Chi resta in silenzio all'orale maturità 2026 rischia di non diplomarsi, anche se ha già accumulato i punti necessari negli scritti. La conseguenza più visibile dell'ordinanza ministeriale 54/2026 - MIM, firmata da Giuseppe Valditara il 26 marzo 2026, è la fine della scena muta come scorciatoia: il colloquio torna a essere una soglia vincolante.
L'addio alla scena muta
L'esame di quest'anno introduce un principio assente fino alla maturità 2025: il candidato che si rifiuta in modo deliberato di rispondere non supera l'esame, indipendentemente dal punteggio già accumulato. La norma nasce in risposta ai casi dello scorso giugno, quando alcuni studenti scelsero di tacere davanti alla commissione confidando nei punti già assicurati dagli scritti e dal credito scolastico.
L'ordinanza distingue due situazioni. Il silenzio dovuto a impreparazione o emozione resta ammesso e viene valutato come prestazione insufficiente, con un punteggio basso ma compatibile con l'esito positivo dell'esame. Il comportamento intenzionalmente evasivo, riconducibile alla volontà di boicottare il colloquio, comporta invece la mancata validazione dell'intera prova ai sensi dell'articolo 28 dell'ordinanza. La conseguenza pratica è doppia: la commissione deve verbalizzare il carattere deliberato del rifiuto, e lo studente è dichiarato non ammesso al diploma anche con scritti pienamente sufficienti. Per chi arrivava al colloquio con i 60 punti già garantiti da credito e prove scritte, il calcolo del giugno scorso non funziona più.
Quattro indicatori, venti punti: la nuova griglia
Cambia anche la struttura dell'orale maturità 2026. La griglia ministeriale passa da cinque a quattro indicatori, ognuno valutato con un punteggio da 0,5 a 5: il totale resta fermo a 20 punti, come negli anni precedenti, ma il peso di ogni indicatore aumenta di un quarto. I quattro descrittori riguardano l'acquisizione dei contenuti delle quattro discipline indicate dal Ministero per ciascun indirizzo, la capacità di raccordare le conoscenze con padronanza lessicale, l'argomentazione critica e il grado di autonomia e responsabilità raggiunto al termine del ciclo.
Il colloquio si apre con una riflessione del candidato sul proprio percorso scolastico, costruita sui dati del Curriculum dello studente. Prosegue con domande pluridisciplinari sulle quattro materie d'indirizzo, con uno spazio dedicato all'analisi critica dei PCTO svolti nel triennio, alla verifica delle competenze di Educazione civica e alla discussione degli elaborati delle prove scritte rinnovate già nel 2025. Per chi ha ottenuto un sei in comportamento è obbligatorio anche un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva, assegnato dal consiglio di classe in sede di scrutinio. Le competenze CLIL vengono accertate solo se il docente della disciplina non linguistica è membro interno della commissione, condizione che riduce i casi in cui la lingua straniera entra concretamente nel colloquio.
Commissioni più piccole e formazione ad hoc
L'ordinanza riduce le commissioni a cinque membri (un presidente esterno, due commissari esterni e due interni) e ne assegna una ogni due classi, contro le sette persone della formula precedente: una contrazione del 28% circa degli organici impegnati nei colloqui. Per accompagnare la novità il Ministero ha stanziato 3 milioni di euro nel 2026 e 11 milioni nel 2027 destinati alla formazione dei commissari.
Sul fronte organizzativo la commissione non può convocare più di cinque candidati al giorno: una classe di venticinque studenti richiede quindi almeno cinque giornate di soli colloqui orali, e la pianificazione del calendario va definita prima dell'avvio degli esami. Per gli studenti con disabilità o DSA il colloquio si svolge nel pieno rispetto del piano educativo individualizzato o del piano didattico personalizzato, con gli strumenti compensativi e le misure dispensative già adottati durante l'anno.
L'ordinanza 54 è il primo banco di prova della riforma introdotta dal decreto legge 127/2025: il colloquio di giugno dirà quanto della nuova grammatica dell'esame resterà nelle edizioni successive.
Domande frequenti
Cosa succede se uno studente resta in silenzio durante l'orale della maturità 2026?
Se il silenzio è dovuto a emozione o impreparazione, il candidato può ricevere un punteggio basso ma comunque essere ammesso al diploma. Se invece il silenzio è deliberato e intenzionale, lo studente non supera l'orale e non ottiene il diploma, indipendentemente dai punti già accumulati.
Come cambia la griglia di valutazione dell'orale maturità 2026?
La griglia passa da cinque a quattro indicatori, ognuno valutato da 0,5 a 5 punti, per un totale di 20 punti. Gli indicatori riguardano conoscenze disciplinari, padronanza lessicale, argomentazione critica e autonomia del candidato.
Quali sono le principali novità nella composizione delle commissioni?
Le commissioni saranno composte da cinque membri (un presidente esterno, due commissari esterni e due interni) e ogni commissione seguirà due classi. Questo comporta una riduzione del 28% degli organici rispetto agli anni precedenti.
Come si svolge il colloquio orale secondo la nuova ordinanza?
Il colloquio inizia con una riflessione sul percorso scolastico del candidato, prosegue con domande sulle quattro materie d'indirizzo, verifica le competenze di Educazione civica e i PCTO, e include la discussione degli elaborati delle prove scritte.
Come vengono gestiti gli studenti con disabilità o DSA durante l'orale?
Per questi studenti il colloquio si svolge nel rispetto del piano educativo individualizzato o del piano didattico personalizzato, con l'utilizzo degli strumenti compensativi e delle misure dispensative già adottate durante l'anno.
Cosa cambia per le competenze CLIL nell'orale maturità 2026?
Le competenze CLIL vengono accertate solo se il docente della disciplina non linguistica è membro interno della commissione, riducendo così i casi in cui la lingua straniera viene valutata durante il colloquio.