La capogruppo della Lega in commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, Giovanna Miele, ha rilanciato venerdì 10 luglio 2026 la proposta di legge del suo gruppo per vietare l’uso dei social network ai minori di 15 anni. La deputata ha chiesto di riportare il tema al centro dell’agenda politica, collegandolo all’emergenza del disagio giovanile che affiora nelle cronache degli ultimi mesi. Il testo è già stato depositato dal Carroccio e attende ora l’avvio della discussione parlamentare.
La dichiarazione: tecnologia come argine, non come sostituto
«Il dibattito sul divieto dei social ai minori di 15 anni deve restare vivo e al centro dell’agenda politica», ha dichiarato Miele nel comunicato diffuso dall’ufficio stampa del gruppo Lega alla Camera. La deputata riconosce che la tecnologia può contribuire alla verifica dell’età di chi accede alle piattaforme, «anche attraverso la gestione attenta dei software» oggi disponibili. Precisa però che nessun filtro tecnico basta da solo a sciogliere un nodo che resta educativo e sociale. «Nessun algoritmo potrà mai sostituire il ruolo della famiglia, della scuola e della comunità educante», ha aggiunto la parlamentare, indicando come strada la costruzione di «un’alleanza tra Istituzioni, scuola e genitori» capace di rafforzare senso critico e consapevolezza digitale nei ragazzi. Un passaggio della dichiarazione fissa il perimetro politico dell’intervento: «Se deleghiamo l’educazione a un algoritmo, abbiamo già perso la sfida». La proposta lega il divieto normativo a un investimento parallelo sulla comunità educante, presentando i due binari come inscindibili nell’impostazione del gruppo.
Il quadro normativo europeo e le esperienze estere
La proposta di legge citata dalla capogruppo si affianca a un quadro normativo già in parte scritto dall’Europa. L’articolo 8 del Regolamento generale sulla protezione dei dati fissa a 16 anni la soglia europea per il consenso digitale, ma consente agli Stati membri di abbassarla fino a 13. In Italia il decreto legislativo 101/2018 ha stabilito la soglia nazionale a 14 anni: portarla a 15 richiederebbe una nuova norma di legge, che è ciò che il testo della Lega intende introdurre. La discussione italiana si apre mentre altri paesi europei ridefiniscono l’accesso dei minori ai social. La Francia ha adottato nel 2023 una legge che obbliga le piattaforme a verificare l’età degli utenti sotto i 15 anni. L’Australia, fuori dall’Unione, ha approvato nel novembre 2024 il divieto assoluto per gli under 16, ora in fase di attuazione.
Il percorso parlamentare del testo passa dalla calendarizzazione in commissione Cultura, di cui Miele è capogruppo per il Carroccio. Nelle prossime settimane il gruppo intende chiedere l’avvio della discussione e delle audizioni con associazioni di genitori, esperti di educazione digitale e rappresentanti delle piattaforme. Per le famiglie e per i docenti significa seguire l’iter del provvedimento e valutare le eventuali audizioni pubbliche calendarizzate in commissione Cultura. L’esito legislativo dipenderà dal confronto con le altre forze di maggioranza e con le opposizioni sul perimetro esatto del divieto e sugli strumenti di verifica dell’età.
Domande frequenti
Qual è l'obiettivo principale della proposta di legge della Lega sui social ai minori?
L'obiettivo è vietare l'uso dei social network ai minori di 15 anni, collegando il divieto alla necessità di affrontare il disagio giovanile e di rafforzare l'educazione digitale con il coinvolgimento di famiglie, scuola e istituzioni.
Come si inserisce la proposta italiana nel quadro normativo europeo?
La normativa europea prevede una soglia di consenso digitale a 16 anni, che può essere abbassata a 13 dagli Stati membri. In Italia attualmente la soglia è fissata a 14 anni; la proposta della Lega mira ad innalzarla a 15 anni tramite una nuova legge.
Quali sono le principali esperienze estere citate nell'articolo?
L’articolo menziona la Francia, che dal 2023 impone alle piattaforme la verifica dell’età sotto i 15 anni, e l’Australia, che ha approvato un divieto assoluto per gli under 16, ora in fase di attuazione.
Qual è il ruolo della tecnologia nella proposta di legge?
La proposta riconosce che la tecnologia può aiutare a verificare l'età degli utenti tramite software, ma sottolinea che nessun filtro tecnico può sostituire l’importanza dell’educazione fornita da famiglia, scuola e comunità.
Quali saranno i prossimi passi per la proposta di legge in Parlamento?
Il testo dovrà essere calendarizzato in commissione Cultura e sottoposto a discussione e audizioni con associazioni, esperti e rappresentanti delle piattaforme. L’esito dipenderà dal confronto tra le forze politiche e dalla definizione degli strumenti di verifica dell’età.