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Auto elettriche con pannelli solari: cosa rivela lo studio SolarMoves
Tecnologia

Auto elettriche con pannelli solari: cosa rivela lo studio SolarMoves

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Lo studio SolarMoves su 23 categorie di veicoli mostra che il sole può coprire fino all'80% del fabbisogno nel Sud Europa. I numeri reali.

Indice: Cosa dice lo studio SolarMoves | Come funziona il fotovoltaico integrato sui veicoli | Cosa cambia per chi guida in Italia | Errori comuni | Domande frequenti

Un'auto elettrica parcheggiata al sole potrebbe coprire fino all'80% del proprio fabbisogno energetico annuo nelle aree più soleggiate del Sud Europa, Italia inclusa. È la stima dello studio SolarMoves, presentato dal Fraunhofer ISE il 19 maggio 2026 insieme a TNO, Sono Motors, IM Efficiency e Lightyear, su incarico della Commissione europea.

Cosa dice lo studio SolarMoves

Il progetto SolarMoves è coordinato dall'olandese TNO con il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems e tre partner industriali specializzati in veicoli solari. La Commissione europea lo ha commissionato per quantificare quanto il fotovoltaico integrato nei veicoli, sigla VIPV (Vehicle-Integrated Photovoltaics), può contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti e al sollievo della rete elettrica.

Il gruppo di lavoro ha incrociato dati reali di guida, irraggiamento solare ora per ora e profili di utilizzo per 23 categorie di veicoli, dalle citycar ai rimorchi industriali. Il risultato di sintesi è che una vettura elettrica con celle fotovoltaiche su tetto, cofano e parti laterali genera energia sufficiente a sostituire una quota significativa delle ricariche da colonnina nelle aree con irraggiamento medio-alto.

La proiezione al 2030 stima un risparmio di 15,6 terawattora nella domanda elettrica europea, pari alla produzione annua di circa 2.200 turbine eoliche onshore. Per maggiori dettagli è disponibile il Comunicato Fraunhofer ISE sullo studio SolarMoves.

Come funziona il fotovoltaico integrato sui veicoli

Il fotovoltaico integrato nei veicoli (VIPV, Vehicle-Integrated Photovoltaics) non consiste nell’aggiunta di pannelli applicati sulla carrozzeria, ma nell’integrazione diretta delle celle solari nelle superfici del veicolo, come tetto, cofano e portelloni. Le celle vengono incapsulate in moduli leggeri e resistenti, progettati per adattarsi alle curve della carrozzeria senza comprometterne aerodinamica ed estetica.

Il funzionamento può essere descritto in cinque fasi. Innanzitutto, la radiazione solare viene convertita in energia elettrica continua dalle celle fotovoltaiche. Successivamente, un convertitore DC/DC dotato di sistema MPPT (Maximum Power Point Tracking) regola tensione e corrente per estrarre la massima potenza disponibile anche in presenza di ombreggiamenti, variazioni climatiche o orientamenti non ottimali del veicolo.

L’energia prodotta viene quindi trasferita alla batteria di trazione o ai sistemi ausiliari del veicolo. Un sistema di gestione elettronica monitora costantemente lo stato della batteria e decide come utilizzare l’energia generata. Infine, l’elettricità accumulata contribuisce ad aumentare l’autonomia, ridurre la frequenza delle ricariche dalla rete e diminuire l’impatto ambientale del veicolo. Tuttavia, il contributo energetico del VIPV dipende da fattori come irraggiamento solare, area disponibile, temperatura e condizioni di utilizzo.

Cosa cambia per chi guida in Italia

L'Italia rientra nella fascia di Sud Europa considerata dallo studio, con valori di irraggiamento medio annuo che superano i 1.500 kWh per metro quadrato nella maggior parte del Centro-Sud. Per un'utenza tipica con percorrenza quotidiana sotto i 50 km, il VIPV può quindi coprire una quota molto vicina al massimo teorico dell'80% indicato dal Fraunhofer ISE, soprattutto per chi parcheggia all'aperto durante le ore di sole.

Già oggi alcuni modelli commerciali offrono il tetto fotovoltaico come optional: Hyundai dichiara fino a circa 2.000 km di autonomia annua aggiunta nelle aree ad alto irraggiamento. Modelli pensati nativamente attorno al solare, come la statunitense Aptera e la olandese Lightyear, spingono questo principio fino a renderli quasi indipendenti dalla colonnina nell'uso urbano e suburbano.

Per la flotta commerciale italiana, l'impatto più tangibile arriva sui mezzi pesanti: il rimorchio di un camion ha superfici piatte e ampie, su cui lo studio stima produzioni di 55 kWh al giorno in estate, che salgono a 90-110 kWh integrando le pareti laterali. Sono valori che possono ridurre la dipendenza dai punti di ricarica lungo i corridoi autostradali, oggi uno dei colli di bottiglia dell'elettrificazione del trasporto merci.

Errori comuni

Confondere il VIPV con i pannelli sul tetto di casa: la geometria di un veicolo è curva, soggetta a ombreggiamento da edifici e alberi, e impone tensioni di lavoro diverse. Le rese reali sono inferiori a quelle di un impianto residenziale fisso a parità di superficie.

Pensare che lo 0% di colonnine basti per tutti: lo studio Fraunhofer parla di copertura fino all'80% nelle aree più favorevoli, ma per chi percorre oltre 50 km al giorno o vive in zone urbane con parcheggi al chiuso il fabbisogno residuo va comunque coperto da colonnine o da una wall box domestica.

Sottovalutare il payback nei mezzi pesanti: nei camion diesel sostituiti da elettrico con tetto fotovoltaico, il ritorno dell'investimento scende sotto i due anni grazie al risparmio combinato di carburante e di soste alla colonnina. È un calcolo che non vale automaticamente per una citycar privata, dove il payback è più lungo.

Aspettarsi che l'auto si ricarichi anche d'inverno come d'estate: la produzione del VIPV è fortemente stagionale. I numeri dello studio sono valori medi annui; nei mesi invernali, anche in Sud Europa, la quota coperta dal sole scende sensibilmente.

Domande frequenti

Cos'è il VIPV?

VIPV è l'acronimo di Vehicle-Integrated Photovoltaics, ovvero pannelli solari integrati direttamente nella carrozzeria di un veicolo (tetto, cofano, pareti laterali). A differenza dei pannelli aggiunti a posteriori, le celle sono parte integrante del design e collegate alla batteria di trazione.

Un'auto con pannelli solari può davvero fare a meno della colonnina?

Solo in parte. Lo studio SolarMoves stima una copertura fino all'80% del fabbisogno annuo nelle aree più soleggiate del Sud Europa, ma il resto richiede comunque una ricarica da rete. Le condizioni si raggiungono solo se il veicolo è parcheggiato all'aperto e percorre distanze giornaliere medio-basse.

Quali modelli con VIPV sono disponibili oggi?

Sul mercato europeo si trovano vetture con tetto fotovoltaico opzionale come la Hyundai Ioniq 5 e la Toyota Prius Plug-in, oltre a progetti nati attorno al solare come l'Aptera e la Lightyear. Sono Motors ha sviluppato la tecnologia per veicoli commerciali e furgoni di consegna.

Quanta autonomia giornaliera aggiunge il sole?

Dipende da modello, latitudine e stagione. Per una vettura privata in Italia si parla di alcune decine di chilometri al giorno in estate; per un rimorchio di camion lo studio Fraunhofer stima 55 kWh giornalieri solo dal tetto, fino a 90-110 kWh con i pannelli sulle pareti laterali.

Conviene installare un tetto fotovoltaico aftermarket?

Le rese di un kit aftermarket sono solitamente inferiori a quelle di un VIPV integrato in fase di progetto, perché la superficie utile è minore e le celle non seguono la geometria del veicolo. Per i mezzi commerciali e i furgoni con tetto piano il bilancio è più favorevole rispetto alle vetture private. Il VIPV non è una tecnologia futuribile né una replica del fotovoltaico domestico: i numeri dello studio SolarMoves mostrano che oggi può coprire una quota concreta dei consumi di un veicolo elettrico, specialmente nelle aree del Sud Europa dove l'irraggiamento è alto e i parcheggi all'aperto sono diffusi. Per chi guida in Italia, e ancora di più per chi gestisce flotte di mezzi commerciali, vale la pena verificare quali modelli e quali configurazioni rendono il sole un vero contributo all'autonomia, e non solo una caratteristica di marketing.

Pubblicato il: 11 giugno 2026 alle ore 20:16

Ilaria Brozzi

Articolo creato da

Ilaria Brozzi

Giornalista Pubblicista Ilaria Brozzi è naturalista e biologa con una forte passione per la divulgazione scientifica. Laureata in Scienze Naturali e in Genetica e Biologia Molecolare, nel corso del suo percorso accademico e professionale ha approfondito lo studio dei processi biologici e degli equilibri che regolano i sistemi naturali, sia a livello macroscopico sia molecolare. Ha svolto attività di ricerca presso il CNR–IBPM (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari) della Sapienza Università di Roma, occupandosi in particolare di biologia vegetale. Nel corso della sua esperienza professionale ha inoltre avuto modo di confrontarsi con diverse realtà lavorative che, pur non sempre direttamente collegate al suo ambito di studi, hanno contribuito ad ampliare il suo sguardo interdisciplinare e la sua capacità di analizzare fenomeni complessi da prospettive differenti. Parallelamente all’interesse per la ricerca, coltiva da sempre una forte vocazione per la divulgazione scientifica, con particolare attenzione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni e alla promozione di una cultura scientifica consapevole e accessibile. Su edunews24.it si occupa di scuola e università, con un focus sui temi della tecnologia, della ricerca e dell’innovazione scientifica, promuovendo una divulgazione chiara, accessibile e basata su fonti scientifiche affidabili. Tra le sue principali passioni figurano lo sport e la musica, che rappresentano per lei importanti strumenti di equilibrio, disciplina ed energia.

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