A Milano cinque licei classici su dieci hanno già abbandonato il sabato in classe, e altri tre istituti storici hanno deliberato in queste settimane il passaggio. La transizione viene letta come pressione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, ma i dati dell'organico raccontano una storia diversa.
I numeri reali di Milano e cosa dice la norma
Nelle secondarie milanesi le scuole con lezioni anche al sabato sono scese da 18 a 11 su 59 negli ultimi cinque anni. Tra i dieci licei classici del capoluogo lombardo, cinque adottano già la settimana corta licei (Tito Livio, Virgilio, Setti Carraro, Omero, Allende), mentre tra i dodici scientifici otto sono passati ai 5 giorni. Il quadro normativo è più chiaro di come venga raccontato: l'articolo 5 del DPR 275/1999 sull'autonomia scolastica fissa cinque giorni come minimo di attività didattica settimanale, non come standard moderno. Sei giorni e cinque giorni sono entrambi legittimi: la scelta dipende dalla capacità organizzativa del singolo istituto.
Organici ATA: la pressione strutturale che nessuno cita
Il dato che ridimensiona il racconto del «ricatto» arriva dai numeri ufficiali. Per il 2025/26 la Lombardia ha 30.371 unità di personale ATA, di cui 8.896 a Milano: 5.766 collaboratori scolastici e 2.174 assistenti amministrativi. Sembrano tanti, ma con il decreto MIM sulle dotazioni organiche ATA arriva la stretta: il decreto 211 del 3 novembre 2025 prevede un taglio strutturale di 2.174 posti di collaboratore scolastico dal 2026/27, distribuito su tutta la secondaria nazionale.
A questo si somma la carenza di direttori amministrativi: dopo le operazioni di mobilità 2025/26 restano vacanti 1.398 posti di DSGA sui 1.435 messi a concorso. Aprire un grande liceo classico il sabato richiede vigilanza all'ingresso, presidio dei corridoi e una segreteria attiva: tre funzioni che dipendono da personale che, sulla carta, c'è in quantità inferiore al previsto. Non si tratta di un capriccio sindacale, ma di gestione di una carenza che il decreto 211/2025 renderà più acuta proprio nell'anno in cui i licei storici milanesi cambiano formato. I 2.174 posti tagliati riguardano esclusivamente la secondaria, lo stesso segmento che a Milano sta abbandonando il sabato: una coincidenza che merita una lettura più attenta del semplice racconto del ricatto di categoria.
Cosa cambia per famiglie e docenti
Per le famiglie milanesi la conseguenza pratica è duplice. Da un lato la concentrazione delle ore dal lunedì al venerdì allunga la giornata scolastica, con ricadute sulla gestione della concentrazione e della motivazione degli studenti, soprattutto nelle ultime ore del pomeriggio. Dall'altro la scelta del sabato libero rischia di diventare obbligata: con meno collaboratori scolastici, gli istituti che mantengono i sei giorni perdono personale qualificato verso le scuole a cinque, che non chiedono turnazione del sabato.
Per i docenti il punto critico è la qualità del supporto amministrativo. Una segreteria con turnover massiccio penalizza chi gestisce certificazioni, esami di idoneità, richieste di strumenti compensativi per studenti con difficoltà, pratiche che richiedono continuità di personale formato. Il vero terreno di scontro non è tra docenti e ATA, ma tra fabbisogno reale degli istituti e dotazione ministeriale, sempre più ridotta.
Lo scenario nei prossimi anni
Il modello milanese fa scuola: anche istituti tradizionalmente legati alle sei giornate, come molti licei classici di provincia, stanno valutando il passaggio. Il confronto con sistemi anglosassoni, dove il diploma di scuola superiore prevede modelli orari diversi, mostra che la settimana lunga non è di per sé garanzia di qualità: lo è la presenza di personale stabile.
Con il taglio dei 2.174 posti di collaboratore scolastico in arrivo dal prossimo anno, anche i tre licei classici milanesi che oggi tengono il sabato dovranno scegliere. Il dibattito utile non riguarda chi ha imposto i 5 giorni: riguarda se l'organico ATA verrà mai riportato al livello che la sei giorni richiederebbe.
Domande frequenti
Perché sempre più licei milanesi stanno adottando la settimana corta?
La scelta della settimana corta è legata principalmente alla carenza di personale ATA, in particolare collaboratori scolastici e direttori amministrativi, che rende difficile garantire l'apertura delle scuole anche il sabato.
Cosa prevede la normativa riguardo ai giorni di lezione settimanali?
La normativa, in particolare l’articolo 5 del DPR 275/1999, stabilisce che il minimo di attività didattica settimanale è di cinque giorni, ma lascia alle scuole autonomia organizzativa nella scelta tra cinque o sei giorni.
Quali sono le conseguenze pratiche della settimana corta per studenti e famiglie?
La settimana corta comporta giornate scolastiche più lunghe dal lunedì al venerdì, il che può influire sulla concentrazione e motivazione degli studenti; inoltre, la scelta del sabato libero può diventare obbligata a causa della riduzione del personale.
Come incide la riduzione dell'organico ATA sulla gestione delle scuole?
La riduzione dell'organico ATA, prevista dal decreto 211/2025, limita la possibilità di mantenere servizi essenziali come la vigilanza e il funzionamento della segreteria, penalizzando la qualità dell’organizzazione scolastica.
Cosa potrebbe accadere nei prossimi anni ai licei che ancora mantengono la settimana lunga?
Con il taglio previsto dei posti di collaboratore scolastico, anche i licei che oggi mantengono la settimana lunga potrebbero essere costretti a passare alla settimana corta per garantire la sostenibilità organizzativa.
Il passaggio alla settimana corta è una scelta imposta dai sindacati?
No, il passaggio non è un capriccio sindacale ma una necessità organizzativa dovuta alla reale carenza di personale e ai tagli previsti, che rendono difficile sostenere la settimana lunga.