Il Senato ha approvato il 4 giugno 2026 il DDL S.1735 sul consenso informato in ambito scolastico, voluto dal ministro Giuseppe Valditara: 78 sì e 38 no, in linea con il voto della Camera del 3 dicembre 2025. L'Italia entra così nel gruppo di sette Stati dell'Unione Europea senza obbligo di educazione sessuale a scuola, mentre i dati ISS mostrano che a 17 anni usa il preservativo il 65,9% dei ragazzi e il 56,8% delle ragazze.
Cosa prevede il consenso informato
Il testo, identico nei due rami del Parlamento, vincola l'educazione sessuale e affettiva a tre passaggi. Le scuole secondarie di primo e secondo grado dovranno raccogliere il consenso scritto dei genitori (o dello studente se maggiorenne) almeno sette giorni prima dell'inizio di ogni attività su sessualità e affettività, indicando finalità, obiettivi, contenuti e percorso alternativo per chi non aderisce.
Negli asili nido e nella scuola primaria è vietata qualunque attività su questi temi al di fuori dei programmi ministeriali. L'articolo 2 impone che gli esperti esterni vengano approvati dal Collegio dei docenti e dal Consiglio d'istituto in base a titoli, esperienze e coerenza con le finalità educative; l'articolo 3 chiarisce che la legge non comporta nuovi oneri per la finanza pubblica.
Sul piano del clima politico, la cronaca della protesta di Gallarate mostra quanto il tema sia diventato divisivo nell'opinione pubblica nei mesi che hanno preceduto il voto definitivo.
L'Italia tra i 7 Stati UE senza obbligo formativo
Con l'approvazione del DDL, l'Italia conferma il proprio modello facoltativo: l'educazione sessuale non rientra fra le materie obbligatorie. In Europa l'obbligo vige in 20 Stati su 27; gli altri sei senza obbligo formativo sono Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria. La distanza temporale è altrettanto netta: la Svezia ha introdotto l'obbligo nel 1955, la Germania nel 1968, la Francia nel 1998. Nei Paesi Bassi i percorsi affettivi iniziano già a quattro anni, all'opposto del divieto italiano sotto i dodici.
Il confronto pesa nei numeri sanitari. Secondo l'aggiornamento epidemiologico dell'Istituto Superiore di Sanità sulle infezioni sessualmente trasmesse, nel 2021 la sorveglianza clinica ha registrato 5.761 nuovi casi di IST. Le segnalazioni di gonorrea sono triplicate tra il 2010 e il 2021, mentre la clamidia è quadruplicata dal 2008. L'indagine HBSC ISS-OMS 2021-2022 fotografa adolescenti con conoscenze fragili: a 17 anni usa il preservativo il 65,9% dei ragazzi e il 56,8% delle ragazze, in calo rispetto al 2014.
La nuova legge prevede l'introduzione, per la prima volta, di lezioni sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili nei programmi delle medie e delle superiori. Resta da definire come questo modulo si concilierà con il filtro del consenso preventivo: senza il via libera scritto della famiglia, lo studente non potrà parteciparvi.
Cosa cambia per scuole, docenti e famiglie
Per i dirigenti scolastici il nodo operativo è la catena documentale: pubblicare il calendario delle attività, allegare materiali, raccogliere consensi e organizzare il percorso alternativo. La presenza dell'esperto esterno passa per due delibere collegiali distinte, con tempi che difficilmente staranno dentro le sette giornate previste per la convocazione delle famiglie.
Per i docenti, l'educazione affettiva resta dentro l'educazione civica e i programmi di scienze coprono come prima la parte biologica della riproduzione. È il perimetro intorno a tutto ciò che esce da questi binari a essere ridisegnato. Il quadro della scuola italiana tra economia e sfide educative inquadra l'impatto della scelta nel contesto delle altre priorità del sistema.
Sul fronte del personale, la riforma si innesta su un settore già sotto pressione: le proposte sull'elenco nazionale degli idonei e le nuove assunzioni segnalano quanti dossier aperti pesano oggi sulle segreterie.
I decreti attuativi dovranno chiarire format e tempistica della modulistica entro l'avvio dell'anno scolastico 2026/2027. Da settembre saranno presidi e collegi docenti a doversi misurare con il nuovo perimetro, mentre il quadro epidemiologico sui giovani continuerà a essere il primo termometro dell'efficacia della scelta.
Domande frequenti
Cosa prevede il DDL S.1735 sull’educazione sessuale a scuola?
Il DDL S.1735 introduce l’obbligo per le scuole di raccogliere il consenso scritto dei genitori (o dello studente se maggiorenne) almeno sette giorni prima di qualsiasi attività su sessualità e affettività, specificando finalità, obiettivi, contenuti e percorso alternativo. L’attività è vietata negli asili nido e nella scuola primaria fuori dai programmi ministeriali.
L’educazione sessuale è obbligatoria nelle scuole italiane?
No, in Italia l’educazione sessuale non è obbligatoria; viene attuata solo su base facoltativa con il consenso delle famiglie. L’Italia si colloca tra i sette Stati membri dell’UE senza obbligo formativo in materia.
Come cambia l’organizzazione scolastica con la nuova legge?
I dirigenti scolastici dovranno pubblicare i calendari delle attività, allegare materiali informativi, raccogliere consensi e predisporre percorsi alternativi per chi non partecipa. La selezione degli esperti esterni richiede l’approvazione del Collegio dei docenti e del Consiglio d’istituto.
Quali sono i dati italiani sull’uso del preservativo tra i giovani?
Secondo l’ISS, a 17 anni usa il preservativo il 65,9% dei ragazzi e il 56,8% delle ragazze, percentuali in calo rispetto al 2014. Questa fragilità nelle conoscenze è accompagnata da un aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili tra i giovani.
Quando entreranno in vigore le nuove disposizioni sull’educazione sessuale?
I decreti attuativi dovranno definire format e tempistica della modulistica entro l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027. Da settembre 2026 le scuole dovranno adeguarsi alle nuove regole.
Quali sono le differenze tra il modello italiano e quello degli altri paesi europei?
A differenza di 20 Stati UE che hanno reso obbligatoria l’educazione sessuale, l’Italia mantiene un modello facoltativo con forti limitazioni e consenso preventivo delle famiglie. Altri paesi, come Svezia, Germania e Francia, hanno introdotto l’obbligo già da decenni e spesso iniziano i programmi in età molto più precoce.