Red carpet, fotografo, ballo a tema Tiffany, buffet con i prof: le scuole italiane copiano il prom americano per chiudere l'anno scolastico 2025/26. Tra i maturandi che celebrano i 100 giorni, il 65% sceglie una festa privata con i compagni, dieci punti in più rispetto al 2025, secondo l'ultimo sondaggio Skuola.net.
Il prom sbarca anche nei licei pubblici
Il modello arriva direttamente dall'high school statunitense. La cronaca racconta di balli di fine anno con red carpet e fotografi professionisti, inviti personalizzati per ogni docente in base alla materia, cene di classe organizzate come piccoli galà. Una scuola allestisce un ballo a tema Tiffany; un liceo trasforma il cortile in pista da ballo con buffet e musica fino a mezzanotte. Niente di tutto questo era nel calendario scolastico di dieci anni fa, ed era difficile immaginarlo anche solo qualche anno fa. La differenza, oggi, è che a tirare l'iniziativa non sono solo le famiglie ma anche presidi e docenti, sempre più consapevoli che agganciare i linguaggi degli studenti fuori dall'aula passa anche da format che gli studenti riconoscono come propri, dai social ai grandi eventi di chiusura del ciclo.
Duemila euro per otto secondi: il precedente del Garante
Il salto non è solo culturale, è anche giuridico. Il 13 marzo 2025, con il provvedimento n. 134, il Garante della Privacy ha sanzionato l'Istituto Alberghiero Mediterraneo di Pulsano (Taranto) per aver caricato sul canale YouTube della scuola un video di 11 minuti e 25 secondi in cui per soli 8 secondi compariva il volto di un alunno minorenne. Multa: 2.000 euro, oltre alla pubblicazione dell'ordinanza sul sito dell'Autorità. La cornice normativa applicabile, ricorda il Garante, prevede sanzioni fino a 20 milioni di euro per le violazioni più gravi del Regolamento UE 2016/679.
Il principio si applica identico ai balli di fine anno: per un istituto scolastico, soggetto pubblico, non basta il consenso di studenti e genitori a diffondere foto o video di minori. L'art. 2-ter del Codice Privacy chiede una norma di legge, di regolamento o un atto amministrativo generale che autorizzi la diffusione, con finalità proporzionata. Nel caso di Pulsano la scuola aveva pure raccolto il consenso dell'alunno credendolo quattordicenne, ma il ragazzo doveva ancora compiere gli anni: il consenso era nullo e la responsabilità è rimasta tutta sull'istituto. Pubblicare il reel del prom sul profilo Instagram dell'istituto, anche con buone intenzioni promozionali, è una scelta che il Garante Privacy ha già ritenuto illecita in assenza di copertura normativa.
Cosa cambia per la festa del 2026
Per docenti e dirigenti che organizzano una festa, il punto pratico è uno solo: separare la festa dal social. Le riprese fatte dalle famiglie per uso personale restano fuori dal perimetro del GDPR. Quello che entra nel perimetro è ciò che la scuola pubblica con il proprio account istituzionale, anche se "tutti hanno firmato" la liberatoria. Il caso di Pulsano lo dice in modo netto: in ambito pubblico la liceità si fonda su un compito di interesse pubblico previsto da fonte normativa, non sulla volontà del singolo. Vale anche per le pagine Instagram della classe gestite da un docente referente.
C'è poi un altro dato che spesso non rientra nelle cronache. Sempre Skuola.net rileva che il 19% degli studenti che rinuncia ai 100 giorni motiva la scelta con "crisi economica e guerre, c'è poco da festeggiare": era il 10% l'anno prima. Un altro 15% (era 10%) salta l'evento per disagio sociale. La festa del prom non è universale, e le strategie per mantenere alta la motivazione a fine anno devono tenere insieme entrambi i fronti: chi vuole il red carpet e chi resta in classe perché non se la sente o non se lo può permettere.
A pochi giorni dall'ultima campanella, la lezione più concreta del provvedimento del Garante è semplice: la festa si fa, il video no, almeno non quello pubblicato dal canale ufficiale della scuola.
Domande frequenti
Quali sono i rischi per una scuola che pubblica video della festa di fine anno sui propri canali ufficiali?
La scuola rischia sanzioni da parte del Garante della Privacy, anche se ha raccolto il consenso delle famiglie. La normativa richiede un'autorizzazione specifica tramite legge o regolamento per la diffusione di immagini di minori da parte di enti pubblici.
Il consenso di studenti e genitori è sufficiente per pubblicare foto o video di minori da parte della scuola?
No, il semplice consenso non è sufficiente. È necessario che ci sia una base normativa che autorizzi la diffusione di queste immagini, indipendentemente dalle liberatorie firmate.
Le famiglie possono pubblicare liberamente sui social i video della festa?
Le riprese fatte dalle famiglie per uso personale non rientrano nel perimetro del GDPR e possono essere condivise privatamente. Tuttavia, solo la diffusione tramite i canali ufficiali della scuola è soggetta alle restrizioni più severe.
Cosa si intende con la raccomandazione di 'separare la festa dal social' per le scuole?
Significa che le scuole dovrebbero evitare di pubblicare foto e video degli eventi sui propri account istituzionali, per non incorrere in violazioni della privacy. La documentazione della festa dovrebbe rimanere nell'ambito privato e non essere diffusa pubblicamente dal soggetto pubblico.
Il provvedimento del Garante riguarda solo i video pubblicati su YouTube o anche altri social?
Il provvedimento si applica a qualsiasi piattaforma utilizzata dalla scuola, inclusi Instagram, Facebook e altri social network. La regola vale per tutti i canali ufficiali dell’istituto, indipendentemente dal tipo di social utilizzato.