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Sicurezza minori social, Snapchat fallisce nel 73% e Instagram nel 66%
Tecnologia

Sicurezza minori social, Snapchat fallisce nel 73% e Instagram nel 66%

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Il rapporto NYU-Northeastern: 51 strumenti su 86 falliscono. Tutti i tool anti-bullismo bocciati su Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube.

Su Snapchat il 73% degli strumenti di sicurezza per minori non funziona, su Instagram il 66%. La fotografia del rapporto 'Broken, Buried, or Missing' della Cybersafety Research Center sulla sicurezza minori social è più severa del 'oltre 50% inefficace' diffuso dalle testate italiane, e arriva mentre in Italia la verifica dell'età voluta dal decreto Caivano resta confinata ai siti pornografici.

Snapchat e Instagram in coda alla classifica

I ricercatori della New York University e della Northeastern University, riuniti nel Cybersafety Research Center, hanno valutato 86 funzioni di sicurezza dichiarate da Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. Cinquantuno hanno fallito i criteri di prova, pari al 60%: solo 35 funzioni, il 40,7%, risultano davvero funzionanti e realmente raggiungibili da un minore.

Il dettaglio per piattaforma è netto. Su Snapchat falliscono 8 strumenti su 11 testati (73%). Su Instagram, dove la scelta è più ampia, 19 funzioni su 29 non superano i criteri (66%). YouTube si ferma al 55% di fallimenti (12 su 22), TikTok al 50% (12 su 24). Su tre piattaforme su quattro, gli strumenti che falliscono sono di più di quelli che reggono.

I ricercatori distinguono tre modalità di fallimento: 9 funzioni sono missing, cioè non si attivano nemmeno seguendo le istruzioni della piattaforma; 34 sono broken, esistono ma vengono aggirate senza alcuna competenza tecnica; 8 sono buried, sepolte sotto livelli di menù che difficilmente un ragazzino raggiunge.

I 10 strumenti anti-bullismo bocciati in blocco

Il dato più duro del rapporto riguarda i conduct tools, gli strumenti pensati per arginare il cyberbullismo: tutti i 10 testati hanno fallito su tutte e 4 le piattaforme. Sugli strumenti per limitare l'uso compulsivo, come timer schermo e promemoria di pausa, funziona meno di uno su tre. Il tema della salute mentale dei minori, già oggetto di ricerche internazionali in ambiti diversi, emerge in modo diretto dai casi documentati dai ricercatori:

  • Su Instagram il prompt 'pause to rethink', che dovrebbe far riconsiderare i commenti offensivi, non si attiva tra account che si seguono a vicenda, anche con insulti espliciti.
  • Su TikTok, dopo che un account registrato a un minore ha cercato contenuti su disturbi alimentari, è stata la piattaforma stessa a suggerire chiavi come 'how to pretend to eat your food' e 'razor blade skin'.
  • Su Instagram l'autocomplete propone gli errori di scrittura usati dalle community pro-disturbi alimentari per aggirare i filtri: il bypass è stato trovato in meno di tre minuti.
  • Su Snapchat, gli account adulti hanno potuto cercare e inviare messaggi diretti ai profili dei minori senza alcuna restrizione.

In Italia la verifica dell'età copre i porno, non i social

Il rapporto esce in piena fase di attivazione delle nuove regole italiane sull'accesso dei minori ai contenuti per adulti. L'articolo 13-bis del decreto-legge 123/2023 (Decreto Caivano), attuato dalla Delibera AGCOM 96/25/CONS sulla tutela dei minori, obbliga i gestori di siti pornografici a verificare la maggiore età con sistemi certificati. I gestori italiani ed extra-UE dovevano adeguarsi entro il 12 novembre 2025, quelli stabiliti in Paesi UE dal 1° febbraio 2026.

Il modello italiano poggia su SPID e su app terze che attestano la maggiore età senza condividere identità con il sito visitato. Il perimetro, però, è quello dei contenuti porno. Sui social network il quadro normativo italiano resta su un piano diverso: Garante Privacy e Autorità Antitrust hanno aperto un tavolo congiunto sulle piattaforme, ma la sicurezza concreta in app dipende ancora dagli strumenti delle aziende. Cioè dalle stesse 51 funzioni su 86 che l'audit indipendente NYU-Northeastern, frutto del tipo di ricerca scientifica indipendente che richiede finanziamenti pubblici stabili, già non fanno quello che promettono.

Per chi imposta le funzioni di controllo per i propri figli l'indicazione è concreta: verificare strumento per strumento se la promessa scritta nelle impostazioni corrisponde al comportamento reale dell'app, perché in media metà delle volte non corrisponde.

Domande frequenti

Quali sono i principali risultati del rapporto sulla sicurezza dei minori sui social?

Il rapporto evidenzia che il 73% degli strumenti di sicurezza per minori su Snapchat e il 66% su Instagram non funzionano correttamente. Complessivamente, circa il 60% delle funzioni testate sulle principali piattaforme social risultano inefficaci o facilmente aggirabili.

In che modo gli strumenti di sicurezza per i minori falliscono sulle piattaforme social?

I ricercatori hanno identificato tre modalità di fallimento: funzioni mancanti (missing), funzioni aggirabili senza competenze tecniche (broken) e funzioni difficili da trovare perché nascoste nei menù (buried). Queste criticità compromettono l'efficacia delle protezioni offerte ai minori.

Qual è la situazione degli strumenti anti-bullismo sui social analizzati?

Tutti i 10 strumenti anti-bullismo testati sulle quattro piattaforme principali hanno fallito i criteri di efficacia. Nessuno di questi strumenti è stato in grado di offrire una reale protezione contro il cyberbullismo.

Come viene gestita in Italia la verifica dell’età sui social rispetto ai siti per adulti?

In Italia, la verifica dell’età obbligatoria tramite SPID o app terze riguarda solo i siti pornografici, come stabilito dal Decreto Caivano. Attualmente non esistono requisiti analoghi per i social network, dove la sicurezza dei minori dipende ancora dagli strumenti offerti dalle stesse piattaforme.

Cosa devono fare i genitori per proteggere i figli sui social secondo il rapporto?

Il rapporto consiglia ai genitori di verificare personalmente, strumento per strumento, se le impostazioni di sicurezza delle app corrispondono realmente alle funzioni promesse. In molti casi, le protezioni dichiarate non funzionano come dovrebbero.

Ci sono differenze nell’efficacia degli strumenti di sicurezza tra le diverse piattaforme social?

Sì, Snapchat e Instagram presentano le percentuali più alte di strumenti inefficaci, rispettivamente il 73% e il 66%. Anche YouTube e TikTok mostrano tassi di fallimento elevati, rispettivamente al 55% e al 50%.

Pubblicato il: 30 giugno 2026 alle ore 14:20

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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