Dal settembre 2026 l’intelligenza artificiale si avvia a entrare in modo più strutturato nelle scuole italiane. Il percorso è stato sostenuto dal D.M. 66/2023, che ha stanziato 450 milioni di euro per la transizione digitale e la formazione del personale scolastico, e dal D.M. 166/2025, al quale sono state allegate le Linee guida per l’introduzione dell’IA nelle istituzioni scolastiche. Il quadro definisce criteri per un uso consapevole, sicuro e responsabile dell’IA nella didattica e nell’organizzazione scolastica. Chi entrerà in classe quest'anno troverà decine di strumenti diversi, alcuni gratuiti e altri a canone mensile, ma il perimetro operativo si concentra su tre categorie ricorrenti nei piani triennali di formazione delle singole scuole.
Tre categorie definiscono l'ingresso dell'IA nelle aule
La rassegna degli strumenti oggi disponibili per la scuola italiana, dagli assistenti generici alle piattaforme didattiche fino ai software per la valutazione automatica, permette di ridurre la complessità a tre gruppi. Ciascuno risponde a un bisogno diverso nella routine settimanale del docente e a un momento distinto della programmazione.
- Assistenti conversazionali generalisti: ChatGPT, Claude e Gemini rispondono ai compiti trasversali, dalla generazione di esercizi ai testi per le famiglie. Le versioni gratuite coprono la maggior parte degli usi quotidiani; i piani a pagamento partono da 18 dollari al mese con Claude Pro e arrivano a 20 dollari con ChatGPT Plus.
- Piattaforme specializzate per la scuola: MagicSchool AI, Diffit, Brisk Teaching e Curipod sono nate per il lavoro didattico. Automatizzano la costruzione di rubriche, la semplificazione di testi per BES e DSA e la creazione di lezioni interattive già strutturate per la classe italiana.
- Strumenti per valutazione e tutoraggio: QuestionWell, Quizizz AI e Khanmigo intervengono sui quiz e sul recupero individuale. Il tutor di Khan Academy guida lo studente senza fornire la risposta diretta, un approccio che riduce l'uso passivo del chatbot da parte dei ragazzi.
La differenza tra i tre gruppi non è solo funzionale ma anche di posizionamento nel flusso di lavoro. Gli assistenti generalisti restano lo strumento più flessibile e trasversale; le piattaforme dedicate riducono i tempi di adattamento perché parlano già la lingua della programmazione didattica; i software per la valutazione automatica intervengono nella fase più onerosa dell'anno scolastico.
Il quadro fissato dal DM 66/2023 Decreto Ministeriale n. 66 del 12 aprile 2023 rientra nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e prevede lo stanziamento di 450 milioni di euro per sostenere la transizione digitale delle scuole italiane. Le risorse sono destinate alle istituzioni scolastiche, che diventano centri di formazione per il personale scolastico, con l’obiettivo di sviluppare competenze digitali utili sia nella didattica sia nell’organizzazione della scuola.
La formazione coinvolge docenti, dirigenti scolastici, personale ATA, DSGA e personale educativo e si basa sui principali quadri europei per le competenze digitali, in particolare DigComp 2.2 e DigCompEdu. L’obiettivo del PNRR era formare almeno 650.000 persone entro il 31 dicembre 2024, coinvolgendo oltre 8.000 istituzioni educative. Una quota del 40% dei finanziamenti è stata inoltre riservata alle scuole situate nelle regioni del Mezzogiorno.
In sostanza, il D.M. 66/2023 mira a rafforzare le competenze digitali del personale scolastico e a rendere le scuole più preparate ad affrontare i cambiamenti legati alla digitalizzazione e all’introduzione delle nuove tecnologie nella didattica.Il D.M. 166/2025: Regolamentazione dell'uso dell'IA nelle istruzioni scolastiche
Il Decreto Ministeriale n. 166 del 9 agosto 2025 riguarda l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche italiane. Il decreto accompagna le Linee guida ministeriali che hanno l’obiettivo di fornire alle scuole un quadro di riferimento per utilizzare l’IA in modo consapevole, sicuro e responsabile, nel rispetto della normativa vigente e della protezione dei dati personali.
Le Linee guida riconoscono le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale nella scuola, sia per migliorare la didattica e i processi di apprendimento, sia per semplificare alcune attività organizzative e amministrative. Allo stesso tempo, sottolineano la necessità di mantenere sempre un ruolo centrale dell’essere umano: l’IA deve essere uno strumento di supporto e non sostituire il ruolo e la responsabilità dei docenti e del personale scolastico.
Particolare attenzione viene riservata alla tutela degli studenti, alla privacy, alla trasparenza, alla possibilità che l’IA produca errori o informazioni false e al rischio di discriminazioni o pregiudizi. Per questo motivo, l’utilizzo dell’IA deve prevedere un’adeguata supervisione umana e deve essere coerente con i principi etici e con la normativa sulla protezione dei dati.
In sostanza, il D.M. 166/2025 non introduce semplicemente l’IA nella scuola, ma stabilisce un quadro di riferimento affinché questa tecnologia possa essere utilizzata come strumento utile alla didattica e all’organizzazione scolastica, garantendo al tempo stesso sicurezza, responsabilità, trasparenza e tutela degli studenti.
Costi e adozione: quanto pesa sul docente
La componente economica può influenzare la scelta degli strumenti di IA. Molti servizi offrono infatti versioni gratuite con funzionalità di base, mentre le versioni a pagamento garantiscono generalmente strumenti più avanzati e maggiori possibilità di utilizzo. I costi possono variare in base alla piattaforma, al tipo di abbonamento e alle condizioni riservate a scuole e istituzioni. Anche per questo, l’adozione dell’IA richiede una valutazione attenta delle esigenze didattiche, dei costi e delle modalità di utilizzo, evitando di considerare l’abbonamento a un singolo strumento come una soluzione universale. In questo scenario, la formazione del personale e la capacità delle scuole di individuare strumenti adeguati diventano elementi fondamentali per un uso efficace e responsabile dell’IA.
L’introduzione dell’IA nella scuola richiederà quindi scelte consapevoli e coerenti con le esigenze didattiche dei singoli istituti, più che l’adozione indiscriminata di numerosi strumenti. Il D.M. 66/2023 ha posto le basi attraverso la formazione del personale sulla transizione digitale, mentre il D.M. 166/2025 e le relative Linee guida hanno definito un quadro di riferimento per un utilizzo dell’IA sicuro, responsabile e rispettoso della privacy. Nei prossimi anni, la sfida per le scuole sarà quindi quella di integrare queste tecnologie nella programmazione didattica senza sostituire il ruolo del docente, mantenendo al centro la supervisione umana, la tutela degli studenti e lo sviluppo di competenze digitali consapevoli.
Domande frequenti
Quali sono i tre gruppi principali di strumenti IA che i docenti useranno in aula dal 2026?
I tre gruppi principali sono: assistenti conversazionali generalisti (come ChatGPT e Claude), piattaforme didattiche specializzate (come MagicSchool AI e Curipod) e strumenti per la valutazione e il tutoraggio (come Quizizz AI e Khanmigo). Ognuno risponde a un diverso bisogno nella routine didattica.
Cosa prevede il decreto ministeriale 66/2025 sull'uso dell'IA nelle scuole italiane?
Il decreto stabilisce linee guida vincolanti, tra cui la formazione obbligatoria dei docenti, il ruolo di supporto e non sostitutivo dell’IA rispetto all’insegnante, e la tutela della privacy e trasparenza sui dati degli studenti. Sono stati stanziati 100 milioni di euro per la formazione fino al 2027.
I docenti dovranno sostenere dei costi per utilizzare gli strumenti IA in classe?
Sì, mentre la formazione è finanziata dal ministero, l’acquisto delle licenze professionali per i piani premium resta a carico delle scuole o dei singoli docenti. Molti strumenti offrono versioni gratuite, ma le funzionalità avanzate richiedono abbonamenti mensili.
Qual è l’approccio suggerito per introdurre l’IA in classe in modo efficace?
Si consiglia un’introduzione graduale, partendo da un assistente generalista per compiti concreti, aggiungendo piattaforme specializzate quando necessario e utilizzando strumenti di valutazione automatica solo dove il carico di verifiche è elevato. L’obiettivo è un uso coerente e selettivo degli strumenti, in linea con la programmazione scolastica.
La valutazione automatica potrà sostituire il giudizio del docente?
No, secondo le linee guida del decreto ministeriale, la valutazione automatica non può sostituire il giudizio del docente, ma può essere utilizzata come supporto nei momenti di maggiore carico di lavoro.