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L'Italia raggiunge il target Ue per il 2030 sull'abbandono scolastico, fissando a 8,2 la percentuale di chi non completa il ciclo di studi fino al diploma
Scuola

L'Italia raggiunge il target Ue per il 2030 sull'abbandono scolastico, fissando a 8,2 la percentuale di chi non completa il ciclo di studi fino al diploma

Italia all'8,2%, sotto la soglia Ue del 9%. Ma a Catania un giovane su quattro lascia la scuola, e tra gli stranieri delle grandi città si supera il 50%.

Nel 2025 la quota di giovani italiani tra 18 e 24 anni che ha lasciato la scuola prima del diploma è scesa all'8,2%, sotto la soglia del 9% fissata dall'Unione europea come obiettivo per il 2030. Il dato, ricavato dalle rilevazioni Eurostat, colloca l'Italia tra i 17 Stati Ue che hanno già raggiunto il target ed è emerso da una recente analisi della Fondazione Openpolis basata su dati europei.

Il quadro europeo

In media, nel continente il tasso di abbandono scolastico si è fermato al 9,1%, secondo Eurostat. Le distanze fra gli Stati membri restano marcate: Romania e Germania guidano la classifica delle criticità con il 15,5% e il 13,1%, seguite dalla Spagna al 12,8%. La Francia si attesta al 7%, mentre la Polonia scende sotto il 4%. Alcuni paesi del nord Europa, Germania in testa, si stanno allontanando dalla traiettoria di riduzione seguita dagli altri, con dati in peggioramento rispetto agli anni scorsi. Per l'Italia il traguardo arriva dopo oltre un decennio di riduzioni progressive: a metà degli anni Duemila la quota di abbandoni superava il 20%, poi era calata sotto il 14% negli anni Dieci, prima di allinearsi alle soglie europee. La media nazionale però non racconta tutto: dentro i confini italiani il fenomeno cambia molto per grado di urbanizzazione. Nelle città sfiora la doppia cifra (9,5%), mentre nelle aree intermedie scende al 7,3% e in quelle rurali si ferma all'8%. Dati Eurostat 2025 sull'abbandono scolastico.

Il divario nelle grandi città

La geografia urbana della dispersione ribalta la fotografia nazionale: a Catania oltre un giovane su quattro tra i 18 e i 24 anni ha lasciato la scuola prima del diploma, il 26,5% rilevato nel 2021, il valore più alto d'Italia. Seguono Palermo al 19,8% e Napoli al 17,6%; poi Cagliari al 16,3%, Messina al 14,6%, Genova e Bari entrambe al 13,8%. Roma e Reggio Calabria restano sotto il 10%. Il divario si amplia ulteriormente sui giovani con cittadinanza non italiana: a Catania la quota di chi lascia gli studi arriva al 68,6%, seguita da Bari al 60% e Cagliari al 59,2%. Napoli, Palermo e Messina superano tutte il 50%. Il quadro conferma quanto la condizione di partenza pesi sull'esito scolastico e, insieme, quanto la sola media nazionale possa oscurare le disuguaglianze territoriali. Un tema che si intreccia anche con la dispersione implicita raccontata su Edunews24, forma di uscita che non compare nelle statistiche ufficiali.

Il legame fra svantaggio economico familiare e uscita precoce pesa in modo evidente sui numeri: a Catania oltre un terzo di chi ha lasciato gli studi ha genitori senza diploma, quota che a Cagliari sale al 31,9% e a Palermo al 29,1%. La distanza fra il traguardo nazionale e la realtà dei quartieri più fragili resta il primo terreno di intervento.

Domande frequenti

Qual è la percentuale attuale di abbandono scolastico in Italia e come si confronta con il target europeo?

Nel 2025 la percentuale di giovani italiani tra 18 e 24 anni che hanno lasciato la scuola prima del diploma è scesa all'8,2%, inferiore al target UE del 9% fissato per il 2030.

Come si posiziona l'Italia rispetto agli altri Paesi europei in termini di abbandono scolastico?

L'Italia è tra i 17 Paesi UE che hanno già raggiunto il target europeo, mentre la media continentale è al 9,1%. Paesi come Romania, Germania e Spagna registrano percentuali sensibilmente superiori.

Esistono differenze territoriali nell'abbandono scolastico in Italia?

Sì, il fenomeno varia molto per grado di urbanizzazione: nelle città il tasso è del 9,5%, nelle aree intermedie scende al 7,3% e in quelle rurali all'8%. Nelle grandi città del Sud, come Catania, Palermo e Napoli, i valori sono molto più alti della media nazionale.

Qual è la situazione dell'abbandono scolastico tra i giovani con cittadinanza non italiana?

Il tasso di abbandono scolastico tra i giovani con cittadinanza non italiana è decisamente più elevato, raggiungendo il 68,6% a Catania e superando il 50% in altre città come Bari, Cagliari, Napoli, Palermo e Messina.

Quali fattori incidono maggiormente sull'abbandono scolastico in Italia?

Lo svantaggio economico familiare ha un impatto rilevante: nelle città con i tassi più alti, oltre un terzo dei giovani che abbandonano gli studi ha genitori senza diploma, evidenziando il legame tra contesto familiare e dispersione scolastica.

Pubblicato il: 16 settembre 2026 alle ore 10:29

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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