- La manifestazione davanti al liceo
- Le richieste degli studenti: ascolto, non performatività
- La posizione della dirigente scolastica
- Minacce ai compagni di classe: un clima avvelenato
- Il nodo irrisolto dello psicologo scolastico
- Domande frequenti
La manifestazione davanti al liceo
Centinaia di studenti hanno invaso la strada davanti al liceo di Catania dove, un mese fa, era iscritta la giovane che ha deciso di togliersi la vita. Cartelli scritti a mano, striscioni, qualche fiore posato a terra. E una rabbia composta che, parola dopo parola, si è trasformata in una richiesta precisa: sportelli di ascolto psicologico in tutte le scuole, subito, senza più rinvii.
La data non era casuale. Ieri era il 20 aprile 2026, data che segna esattamente trenta giorni dalla scomparsa della studentessa, e la comunità scolastica catanese ha scelto di non lasciar passare la ricorrenza in silenzio. Tra i cartelli più fotografati, due in particolare hanno sintetizzato il sentimento collettivo: "Sportelli ascolto nelle scuole subito" e "L'indifferenza uccide".
Non si tratta di un corteo isolato. Negli ultimi anni le cronache italiane hanno registrato diversi episodi drammatici legati al disagio giovanile dentro e fuori le aule, come nel caso del tentato suicidio di una studentessa che solo il pronto intervento di un docente riuscì a scongiurare. Catania, però, stavolta piange una ragazza che non c'è più. E il dolore si mescola all'urgenza politica.
Le richieste degli studenti: ascolto, non performatività
Chi ha preso la parola durante il presidio ha tracciato un quadro netto. Studentesse e studenti hanno denunciato un sistema scolastico orientato quasi esclusivamente alla performatività: voti, classifiche, medie aritmetiche che decidono il valore di una persona. Un modello, dicono, che lascia poco spazio a chi fatica, a chi attraversa un momento buio, a chi avrebbe bisogno semplicemente di essere ascoltato.
Il dibattito sulla pressione scolastica non è nuovo. La riflessione su quale tipo di scuola serva davvero al Paese investe anche la sfida tra liceo classico e formazione tecnico-professionale, un confronto che spesso si concentra sui programmi e sugli sbocchi occupazionali dimenticando la dimensione del benessere mentale di chi quelle aule le abita ogni giorno per cinque, sei ore.
La posizione della dirigente scolastica
La dirigente scolastica del liceo ha rotto il silenzio con una nota in cui esprime "forte preoccupazione per il clima di tensione che ci circonda". Un messaggio che si muove su un doppio binario. Da un lato, la preside ha confermato di aver predisposto interventi di ascolto e sostegno psicologico per gli studenti e il personale scolastico, attivati nelle settimane immediatamente successive alla tragedia. Dall'altro, ha voluto segnalare una situazione che rischia di degenerare ulteriormente.
La scuola, ha spiegato, si è trovata al centro di un'attenzione mediatica e sociale che, se da una parte ha il merito di tenere viva l'attenzione sul tema del disagio giovanile, dall'altra ha generato dinamiche pericolose all'interno e all'esterno dell'istituto.
Minacce ai compagni di classe: un clima avvelenato
È questo il passaggio più allarmante della vicenda. La dirigente ha denunciato minacce gravi rivolte ai compagni di classe della studentessa scomparsa. Ragazzi e ragazze di sedici, diciassette anni che, oltre a elaborare un lutto devastante, si trovano ora bersaglio di accuse e intimidazioni, in parte veicolate attraverso i social network.
Un meccanismo perverso: la ricerca di colpevoli che si abbatte su adolescenti già fragili, trasformando le vittime collaterali di una tragedia in capri espiatori. La preside ha chiesto esplicitamente che venga tutelata l'incolumità dei suoi studenti e ha invocato un intervento delle istituzioni affinché il dolore non si trasformi in violenza.
La questione resta aperta e delicata. Chi conosce le dinamiche scolastiche sa che, dopo un suicidio giovanile, il rischio di contagio emotivo e di comportamenti imitativi è reale. Per questo, come sottolineato anche dagli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità, è fondamentale che gli interventi di supporto psicologico non si esauriscano nelle prime settimane ma si strutturino nel medio e lungo periodo.
Il nodo irrisolto dello psicologo scolastico
La manifestazione di Catania riporta al centro del dibattito una questione legislativa mai davvero risolta. L'Italia non ha ancora una legge organica che preveda la figura dello psicologo scolastico come presenza stabile e strutturale in ogni istituto. I protocolli d'intesa tra Ministero dell'Istruzione e del Merito e Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, rinnovati a più riprese negli ultimi anni, hanno prodotto sperimentazioni significative, soprattutto nel periodo post-pandemico. Ma si è trattato, nella maggior parte dei casi, di interventi a termine, legati a finanziamenti specifici e non a un investimento strutturale.
Il risultato è un panorama a macchia di leopardo:
- Alcune scuole dispongono di sportelli di ascolto ben funzionanti, con professionisti presenti più giorni alla settimana.
- Altre si affidano a consulenze esterne sporadiche, poche ore al mese.
- Molte, soprattutto nel Mezzogiorno, non hanno alcun servizio attivo.
I ragazzi scesi in piazza a Catania chiedono che questa disparità finisca. Chiedono, in sostanza, che il diritto al benessere mentale venga considerato parte integrante del diritto allo studio. Una richiesta che non riguarda solo la Sicilia. Riguarda un Paese intero che, davanti al crescente malessere delle sue generazioni più giovani, non può continuare a rispondere con soluzioni temporanee e fondi a scadenza.
La piazza catanese si è sciolta nel tardo pomeriggio, in silenzio. Ma il rumore di quelle parole, di quei cartelli, di quella rabbia, continuerà a farsi sentire. Almeno, questa è la speranza.