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Stipendi docenti uguali, costo della vita no: il gap che spinge al Sud
Scuola

Stipendi docenti uguali, costo della vita no: il gap che spinge al Sud

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Lombardia spende 3.162€ al mese contro i 2.000€ della Puglia: stipendi docenti identici, divario di costo che spiega il ritorno verso casa.

Una professoressa cinquantenne originaria di Molfetta è tornata in Puglia dopo cinque anni in ruolo in Lombardia. La motivazione che ha consegnato a La Repubblica è semplice: fra affitto, bollette, spesa e babysitter, dello stipendio non rimaneva niente, nemmeno per una pizza fuori. Non è una storia isolata. I bollettini della mobilità docenti 2026 raccontano un movimento di ritorno verso Sud che ha numeri precisi e ragioni economiche misurabili.

Il bollettino del 29 maggio: 11mila cambi di provincia

Il Ministero ha pubblicato il 29 maggio 2026 gli esiti della mobilità per il prossimo anno scolastico. I movimenti complessivi sono 59.500, di cui 53.644 trasferimenti tra sedi e quasi 11mila cambi di provincia. Restano 47mila cattedre vacanti in organico di diritto.

Dentro questi numeri c'è un dato che cambia la lettura del fenomeno. Sui 4.364 movimenti interprovinciali rilevati dai principali bollettini, 3.198 docenti hanno chiesto e ottenuto il trasferimento verso il Sud. Circa il 73%, tre su quattro.

L'epicentro è Milano: 516 docenti hanno lasciato la provincia per regioni del Centro-Sud, contro i 390 dell'anno precedente, con un incremento del 32%. La Sicilia ne riprende 220, la Campania 120, la Puglia 118 (di cui 60 dalla sola Milano). Sommando Milano, Torino e Bologna, sono 818 i docenti tornati a Sud in un solo anno scolastico. La professoressa di Molfetta è una di loro, e il peso organizzativo del personale che resta al Nord include anche le procedure specifiche regionali come quelle illustrate nelle guide alle prove equipollenti degli esami di Stato di II grado in Lombardia.

Stipendi identici, spese che differiscono di 1.162 euro al mese

Lo stipendio di un docente di ruolo non cambia tra Milano e Bari. Cambia tutto il resto. Il report ISTAT sulle spese delle famiglie nel 2024 fissa la spesa media mensile delle famiglie in Lombardia a 3.162 euro e in Puglia a 2.000 euro. La differenza è di 1.162 euro al mese, il 58% in più al Nord.

Il divario non si limita alla media regionale. Sugli affitti l'asimmetria è più dura: a Milano il canone medio per la locazione residenziale si aggira sui 24 euro al metro quadro, a Bari intorno agli 11,7 euro, a Foggia 6,7 euro. ISTAT registra che le famiglie lombarde destinano ai servizi di ristorazione e alloggio il 7,5% della spesa totale, contro il 5,9% medio nazionale.

A questo si aggiunge la struttura della spesa. Nel Nord-est una famiglia spende in media 834 euro al mese in più rispetto al Sud (+37,9%), un divario tornato sui livelli pre-Covid. La Lombardia non è il Nord-est, ma la dinamica è la stessa.

Tradotto: con lo stesso lordo in busta, un docente di ruolo in Lombardia ha circa mille euro al mese di margine in meno rispetto a un collega in Puglia, una volta sottratti affitto, bollette, trasporti e spesa alimentare. Per chi affitta da solo nel capoluogo lombardo, la pizza fuori che la professoressa di Molfetta dice di non potersi permettere non è una metafora: è la voce 'attività ricreative e ristorazione' del bilancio familiare.

L'aumento del CCNL non chiude il divario

Il nuovo CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024, applicato da gennaio 2026, riconosce ai docenti laureati della secondaria di secondo grado un aumento mensile lordo di 161,62 euro. Per la secondaria di primo grado l'incremento è di 157,22 euro. Al netto delle trattenute restano fra 95 e 110 euro in busta paga, a seconda dell'anzianità.

L'aumento è significativo nei valori assoluti ma non incide sulla geografia. Il differenziale di spesa fra Lombardia e Puglia certificato da ISTAT vale oltre dieci volte l'incremento netto. Chi decide di rientrare al Sud non rinuncia a un aumento: lo amplifica spostandosi in una regione dove gli stessi 100 euro netti in più valgono di più.

Le scuole del Nord intanto restano sguarnite. Le 47mila cattedre vacanti dopo i trasferimenti non si distribuiscono in modo uniforme: una quota crescente si concentra in Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna, le stesse regioni da cui si stanno svuotando le aule. È lo stesso scenario su cui pesa la riorganizzazione del corpo docente con tagli e incrementi sul sostegno, che ridisegna gli organici mentre il fronte ordinario perde personale verso il Sud. A pesare sul giudizio di vivibilità del trasferimento concorrono inoltre le condizioni di lavoro nelle aule del Nord, comprese le aggressioni al personale docente registrate in città come Padova.

Il movimento di ritorno si ripete da almeno tre anni e accelera. Senza un'indennità di area metropolitana o un intervento sul costo abitativo per il personale scolastico, la prossima tornata di mobilità nel 2027 amplierà ancora il divario di organico fra Nord e Sud.

Domande frequenti

Perché molti docenti scelgono di trasferirsi dal Nord al Sud?

Molti docenti scelgono di trasferirsi al Sud a causa del costo della vita significativamente più basso rispetto al Nord, soprattutto per quanto riguarda affitti, bollette e spese quotidiane. Con lo stesso stipendio, al Sud il potere d’acquisto è sensibilmente maggiore.

Quanto influisce il costo della vita sulle scelte di mobilità dei docenti?

Il costo della vita influisce profondamente: ad esempio, secondo l’ISTAT, la differenza di spesa mensile tra Lombardia e Puglia è di circa 1.162 euro. Questo divario rende economicamente più vantaggioso per molti docenti lavorare e vivere al Sud.

Gli aumenti previsti dal nuovo contratto nazionale risolvono il problema del gap economico tra Nord e Sud?

No, gli aumenti del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024, pur essendo significativi, non colmano il divario di spesa tra Nord e Sud. L’incremento netto in busta paga resta molto inferiore rispetto alla differenza reale del costo della vita tra le due aree.

Quali sono le conseguenze di questi trasferimenti per le scuole del Nord?

Le scuole del Nord restano con molte cattedre vacanti, in particolare in regioni come Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Ciò porta a una carenza di personale e a una maggiore instabilità negli organici scolastici.

Quali proposte vengono suggerite per ridurre il divario tra Nord e Sud per i docenti?

L’articolo suggerisce che senza interventi come un’indennità di area metropolitana o misure sul costo abitativo per il personale scolastico, il divario continuerà ad aumentare. Tali interventi potrebbero rendere più sostenibile la permanenza dei docenti nelle aree a costo della vita più alto.

Pubblicato il: 4 giugno 2026 alle ore 07:51

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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