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Senza sguardo il cervello del neonato non impara la lingua
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Senza sguardo il cervello del neonato non impara la lingua

Studio Cambridge-Nanyang su Nature Communications: senza sguardo negli occhi il cervello dei neonati non si sincronizza e non impara la lingua.

Il contatto visivo funziona come un interruttore neurale: quando un neonato guarda negli occhi chi gli parla, le sue onde cerebrali si sincronizzano con quelle dell'adulto e la lingua entra nella memoria. Se lo sguardo viene oscurato, la sincronia si spegne e l'informazione non viene appresa. Lo dimostra uno studio pubblicato su Nature Communications il 22 luglio 2026 dal gruppo coordinato da Victoria Leong tra la University of Cambridge - annuncio dello studio e la Nanyang Technological University di Singapore.

Lo studio: 42 neonati, tre lingue inventate e occhiali scuri

Il team ha reclutato 42 bambini fra 8 e 10 mesi in Regno Unito e Singapore. A ciascun neonato sono state mostrate tre lingue artificiali, costruite con triplette di sillabe senza significato. Ogni lingua era pronunciata da una persona che indossava un tipo diverso di occhiali: lenti trasparenti, lenti parzialmente oscurate e lenti completamente scure. L'attività elettrica del cervello dei bambini e degli adulti veniva registrata in simultanea con l'elettroencefalografia, una tecnica chiamata hyperscanning.

I risultati mostrano che l'apprendimento del vocabolario avveniva solo per la lingua pronunciata con gli occhi visibili. In quella condizione l'attività cerebrale dell'adulto e quella del neonato entravano in una sincronia unidirezionale, dallo speaker al bambino, e il grado di sincronia era il predittore più affidabile dell'apprendimento, persino più dell'attività cerebrale del piccolo isolatamente considerata.

Perché senza sguardo il linguaggio non entra

Il meccanismo neurale identificato dai ricercatori è netto: lo sguardo dell'adulto agisce da segnale sociale che apre un canale di comunicazione fra due cervelli. Fuori da quel canale l'informazione arriva alle orecchie ma non viene selezionata come rilevante. Il cervello del neonato ignora ciò che non è preceduto dal contatto visivo, per quanto il suono sia identico. La sincronia misurata è unidirezionale, dall'adulto al bambino, un dettaglio importante perché mostra chi guida l'apprendimento: è lo sguardo del caregiver a trascinare l'attività cerebrale del piccolo, non viceversa.

La ricerca sfrutta strumenti di lettura elettrica dei sistemi biologici che stanno diventando centrali in molte aree scientifiche, dalla neurologia alla robotica bio-ispirata, come mostra il progetto Elettroecologia, 1,99 milioni ERC a Pisa finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca. Nel caso dei neonati la posta in gioco è però lo sviluppo del linguaggio, che si struttura fra 0 e 24 mesi grazie a migliaia di scambi quotidiani con genitori e caregiver.

Cosa dice ai genitori italiani: le linee guida SIP e OMS

Lo studio fornisce la spiegazione neurobiologica dietro le raccomandazioni pediatriche italiane e internazionali. La Società Italiana di Pediatria, che nel dicembre 2025 ha aggiornato le linee guida sul digitale, avverte che 30 minuti in più al giorno di dispositivi digitali possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni. L'Organizzazione Mondiale della Sanità è ancora più netta nelle sue Linee guida OMS attività fisica, comportamento sedentario e sonno bambini sotto i 5 anni: zero schermi prima dei 2 anni, contatto umano diretto come base dello sviluppo cognitivo.

Il perché adesso ha una risposta fisiologica: davanti a uno schermo non c'è nessuno sguardo che sincronizzi l'onda cerebrale del bambino con quella di un adulto. La stessa quantità di parole pronunciate da un video e da un genitore in faccia non produce lo stesso apprendimento. Non conta la stimolazione in astratto ma la connessione neurale mediata dallo sguardo, un meccanismo che dipende da segnali biologici sottili come confermano altri studi sui meccanismi cellulari dello sviluppo, ad esempio la ricerca sulle ciglia primarie e cardiopatie congenite.

Il messaggio operativo per famiglie e pediatri è concreto: nei primi due anni ogni minuto di sguardo reciproco è tempo speso a costruire linguaggio, mentre ogni minuto davanti a uno schermo passivo non contribuisce all'apprendimento verbale nemmeno quando il contenuto è etichettato come educativo.

Domande frequenti

Perché il contatto visivo è importante per l'apprendimento del linguaggio nei neonati?

Il contatto visivo sincronizza le onde cerebrali del neonato con quelle dell'adulto, creando un canale di comunicazione che rende l'informazione linguistica rilevante e memorizzabile. Senza questo scambio di sguardi, il cervello del bambino non seleziona il linguaggio come importante, anche se il suono arriva comunque.

Cosa succede se il neonato ascolta una lingua senza vedere gli occhi dell'adulto?

Se lo sguardo dell'adulto è oscurato, la sincronia cerebrale non si attiva e il bambino non apprende le nuove parole. L'informazione udita non viene codificata come rilevante per la memoria del linguaggio.

Cosa suggeriscono le linee guida italiane e internazionali sull'uso degli schermi nei primi anni di vita?

Le linee guida della Società Italiana di Pediatria e dell'OMS raccomandano di evitare l'uso di schermi nei bambini sotto i 2 anni, promuovendo invece il contatto umano diretto. Questo perché l'interazione faccia a faccia è fondamentale per lo sviluppo cerebrale e linguistico.

Perché la visione di video educativi non è sufficiente per l'apprendimento del linguaggio?

Anche se il contenuto video è educativo, manca la sincronizzazione neurale mediata dallo sguardo con un adulto presente. Di conseguenza, il bambino non apprende il linguaggio tramite schermi come avverrebbe nell'interazione diretta.

Qual è il ruolo dello sguardo dell'adulto nell'apprendimento linguistico del neonato?

Lo sguardo dell'adulto agisce da segnale sociale che guida e trascina l'attività cerebrale del bambino, facilitando l'acquisizione del linguaggio. La sincronia neurale è unidirezionale, dall'adulto al neonato, rendendo lo sguardo del caregiver essenziale nel processo di apprendimento.

Pubblicato il: 11 agosto 2026 alle ore 09:05

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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