- La cornice normativa: il decreto ministeriale n. 29 del 2026
- Le tre specializzazioni: Elettronica, Elettrotecnica, Automazione
- Il primo biennio: le basi scientifiche e tecniche
- Le discipline centrali del triennio
- Cosa cambia davvero rispetto al vecchio ordinamento
- Le ricadute pratiche per scuole e famiglie
- Domande frequenti
La cornice normativa: il decreto ministeriale n. 29 del 2026
La riforma degli istituti tecnici compie un altro passo avanti. Con il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha ridefinito i quadri orari e aggiornato i contenuti disciplinari dell'indirizzo Elettronica ed Elettrotecnica, uno dei pilastri storici dell'istruzione tecnica industriale italiana. Le novità entreranno in vigore a partire dall'anno scolastico 2026/2027, coinvolgendo in prima battuta le classi prime.
Non si tratta di uno stravolgimento strutturale. L'impalcatura generale del percorso resta riconoscibile, ma i contenuti tecnici vengono sottoposti a una revisione mirata, pensata per allineare la formazione scolastica all'evoluzione rapidissima delle tecnologie digitali e dell'automazione industriale. Un intervento che si inserisce nel quadro più ampio della riforma degli istituti tecnici, come emerge anche dalle Importanti Novità per gli Istituti Tecnici a Partire dal 2026/2027, che ha ridisegnato l'offerta formativa di diversi indirizzi.
Le tre specializzazioni: Elettronica, Elettrotecnica, Automazione
Il percorso mantiene la sua tradizionale articolazione in tre specializzazioni:
- Elettronica, focalizzata sulla progettazione e gestione di circuiti e dispositivi elettronici;
- Elettrotecnica, orientata verso impianti e sistemi per la produzione, trasporto e distribuzione dell'energia elettrica;
- Automazione, dedicata ai sistemi di controllo automatico, alla robotica e all'integrazione tra hardware e software industriale.
È soprattutto quest'ultima specializzazione a guadagnare peso specifico nel nuovo ordinamento. L'automazione industriale — dai PLC ai sistemi SCADA, dalla meccatronica alla robotica collaborativa — rappresenta oggi uno dei settori a più alta domanda di competenze tecniche qualificate. Il decreto ne prende atto, potenziando lo spazio riservato a queste tematiche all'interno del curriculum.
Il primo biennio: le basi scientifiche e tecniche
Stando a quanto emerge dal testo del provvedimento, il primo biennio conserva la sua funzione propedeutica. L'obiettivo è costruire un solido bagaglio di competenze scientifiche e tecniche fondamentali: matematica, fisica, chimica, scienze e tecnologie informatiche, oltre alle discipline dell'area comune (italiano, storia, lingua straniera, diritto ed economia).
È in questa fase che lo studente acquisisce gli strumenti analitici e il linguaggio tecnico necessari per affrontare il triennio di specializzazione. Nessuna rivoluzione nei contenuti del biennio, dunque, ma un'attenzione rinnovata alla coerenza verticale del percorso: le competenze acquisite nei primi due anni devono raccordarsi senza discontinuità con le materie tecniche del triennio successivo.
Le discipline centrali del triennio
Il cuore dell'aggiornamento riguarda le discipline caratterizzanti del secondo biennio e del quinto anno. Due materie, in particolare, emergono come assi portanti del nuovo impianto didattico:
- Elettronica ed Elettrotecnica — la disciplina cardine dell'indirizzo, rivista per includere riferimenti aggiornati a componenti, tecnologie e standard attuali. Si va dai semiconduttori di ultima generazione ai convertitori di potenza ad alta efficienza, passando per i sistemi embedded e l'elettronica di segnale.
- Progettazione di sistemi elettrici ed elettronici — rafforzata nel suo profilo laboratoriale e progettuale. L'accento cade sulla capacità di progettare, simulare e realizzare sistemi integrati, con un approccio che privilegia il problem solving e il lavoro su casi reali.
A queste si affiancano, a seconda della specializzazione scelta, insegnamenti di sistemi automatici, tecnologie e progettazione di sistemi elettrici ed elettronici (TPSEE) e telecomunicazioni. Il filo conduttore è l'integrazione tecnologica: non più compartimenti stagni tra elettronica, informatica e automazione, ma un approccio interdisciplinare che rispecchia la convergenza in atto nel mondo produttivo.
Cosa cambia davvero rispetto al vecchio ordinamento
Vale la pena essere chiari su un punto: il decreto ministeriale n. 29/2026 non riscrive da zero l'indirizzo Elettronica ed Elettrotecnica. La struttura del quinquennio, l'alternanza tra area comune e area di indirizzo, la suddivisione in biennio propedeutico e triennio di specializzazione — tutto questo resta sostanzialmente invariato.
Quello che cambia sono i contenuti disciplinari. Ed è un cambiamento tutt'altro che cosmetico. I programmi vigenti, figli della riforma Gelmini del 2010, mostravano ormai segni evidenti di obsolescenza. Tecnologie come l'Internet of Things, i sistemi cyber-fisici, la manutenzione predittiva basata su intelligenza artificiale, la progettazione assistita con strumenti di simulazione avanzata: tutto questo era assente o marginale nei vecchi quadri orari. Il nuovo decreto prova a colmare il divario.
Non mancano, come sempre accade, le incognite. L'aggiornamento dei contenuti presuppone docenti formati sulle nuove tecnologie e laboratori attrezzati. Su entrambi i fronti, la situazione degli istituti tecnici italiani è a macchia di leopardo. Alcune scuole del Nord e del Centro dispongono di dotazioni all'avanguardia; altre, soprattutto nel Mezzogiorno, faticano a garantire anche la strumentazione di base.
Le ricadute pratiche per scuole e famiglie
Per le famiglie che dovranno orientare i propri figli nelle iscrizioni del prossimo anno, il messaggio è relativamente semplice: chi si iscriverà in prima nell'a.s. 2026/2027 seguirà il nuovo ordinamento; le classi successive proseguiranno con i programmi attuali fino a esaurimento del ciclo.
Per le scuole, la partita è più complessa. I collegi docenti e i dipartimenti disciplinari saranno chiamati a riprogrammare la didattica, aggiornare le programmazioni annuali, eventualmente rivedere le dotazioni laboratoriali. Il tutto in tempi relativamente stretti, considerando che il decreto è stato pubblicato a febbraio e le lezioni del nuovo anno scolastico inizieranno, nella maggior parte delle regioni, a settembre.
Per i dirigenti scolastici, già alle prese con le complessità gestionali e organizzative degli istituti — compreso il Nuovo Sistema di Valutazione per i Dirigenti Scolastici recentemente introdotto — si aggiunge un ulteriore tassello da gestire: garantire che la transizione al nuovo ordinamento avvenga in modo ordinato e senza contraccolpi sulla qualità della didattica.
Resta, come sempre nel sistema scolastico italiano, la distanza tra la norma scritta e la sua applicazione concreta. Il decreto disegna un profilo formativo moderno e coerente con le esigenze del tessuto produttivo. Tradurlo in pratica, nelle aule e nei laboratori di oltre mille istituti tecnici sparsi per la penisola, è un'altra storia. Una storia che si comincerà a scrivere il prossimo settembre.