La proposta dell'Anief di mandare in pensione a 60 anni tutto il personale della scuola arriva mentre l'Italia continua a guidare la classifica OCSE per età degli insegnanti. Il sindacato chiede una nuova finestra previdenziale per docenti della secondaria, ATA, DSGA, ricercatori e professori universitari: una platea di 1,4 milioni di lavoratori oggi tenuta fuori dalle uscite anticipate.
La proposta Anief: finestra a 60 anni per 1,4 milioni
La richiesta poggia su due pilastri. Il primo: includere nei lavori gravosi tutto il personale dei comparti Istruzione, Università, Ricerca e AFAM, oggi limitati ai soli docenti di infanzia, primaria e agli educatori degli asili nido. Il secondo: aprire una finestra che consenta l'uscita a 60 anni senza penalizzazioni sul calcolo dell'assegno, con pieno riconoscimento dei contributi versati.
La proposta accompagna una seconda misura, il riscatto gratuito degli anni di laurea sul modello del DPR 1092/1973 previsto per gli ufficiali delle forze armate. L'argomento del sindacato è il burnout: nelle scuole italiane il personale over 60 rappresenta una quota strutturalmente alta, con conseguenze documentate sulla salute psicofisica e sul carico di lavoro quotidiano.
Allo stato resta solo una richiesta sindacale. La normativa vigente fissa la pensione di vecchiaia a 67 anni e tre mesi dal 2028, secondo i nuovi requisiti previdenziali contenuti nella circolare INPS sui requisiti pensionistici 2027 e 2028. L'eventuale apertura di una finestra dedicata alla scuola dipenderà dalla prossima legge di bilancio.
Perché conta: in Italia il doppio di docenti over 60 rispetto all'UE
Il dato che sostiene la proposta è la composizione anagrafica del corpo docente italiano. Secondo l'indagine OCSE TALIS 2024 l'età media degli insegnanti italiani è di 48 anni, tre anni sopra la media OCSE. Quasi la metà (49%) ha almeno 50 anni e solo il 3% non supera i 30.
I numeri Eurostat sono ancora più nitidi. Gli over 60 nelle aule italiane sono il 18%, contro una media europea del 9%: una quota esattamente doppia. La fascia over 50 raggiunge il 57% del totale, mentre nella UE si ferma al 36%. Nella secondaria di secondo grado si tocca il 62% di docenti almeno cinquantenni.
Il confronto internazionale chiude il quadro: gli unici Paesi con un'anzianità vicina alla nostra sono Lituania, Estonia, Bulgaria, Grecia, Lettonia e Austria, tutti tra il 45% e il 50% di over 50. Sull'altro versante Malta e Regno Unito tengono gli over 50 al 20%. Il nodo italiano non è la richiesta dei 60 anni: è il fatto che a quell'età molti docenti sono in cattedra da quasi tre decenni, con immissioni in ruolo concentrate fra i 40 e i 50 anni. Lo stesso ricambio è il presupposto delle nuove misure di investimento sul personale educativo.
L'unica via oggi: riscatto laurea fino a oltre 30mila euro
A normativa vigente l'unico strumento per anticipare l'uscita è il riscatto degli anni universitari. La differenza di costo è netta. Il riscatto agevolato, accessibile a chi ha iniziato l'università dopo il 1996, pesa circa 6.200 euro per anno: per una laurea quinquennale supera i 31mila euro. Il riscatto ordinario, calcolato in percentuale sulla retribuzione, oscilla tra 7.900 e 13mila euro all'anno: una laurea quinquennale può sfondare i 65mila euro, fuori portata per gran parte della categoria.
L'effetto è quello descritto dal sindacato: la finestra esiste, ma è raggirabile solo da chi può permettersi un esborso a cinque cifre. Per chi non ha quei capitali resta il traguardo dei 67 anni, in una professione dove la metà del personale è già over 50. Il clima sul campo non aiuta, fra carichi burocratici crescenti e la conflittualità riaperta dallo sciopero nazionale di maggio contro Invalsi e nuove indicazioni.
Senza ricambio generazionale anche la spinta sull'innovazione didattica fatica a tradursi in pratica, come segnala la visione di Giannelli sull'intelligenza artificiale a scuola: senza un turnover effettivo l'aggiornamento tecnologico resta affidato a corpi docenti con quasi trent'anni di servizio. La proposta Anief sarà valutata in manovra; nel frattempo l'età media in cattedra continua a salire e l'uscita anticipata passa quasi tutta dal riscatto a pagamento.
Domande frequenti
Qual è la proposta dell'Anief riguardo la pensione a 60 anni per il personale scolastico?
L'Anief propone una finestra pensionistica a 60 anni senza penalizzazioni per tutto il personale dei comparti Istruzione, Università, Ricerca e AFAM, estendendo i lavori gravosi e riconoscendo totalmente i contributi versati.
Perché l'Italia ha un problema di età avanzata tra i docenti rispetto agli altri Paesi europei?
In Italia il 18% dei docenti ha più di 60 anni, il doppio della media europea, e il 57% ha almeno 50 anni. Questo è dovuto a immissioni in ruolo tardive e a una normativa che ritarda l'uscita dal lavoro.
Quali sono le attuali possibilità per anticipare la pensione nel settore scuola?
Attualmente, l'unica possibilità è il riscatto degli anni universitari, che comporta un costo rilevante: tra 6.200 e 13.000 euro l'anno, con una laurea quinquennale che può arrivare a costare oltre 30.000 euro.
Quali categorie di personale sarebbero coinvolte dalla proposta Anief?
La proposta coinvolgerebbe docenti della scuola secondaria, personale ATA, DSGA, ricercatori e professori universitari, per un totale di circa 1,4 milioni di lavoratori.
Cosa ostacola attualmente l'introduzione della pensione a 60 anni nel comparto istruzione?
L'attuazione della proposta dipende dalla prossima legge di bilancio, poiché la normativa attuale prevede la pensione di vecchiaia a 67 anni e tre mesi dal 2028.
Quali sono le conseguenze di un corpo docente mediamente anziano per la scuola italiana?
Un'età media elevata tra i docenti comporta problemi di salute e burnout, oltre a ostacolare il ricambio generazionale e l'innovazione didattica nelle scuole.