila della Francia. Tradotto in percentuale, vive in una residenza solo il 5% degli studenti italiani, contro una media europea intorno al 18%.
Il 73% degli studenti italiani continua a vivere con la famiglia di origine, il dato più alto d'Europa secondo l'indagine Eurostudent, condizioni sociali ed economiche degli studenti europei. In Germania la quota scende al 24%, in Francia al 39%. Il pendolarismo familiare in molti casi è una scelta forzata: quando il canone medio di una stanza singola nelle grandi città supera i 600 euro al mese, restare a casa diventa l'unica opzione sostenibile per le famiglie a reddito medio-basso.
Il confronto pesa anche sulla mobilità interregionale. Uno studente del Sud che vuole iscriversi a Milano o Bologna deve sommare al costo di libri e tasse un canone annuo tra 6.000 e 8.000 euro, contro un posto in residenza pubblica che, dove esiste, costa intorno ai 3.000 euro l'anno per chi rientra nei vincoli del diritto allo studio. La differenza decide chi può permettersi di trasferirsi e chi resta legato all'ateneo più vicino, indipendentemente dalla qualità dell'offerta formativa.
Il PNRR ha dimezzato il target dei nuovi posti letto
La riforma 1.7 della Missione 4 del PNRR prevedeva 60mila nuovi posti letto entro il 30 giugno 2026, con un investimento di 1,2 miliardi di euro. Nella revisione approvata dalla Commissione europea il 27 novembre 2025, il target è stato ridotto a 30mila posti entro il 15 luglio 2026. I restanti 30mila slittano su uno strumento finanziario dedicato, con circa 600 milioni residui spendibili dopo il 2026.
Il nuovo bando di Cassa Depositi e Prestiti, finanziato con 579 milioni di euro, accetta domande fino al 29 giugno 2026. Il contributo riconosciuto a chi costruisce è di 19.966 euro per posto letto, con vincoli stringenti definiti dalla struttura commissariale housing universitario del MUR: minimo 20 posti letto per struttura, almeno il 70% in stanze singole, il 30% riservato a borsisti del diritto allo studio e tariffe del 15% inferiori al mercato. È un quadro più realista del target iniziale, ma rimane la metà dei posti annunciati nel piano originale.
Il taglio incide sulle aspettative: chi si è iscritto nel 2024 contando sui nuovi alloggi entro il 2026 dovrà concorrere per metà dei posti previsti, mentre la seconda metà arriverà dopo la sua laurea triennale.
Decentralizzare gli atenei non basta a coprire il fabbisogno
L'Italia ha 100 atenei: 69 statali, 20 non statali, 11 telematiche. La distribuzione geografica è già equilibrata: 34 sedi al Nord, 34 al Centro, 32 al Sud e nelle Isole. Il problema non è quante sedi esistono, ma dove vanno gli studenti. Gli iscritti del 2024/2025 sono 2.050.112, il massimo storico nel sistema universitario italiano (+16,9% in sei anni), e si concentrano in poche città medio-grandi.
Spostare la domanda verso atenei in centri minori richiede investimenti su qualità della didattica, ricerca applicata e servizi territoriali, non solo riallocazioni amministrative. Senza un pacchetto integrato di posti letto pubblici a canone calmierato, agevolazioni per i locatori privati e fondi DSU per i fuori sede meritevoli, la geografia da sola non sposta gli iscritti. La pressione resta su Milano, Bologna, Roma, Padova e Torino, dove gli affitti continuano a crescere.
La scadenza del 29 giugno 2026 per il bando CDP è il prossimo banco di prova. Senza una corsia parallela di finanziamenti dopo il 2026, il gap di 165mila posti letto con la Germania resterà intatto anche dopo aver consegnato i 30mila del PNRR rivisto.
Domande frequenti
Quanti posti letto pubblici sono attualmente disponibili per gli studenti universitari in Italia rispetto ad altri Paesi europei?
In Italia ci sono circa 39-40mila posti letto pubblici, mentre in Germania sono 204mila e in Francia 189mila. Solo il 5% degli studenti italiani vive in residenza, contro una media europea del 18%.
Quali sono le principali cause della scarsità di alloggi universitari in Italia?
Le cause principali sono l'insufficiente offerta di posti letto pubblici e il costo elevato degli affitti nelle grandi città. Questi fattori costringono il 73% degli studenti italiani a vivere con la famiglia di origine, il dato più alto d'Europa.
Cosa prevedeva originariamente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per gli alloggi universitari e cosa è cambiato con la revisione del 2025?
Il PNRR prevedeva inizialmente 60mila nuovi posti letto entro il 2026, ma la revisione del 2025 ha dimezzato il target a 30mila posti entro luglio 2026. I restanti 30mila saranno finanziati successivamente tramite uno strumento dedicato.
La distribuzione geografica degli atenei italiani è un fattore determinante per la carenza di posti letto?
No, la distribuzione geografica degli atenei è già equilibrata tra Nord, Centro, Sud e Isole. Il problema principale è che la domanda degli studenti si concentra in poche città medio-grandi dove la pressione sugli alloggi è maggiore.
Quali misure sono previste dal nuovo bando di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) per incentivare la costruzione di alloggi universitari?
Il bando CDP prevede un contributo di quasi 20mila euro per posto letto, con vincoli tra cui minimo 20 posti per struttura, almeno il 70% di stanze singole e tariffe inferiori del 15% rispetto al mercato. Il 30% dei posti deve essere riservato a borsisti del diritto allo studio.
Cosa rischiano gli studenti che si sono iscritti contando sui nuovi posti letto promessi dal PNRR?
Gli studenti iscritti nel 2024 potrebbero trovarsi a concorrere per metà dei posti previsti, poiché la consegna dei restanti è posticipata a dopo il 2026. Questo potrebbe influire sulle loro possibilità di trovare un alloggio a prezzi accessibili durante il percorso di studi.