Sostituire l'ora di religione cattolica con una materia obbligatoria di Antropologia delle religioni e delle culture: la proposta della docente di Lettere Beatrice Massaro è arrivata in audizione al Senato mentre il modello confessionale attuale è già rifiutato dal 17% degli studenti italiani e dal 23,6% di chi frequenta le superiori. Nel Nord Ovest la quota di chi non si avvale sale al 24,5%, contro il 6,9% del Sud.
Cosa prevede la proposta al Senato
L'audizione è avvenuta davanti alla Commissione Cultura e Istruzione del Senato. La docente ha proposto di superare l'insegnamento della religione cattolica (IRC) e introdurre una disciplina di taglio storico, antropologico e scientifico. Non un taglio secco, ma un percorso di riconversione professionale per gli attuali insegnanti di religione, con formazione integrativa e passaggio a una nuova classe di concorso che valorizzi i titoli già posseduti.
La reazione politica è stata immediata. La deputata della Lega e vicepresidente della Commissione Cultura Giorgia Latini ha definito la richiesta «gravissima» e «folle», parlando di uso improprio del ruolo docente per veicolare posizioni ideologiche. Sul fronte opposto il sindacato SAIR, insieme al FENSIR, ha accolto favorevolmente l'impostazione, ponendo però come condizione irrinunciabile la continuità occupazionale per tutti i docenti, di ruolo e precari, che oggi tengono la disciplina.
Al Nord Ovest la rifiutano già in uno studente su quattro
Il quadro dei dati mostra un divario territoriale che pesa sulla discussione. Secondo i numeri diffusi dal Ministero dell'Istruzione e del Merito su richiesta dell'UAAR e relativi all'anno scolastico 2023/2024, il 17% degli studenti italiani, circa 1,3 milioni su 7,8, ha scelto di non avvalersi dell'IRC. Nel 2018 la quota era poco superiore al 12%: cinque punti percentuali guadagnati in sei anni, un ritmo che nessun'altra scelta didattica facoltativa ha registrato.
Il dato aggregato nasconde una geografia netta. Nel Nord Ovest il 24,5% degli studenti non frequenta l'insegnamento della religione cattolica, nel Nord Est il 23,7%, nel Centro il 19,6%. Al Sud la quota crolla al 6,9%, nelle Isole al 7,6%. La differenza tra Nord Ovest e Sud sfiora i 18 punti percentuali.
Il divario si amplifica nei singoli ordini di scuola. Alle superiori i non avvalentisi salgono al 23,6% a livello nazionale, con una forte variazione per tipo di istituto: 19% nei licei, 26% negli istituti tecnici, 29% nei professionali. Nelle medie il rifiuto è al 15,9%, alla primaria al 12,9%, all'infanzia al 13,5%: quote più basse ma anch'esse in crescita rispetto agli anni precedenti. Il modello confessionale, in altre parole, è già facoltativo di fatto per un iscritto su quattro alle superiori e per uno su tre nei professionali. La proposta Massaro interviene su una disciplina che nel Nord del Paese ha perso la sua natura di scelta prevalente, mentre nel Sud resta pressoché universale.
L'incognita dei 7.500 docenti precari
L'altra faccia della proposta è la platea dei docenti coinvolti. Il decreto sulle dotazioni organiche del MIM fissa a poco più di 23mila i posti complessivi per l'IRC, di cui circa 16mila di organico calcolato. Il SAIR stima che circa il 30%, all'incirca 7.500 persone, sia oggi precario a tempo determinato.
La riconversione ipotizzata dalla proposta poggia dunque su un organico maturo, spesso con anni di servizio alle spalle, non lontano da altri comparti in cui un docente su sei ha superato i 60 anni. Costruire un percorso formativo che porti al nuovo profilo culturale-antropologico significa mettere in bilancio contratti, classi di concorso e criteri di mobilità: la parte tecnica che, oltre alle polemiche politiche, deciderà la fattibilità del progetto.
La proposta è ora nelle mani della Commissione. Serviranno un disegno di legge e una copertura finanziaria per la formazione dei docenti: senza quelli, l'audizione resta un episodio isolato in un dibattito che i numeri mostrano già in movimento.
Domande frequenti
Cosa prevede la proposta di sostituire l'ora di religione cattolica?
La proposta prevede di sostituire l'insegnamento della religione cattolica con una materia obbligatoria di Antropologia delle religioni e delle culture, dal taglio storico, antropologico e scientifico.
Qual è la situazione attuale della frequenza dell'ora di religione in Italia?
Attualmente il 17% degli studenti italiani non si avvale dell'insegnamento della religione cattolica, con percentuali che salgono al 24,5% nel Nord Ovest e restano molto basse al Sud (6,9%). La tendenza è in crescita rispetto agli anni precedenti.
Quali sono le principali reazioni politiche e sindacali alla proposta?
La proposta ha suscitato reazioni contrastanti: la Lega l’ha definita gravissima e ideologica, mentre i sindacati SAIR e FENSIR la valutano positivamente, chiedendo però garanzie per la continuità occupazionale dei docenti.
Quanti docenti sarebbero coinvolti dalla riforma e quali sarebbero le conseguenze per loro?
La riforma coinvolgerebbe circa 23.000 docenti di religione, di cui circa 7.500 precari. La proposta prevede percorsi di riconversione professionale e formazione integrativa per garantire la transizione e la tutela occupazionale.
Quali sarebbero i prossimi passi per l'approvazione della proposta?
La proposta è ora all'esame della Commissione Cultura e Istruzione del Senato e richiede la presentazione di un disegno di legge e la copertura finanziaria necessaria per la formazione dei docenti.
Perché esistono forti differenze regionali nella scelta di non avvalersi dell'ora di religione?
I dati mostrano un divario territoriale marcato: nel Nord il rifiuto dell'IRC è molto più elevato rispetto al Sud, dove l'adesione resta quasi universale, riflettendo differenze culturali e sociali tra le diverse aree del Paese.