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Ivory, il social network made in Italy che premia chi si informa davvero
Tecnologia

Ivory, il social network made in Italy che premia chi si informa davvero

Disponibile in formato audio

La piattaforma fondata da Uel Bertin e Adam Nettles aprirà a tutti il 30 aprile 2026: algoritmo anti-spazzatura, identità certificata e aree tematiche chiamate 'Torri d'avorio'

Un social network controcorrente

Mentre il dibattito globale sui danni dei social media si fa sempre più acceso, dall'Italia arriva una proposta che punta a rovesciare il paradigma. Si chiama Ivory, è un social network interamente concepito e sviluppato nel nostro Paese, e il suo obiettivo dichiarato è tanto semplice quanto ambizioso: premiare la qualità dell'informazione anziché la viralità fine a sé stessa.

La piattaforma sarà aperta a tutti a partire dal 30 aprile 2026. Una data che i fondatori hanno scelto con cura, concedendosi il tempo necessario per rodare un meccanismo che, stando a quanto emerge, vuole distinguersi radicalmente dai colossi della Silicon Valley.

Chi c'è dietro Ivory

A guidare il progetto sono Uel Bertin e Adam Nettles, co-fondatori di una startup che ha scelto Roma come quartier generale. Due profili complementari, uniti dalla convinzione che il modello attuale dei social media, costruito sull'economia dell'attenzione e sulla polarizzazione dei contenuti, abbia ormai esaurito la propria credibilità.

Il panorama italiano, del resto, non è nuovo a iniziative che cercano di coniugare innovazione digitale e valorizzazione delle competenze nazionali. Come dimostra la recente Inaugurazione della Fondazione 'Imprese e Competenze per il Made in Italy': Un passo avanti per l'economia italiana, esiste un fermento crescente attorno all'idea di costruire piattaforme e istituzioni che portino nel mondo un'impronta distintamente italiana.

L'algoritmo che ribalta le regole del gioco

Il cuore di Ivory è il suo algoritmo, progettato per funzionare in modo opposto rispetto a quelli di Instagram, TikTok o X. Nessuna rincorsa al clickbait, nessun premio per il contenuto più urlato o divisivo. La logica è un'altra: vengono promossi i post che dimostrano accuratezza, approfondimento e affidabilità delle fonti.

Come funziona concretamente? I dettagli tecnici non sono ancora stati svelati per intero, ma il principio cardine è chiaro. L'algoritmo analizza la qualità intrinseca dei contenuti piuttosto che le metriche di engagement tradizionali. Chi pubblica informazioni verificate e ben argomentate guadagna visibilità. Chi punta sulla provocazione sterile, semplicemente, resta ai margini.

È una scelta radicale. In un'epoca in cui la disinformazione viaggia sei volte più veloce delle notizie verificate, come certificato da diversi studi accademici internazionali, ribaltare la gerarchia algoritmica significa tentare di cambiare le regole stesse della conversazione pubblica online.

Identità verificata: niente più profili fantasma

L'altro pilastro del progetto riguarda la verifica dell'identità. Su Ivory, per interagire con la community, commentare, condividere o pubblicare contenuti, sarà necessario certificare la propria identità reale.

Addio, dunque, ai profili anonimi, agli account-clone e alle fabbriche di bot che inquinano il dibattito su praticamente ogni piattaforma esistente. Una scelta che inevitabilmente solleverà discussioni sul diritto all'anonimato in rete, tema caro a molti attivisti digitali, ma che i fondatori di Ivory considerano un prerequisito irrinunciabile per costruire uno spazio di confronto sano.

La questione resta aperta, naturalmente. C'è chi obietta che l'anonimato protegge anche voci legittime, dissidenti politici, whistleblower, persone vulnerabili. Bertin e Nettles sembrano aver fatto una scelta netta: la responsabilità individuale viene prima di tutto. Ogni utente risponde in prima persona di ciò che scrive.

Le Torri d'avorio: spazi tematici per approfondire

Il nome della piattaforma non è casuale, e lo si capisce dall'architettura stessa del social. Ivory sarà organizzato in aree tematiche chiamate "Torri d'avorio", spazi dedicati a singoli argomenti dove gli utenti potranno confrontarsi con chi condivide interessi specifici.

Scienza, politica, cultura, economia, tecnologia: ogni Torre avrà la propria comunità di riferimento. L'idea ricorda, per certi versi, i vecchi forum tematici degli anni Duemila, ma aggiornata con le dinamiche e l'interfaccia di un social network moderno. Un tentativo, insomma, di riportare la conversazione digitale dentro recinti tematici dove il rumore di fondo si riduce e la competenza torna a contare.

In un contesto mediatico in cui cresce la domanda di strumenti per filtrare i contenuti indesiderati, come dimostra il successo di app come quella raccontata nell'articolo su Surf: L'App Che Elimina i Post di Elon Musk dalla Tua Esperienza Social, la struttura a Torri di Ivory intercetta un bisogno reale: quello di spazi digitali più ordinati e meno caotici.

Pubblicità sì, ma senza sorveglianza

Resta il nodo economico, quello che determina la sostenibilità di qualsiasi piattaforma. Ivory non rinuncia alla pubblicità, che rappresenterà una delle fonti di ricavo, ma introduce un vincolo significativo: gli annunci saranno targetizzati senza misurare il tempo trascorso dagli utenti sulla piattaforma.

Traslato in termini pratici, significa che Ivory non avrà alcun incentivo a trattenere gli utenti il più a lungo possibile. Il meccanismo perverso che alimenta lo scrolling compulsivo, i dark pattern e le notifiche aggressive dovrebbe, almeno nelle intenzioni, venire meno.

La pubblicità verrà indirizzata sulla base degli interessi tematici espressi dagli utenti, non sul monitoraggio ossessivo dei loro comportamenti. Un modello che ricorda, in parte, le prime forme di advertising online, prima che la surveillance economy trasformasse ogni clic in un dato da monetizzare.

Il contesto italiano e la sfida culturale

Lanciare un social network italiano in competizione con piattaforme globali da miliardi di utenti è un'impresa che non si può definire altro che titanica. La storia recente è costellata di tentativi falliti, in Italia e altrove, di creare alternative credibili ai giganti del settore.

Eppure il momento potrebbe essere quello giusto. La crescente sfiducia verso le big tech americane, le tensioni geopolitiche legate al controllo dei dati, le normative europee sempre più stringenti in materia di Digital Services Act e AI Act: tutto concorre a creare un terreno potenzialmente fertile per chi propone un modello diverso.

Ivory non promette di cambiare il mondo. Promette, più modestamente, di offrire uno spazio dove l'informazione di qualità viene valorizzata anziché penalizzata. Se ci riuscirà davvero, lo sapremo dopo il 30 aprile. Per ora, il progetto merita attenzione. Quantomeno perché, in un panorama digitale dominato dalla logica del più rumore fai, più visibilità ottieni, qualcuno ha deciso di scommettere sulla direzione opposta.

Pubblicato il: 20 aprile 2026 alle ore 09:45

Domande frequenti

Che cos'è Ivory e quale obiettivo si propone?

Ivory è un social network italiano che mira a premiare la qualità dell'informazione invece della viralità. Il suo obiettivo è valorizzare contenuti accurati, affidabili e ben documentati, contrastando la disinformazione e la polarizzazione tipica delle piattaforme tradizionali.

Come funziona l'algoritmo di Ivory rispetto agli altri social network?

L'algoritmo di Ivory promuove i contenuti basati su accuratezza e affidabilità delle fonti, invece di premiare l'engagement e il clickbait. In questo modo privilegia la qualità informativa rispetto alla viralità e alla provocazione.

In che modo Ivory gestisce la questione dell'identità degli utenti?

Su Ivory ogni utente deve certificare la propria identità reale, eliminando profili anonimi, account-clone e bot. Questa scelta è pensata per garantire la responsabilità individuale e un confronto più sano, anche se solleva discussioni sul diritto all'anonimato.

Cosa sono le 'Torri d'avorio' e quale funzione svolgono sulla piattaforma?

Le 'Torri d'avorio' sono aree tematiche dedicate ad argomenti specifici, dove gli utenti possono confrontarsi con persone che condividono gli stessi interessi. Questa struttura mira a ridurre il rumore di fondo e favorire discussioni più approfondite e competenti.

Come verrà gestita la pubblicità su Ivory?

Ivory prevede la presenza di pubblicità, ma senza sorveglianza invasiva o incentivi a trattenere gli utenti più a lungo. Gli annunci saranno targetizzati in base agli interessi tematici dichiarati dagli utenti, senza monitorare in modo ossessivo il loro comportamento sulla piattaforma.

Quali sono le principali sfide che Ivory dovrà affrontare nel contesto digitale italiano e internazionale?

Ivory si confronta con la difficoltà di emergere in un panorama dominato da colossi globali e dalla sfiducia verso le big tech. Tuttavia, il contesto attuale, segnato da nuove normative e crescente attenzione al controllo dei dati, potrebbe favorire modelli alternativi come quello proposto da Ivory.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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