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Reclutamento dirigenti scolastici 2026: il grande assente nel dibattito è la mobilità interregionale

Reclutamento dirigenti scolastici 2026: il grande assente nel dibattito è la mobilità interregionale

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Tra concorsi riservati e ordinari, nessuno parla dei presidi già in servizio bloccati fuori regione. Un vuoto che rischia di compromettere l'intero sistema

Concorsi e reclutamento: un dibattito a metà

Da mesi il reclutamento dei dirigenti scolastici monopolizza il confronto tra sindacati, ministero e addetti ai lavori. Le posizioni si cristallizzano attorno a due poli ormai noti: da una parte chi invoca il concorso riservato dirigenti scolastici per sanare le posizioni di quanti hanno maturato anni di esperienza senza una stabilizzazione piena, dall'altra chi difende la via del concorso ordinario come unica strada compatibile con i principi costituzionali di accesso alla pubblica amministrazione.

È un dibattito legittimo, per certi versi necessario. Ma è anche, stando a quanto emerge da un'analisi più attenta del quadro complessivo, un dibattito profondamente incompleto. Manca un pezzo. E non è un pezzo marginale.

I dirigenti dimenticati: in servizio ma fuori regione

C'è una categoria che, nel fervore della discussione sulle nuove immissioni in ruolo, viene sistematicamente ignorata: quella dei dirigenti scolastici già in servizio che operano in una regione diversa da quella di residenza o di preferenza. Presidi che hanno superato regolari procedure concorsuali, che guidano istituti scolastici, che ogni giorno affrontano le complessità della gestione amministrativa e didattica. Ma che lo fanno lontano da casa, spesso a centinaia di chilometri, senza alcuna prospettiva concreta di rientro.

Non si tratta di un fenomeno residuale. Nel corso degli ultimi cicli concorsuali, molti vincitori sono stati assegnati a regioni diverse da quella di provenienza, accettando l'incarico con la ragionevole aspettativa che, nel tempo, il sistema avrebbe consentito una forma di mobilità interregionale. Quell'aspettativa è rimasta, nella sostanza, lettera morta.

Il tema, peraltro, si intreccia con la più ampia riflessione sulla valorizzazione e la valutazione dei presidi. Come sottolineato nel recente Nuovo Sistema di Valutazione per i Dirigenti Scolastici, il ministero sta ridisegnando i criteri con cui misurare l'operato di chi guida le scuole. Ma valutare un dirigente senza garantirgli condizioni minime di stabilità personale e familiare appare, quanto meno, contraddittorio.

La mobilità interregionale che non esiste

I numeri parlano chiaro, anche quando il ministero preferisce non enfatizzarli. La mobilità interregionale dei dirigenti scolastici è stata, negli ultimi anni, praticamente inesistente. Le operazioni di trasferimento tra regioni si sono ridotte a cifre simboliche, quando non sono state del tutto azzerate.

Le ragioni sono molteplici. Da un lato, il meccanismo di assegnazione delle sedi privilegia la copertura dei posti vacanti attraverso nuove assunzioni. Dall'altro, manca una disciplina organica che regoli con chiarezza il diritto alla mobilità per i dirigenti già titolari. Il risultato è un cortocircuito: si bandiscono concorsi per coprire posti in determinate regioni, senza prima verificare se quei posti potrebbero essere occupati da dirigenti in servizio altrove che hanno espresso la volontà di trasferirsi.

È un paradosso evidente. Lo Stato spende risorse per selezionare nuovi dirigenti, mentre tiene bloccati quelli che ha già formato e immesso in ruolo.

L'avvio del percorso valutativo voluto dal ministro Valditara, descritto nel dettaglio nell'articolo Inizio della Valutazione dei Dirigenti Scolastici: Il Decreto di Valditara, aggiunge un ulteriore livello di complessità. Un dirigente costretto a operare lontano dal proprio contesto territoriale di riferimento affronta oggettivamente condizioni diverse, che il sistema valutativo dovrebbe quantomeno tenere in considerazione.

Assunzioni programmate senza guardare chi c'è già

Il nodo centrale è questo: le assunzioni dei dirigenti scolastici vengono programmate come se il personale già in ruolo non esistesse. O meglio, come se fosse inamovibile per definizione.

Quando il ministero definisce il fabbisogno regionale e determina il numero di posti da mettere a concorso, lo fa senza incrociare quei dati con le richieste di mobilità pendenti. Non esiste, di fatto, una fase preliminare in cui si consenta ai dirigenti in servizio di spostarsi prima di procedere con le nuove immissioni. Il principio, banale nella sua razionalità, secondo cui prima si consente il trasferimento dei dirigenti scolastici fuori regione e poi si coprono i posti residui con nuovi vincitori di concorso, non trova applicazione.

Questa scelta, o più probabilmente questa non-scelta, ha conseguenze a cascata:

  • Spreco di risorse: si formano nuovi dirigenti per sedi che potrebbero essere coperte con semplici trasferimenti
  • Demotivazione del personale in servizio: chi è bloccato fuori regione vede ridursi ogni anno la possibilità di rientro
  • Inefficienza organizzativa: un dirigente radicato nel territorio conosce meglio il tessuto sociale e istituzionale in cui opera la scuola
  • Disparità di trattamento: a parità di ruolo, alcuni dirigenti godono di una sede coerente con le proprie esigenze, altri no

Un principio ignorato, un sistema che zoppica

Il diritto alla mobilità non è un capriccio. È un principio riconosciuto per la generalità del personale della pubblica amministrazione e, nel comparto scuola, è disciplinato per i docenti con procedure annuali ormai consolidate. Per i dirigenti scolastici, invece, questa garanzia rimane sulla carta.

La questione resta aperta e meriterebbe un'attenzione ben diversa da quella che riceve. Il dibattito sul reclutamento scuola 2026, per essere davvero utile, dovrebbe allargarsi fino a includere chi nel sistema c'è già e chiede semplicemente di poter lavorare in condizioni più sostenibili. Non si tratta di contrapporre i diritti dei nuovi aspiranti a quelli dei dirigenti in servizio. Si tratta di costruire un meccanismo coerente, che prima ottimizzi le risorse esistenti e poi ne inserisca di nuove.

Nel frattempo, il Ritorno alla valutazione per i dirigenti scolastici: il nuovo decreto del ministro Valditara rilancia l'ambizione di un sistema meritocratico e trasparente per chi guida le scuole italiane. Un'ambizione nobile, che però rischia di suonare vuota se lo stesso sistema continua a ignorare un bisogno elementare: quello di poter essere valutati, e lavorare, nel posto giusto.

Pubblicato il: 17 aprile 2026 alle ore 10:47

Domande frequenti

Perché la mobilità interregionale dei dirigenti scolastici è un tema importante nel dibattito sul reclutamento?

La mobilità interregionale riguarda molti dirigenti già in servizio che lavorano lontano dalla propria regione, spesso senza prospettive concrete di rientro. Affrontare questo tema permetterebbe di valorizzare il personale esistente e ottimizzare l’assegnazione dei posti.

Quali sono le principali criticità del sistema attuale di assegnazione dei dirigenti scolastici?

Il sistema attuale privilegia nuove assunzioni senza considerare le richieste di trasferimento dei dirigenti già in ruolo. Questo porta a spreco di risorse, demotivazione del personale e inefficienze organizzative.

Come viene trattato il diritto alla mobilità dei dirigenti scolastici rispetto ad altri ruoli della pubblica amministrazione?

A differenza di quanto avviene per i docenti e altri dipendenti pubblici, per i dirigenti scolastici il diritto alla mobilità non è garantito da procedure consolidate, rimanendo spesso solo un principio teorico e non applicato nella pratica.

In che modo l’attuale meccanismo di reclutamento influisce sulla motivazione e sulle condizioni di lavoro dei dirigenti scolastici?

L’assenza di mobilità limita le possibilità di rientro per chi lavora lontano dalla propria regione, generando demotivazione e condizioni lavorative meno sostenibili dal punto di vista personale e familiare.

Il nuovo sistema di valutazione per i dirigenti scolastici tiene conto delle difficoltà legate alla mobilità?

Il nuovo sistema di valutazione, pur puntando a criteri meritocratici e trasparenti, rischia di non considerare adeguatamente le condizioni particolari dei dirigenti costretti a lavorare fuori regione, creando possibili disparità di trattamento.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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