Il protocollo Cecchettin sull'educazione al rispetto, firmato dal ministro Giuseppe Valditara nel gennaio 2025, torna al centro della polemica politica. A meno di sei mesi dall'entrata in vigore della legge 104/2026, il partito di Roberto Vannacci chiede di fermare i corsi ai docenti avviati in Veneto e Toscana.
La contestazione parte dal Veneto
Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, di Futuro Nazionale, ha scritto una lettera al ministro Giuseppe Valditara per chiedere lo stop al programma Cecchettin nelle scuole. Nella missiva parla di impostazione ideologica che rischia di trasformare il maschile in un genere da correggere. Sul fronte parlamentare, il deputato Rossano Sasso ha diffuso un video che documenta la formazione degli insegnanti in Veneto e Toscana su temi che secondo lui violerebbero il decreto Valditara diventato legge nel giugno 2026. Il ministero per ora non commenta, così come la Fondazione. Il coordinatore regionale del partito Guido Giacometti parla del protocollo come possibile cavallo di Troia per introdurre nelle scuole un'impostazione ideologica sul maschile. Anche Vannacci interviene, denunciando ideologia di genere ancora nelle scuole primarie nonostante la legge appena approvata dal centrodestra.
Il cortocircuito con la legge 104/2026
Il Protocollo d'intesa Ministero-Fondazione Cecchettin ETS dura tre anni e prevede azioni nelle ore di educazione civica e interventi di formazione ai docenti sui temi degli stereotipi di genere e della violenza sulle donne. Il testo si applica senza risorse aggiuntive, con clausola di invarianza finanziaria: onere organizzativo interamente a carico delle scuole.
La Legge 9 giugno 2026 n. 104 - Gazzetta Ufficiale sul consenso informato è invece entrata in vigore il 7 luglio 2026 e ha spostato l'asticella. Nell'infanzia e nella primaria vieta qualsiasi attività aggiuntiva su sessualità e affettività. Nelle secondarie richiede il consenso scritto dei genitori almeno sette giorni prima delle attività extracurricolari, mentre restano fuori dall'obbligo l'educazione al rispetto e all'empatia.
Il paradosso è tutto qui. Lo stesso ministero ha firmato l'accordo del gennaio 2025 e promosso la legge del giugno 2026, e ora deve stabilire quali contenuti dei percorsi formativi restino compatibili. Il quadro operativo della 104 e il confronto con l'UE ricorda che 20 Stati membri su 27 prevedono un'educazione sessuo-affettiva obbligatoria nel curricolo scolastico. L'Italia resta fuori insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria. In Svezia il curricolo è stato introdotto nel 1955, in Germania nel 1968, in Francia nel 1998. Sasso richiama invece la propria risoluzione approvata l'11 settembre 2024 in commissione Cultura della Camera, primo atto ufficiale italiano ad adottare la definizione ideologia di genere.
Il referendum in Cassazione e le scuole
Mentre il partito di Vannacci alza la voce, il comitato Sì educazione affettiva nelle scuole ha superato il 10 settembre 2026 le 500mila firme in circa 35 giorni di raccolta. Il deposito in Cassazione atteso entro fine mese è il primo passo verso il quesito abrogativo, sul quale la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi entro il 10 febbraio 2027. Se il percorso non incontra ostacoli, gli italiani voteranno nella primavera del 2027 con quorum del 50% più uno degli aventi diritto, soglia mai raggiunta in nessun referendum abrogativo dal 2011. Nell'attesa, presidi e collegi docenti in Veneto e Toscana devono decidere adesso quali contenuti dei corsi restino compatibili con la 104 e quali vadano riformulati.
Dal ministero è arrivata solo la promessa di verifiche interne. Futuro Nazionale attende una risposta pubblica prima che l'anno scolastico entri nel vivo dei progetti extracurricolari, quando presidi e docenti dovranno operare le prime scelte sul consenso informato delle famiglie. Sul tavolo del ministero restano tre nodi concreti: il perimetro degli interventi consentiti ai formatori esterni, la compatibilità dei moduli già erogati con la nuova normativa e la responsabilità organizzativa delle scuole, chiamate a gestire consensi e attività alternative senza personale né fondi dedicati per l'anno 2026/27.
Domande frequenti
Quali sono i principali punti di contrasto tra il Protocollo Cecchettin e la legge 104/2026?
Il Protocollo Cecchettin promuove la formazione su stereotipi di genere e violenza sulle donne anche nelle scuole primarie, mentre la legge 104/2026 vieta attività aggiuntive su sessualità e affettività nell'infanzia e nella primaria e richiede il consenso scritto dei genitori nelle secondarie per attività extracurricolari.
Cosa prevede il Protocollo Cecchettin nell'ambito scolastico?
Il Protocollo prevede azioni di educazione civica e formazione dei docenti sui temi degli stereotipi di genere e della violenza contro le donne, senza risorse aggiuntive e con oneri organizzativi a carico delle scuole, per una durata di tre anni.
Come la legge 104/2026 disciplina le attività su sessualità e affettività nelle scuole italiane?
La legge vieta qualsiasi attività aggiuntiva su sessualità e affettività nelle scuole dell'infanzia e primarie, mentre nelle secondarie consente tali attività solo con il consenso scritto dei genitori almeno sette giorni prima; l'educazione al rispetto ed empatia resta esclusa da questi obblighi.
Qual è la situazione europea sull'educazione sessuo-affettiva a scuola rispetto all'Italia?
In 20 Stati membri dell'UE l'educazione sessuo-affettiva è obbligatoria nel curricolo scolastico; l'Italia, insieme ad altri sei paesi, non la prevede ancora come obbligatoria.
Cosa succederà dopo il deposito delle firme per il referendum sull'educazione affettiva?
Dopo il deposito delle firme in Cassazione, la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi entro il 10 febbraio 2027 sulla legittimità del quesito; se il percorso prosegue senza ostacoli, il referendum abrogativo potrebbe svolgersi nella primavera 2027.
Quali sono le principali difficoltà operative che le scuole devono affrontare nell'applicazione della legge 104/2026?
Le scuole devono chiarire quali contenuti formativi siano compatibili con la nuova normativa, gestire il consenso informato delle famiglie e organizzare eventuali attività alternative, tutto senza personale o fondi aggiuntivi.