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Occupazione, il gap Nord-Sud in Italia è oltre 4 volte quello OCSE
Lavoro

Occupazione, il gap Nord-Sud in Italia è oltre 4 volte quello OCSE

Nelle province italiane peggiori il tasso di disoccupazione è oltre 4 volte quello delle migliori. Perché la mobilità aggrava il gap.

Il divario Nord-Sud sul lavoro certificato dall'OCSE colpisce: nelle province italiane con i risultati peggiori la disoccupazione è oltre 4 volte quella del quintile migliore, contro un rapporto di circa 2 nella media dell'area OCSE.

Il quadro macro dell'Employment Outlook 2026

L'Employment Outlook OCSE 2026 sull'Italia certifica un tasso di disoccupazione al 5% a maggio 2026, il più basso mai registrato, in linea con la media OCSE del 4,9%. Anche l'occupazione tocca il record: 62,8% nel primo trimestre 2026, spinta soprattutto dagli ultimi due anni. Ma resta 9,3 punti percentuali sotto la media OCSE del 72,1%, con il gap più marcato su donne e giovani, e la crescita del tasso ha rallentato mentre in Grecia, Portogallo e Spagna procede più forte.

Il dato aggregato nasconde una geografia diseguale. In oltre la metà dei Paesi OCSE i tassi di occupazione provinciali variano di più di 20 punti percentuali. L'Italia è il caso più estremo: le province del Mezzogiorno restano lontane da quelle del Nord industriale, e la distanza è più ampia di quella tra molti Paesi diversi dell'area OCSE.

Il gap Nord-Sud è il più ampio dell'area OCSE

Il dato che meglio fotografa lo squilibrio è il rapporto tra province: nel quintile con la disoccupazione più alta il tasso è oltre 4 volte superiore a quello del quintile con i risultati migliori. La media OCSE è circa 2 volte. Nessun altro Paese OCSE registra un divario altrettanto ampio.

Dall'inizio degli anni 2010 le disparità territoriali nei tassi di occupazione si sono ridotte del 10,4% rispetto alla media nazionale, in linea con il resto dell'OCSE. La convergenza esiste ma è lenta, e il paradosso è nella mobilità. I lavoratori italiani si muovono davvero dalle regioni con basso tasso di occupazione verso quelle con tassi alti, però i flussi restano troppo esigui per correggere il quadro.

Chi parte non è un campione casuale. Chi lascia le regioni a basso tasso di occupazione è, in media, più giovane, più istruito e più spesso già occupato di chi resta. La mobilità interregionale così rafforza le disparità territoriali invece di ridurle: la regione di partenza perde capitale umano, quella di arrivo lo accumula.

Sul fronte salariale, il quadro peggiora. I salari reali in Italia sono ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, il gap più ampio tra le grandi economie dell'area OCSE. Le previsioni OCSE indicano un ulteriore calo dello 0,9% nel 2026, seguito da un recupero minimo dello 0,2% nel 2027, complice il ridotto numero di rinnovi contrattuali attesi.

Cosa serve secondo l'OCSE

Le indicazioni di politica pubblica sono precise. Servono previsioni regionali che anticipino il declino locale dei settori prima che diventi crisi. Serve accompagnare la mobilità con la portabilità dei diritti: chi si sposta in un'altra provincia perché ha trovato lavoro deve poter mantenere la posizione nelle liste di edilizia pubblica o nei servizi di welfare. Serve una diversificazione settoriale locale, senza replicare ovunque lo stesso modello industriale.

Sul piano operativo qualche mossa recente va nella direzione giusta. L'intesa fra Ministero del Lavoro e CNEL sull'archivio nazionale dei contratti aziendali e territoriali aggiunge un pezzo di infrastruttura utile a leggere le differenze territoriali nella contrattazione di secondo livello. Le CIG per il caldo su edilizia e agricoltura mostrano che le politiche settoriali funzionano quando arrivano ai settori esposti. Manca la cornice territoriale di lungo periodo.

Nel frattempo i giovani continuano a spostarsi. L'indagine Censis dell'Osservatorio Indire sui diplomandi certifica che il 41,7% degli studenti dell'ultimo anno di secondaria vuole conciliare studio e lavoro dopo il diploma, ma solo il 7,7% ci riesce. Chi ha meno opzioni sul territorio prende la strada del trasferimento.

L'OCSE dice che il capitale umano c'è già, e si muove. Senza politiche territoriali di lungo periodo, quella mobilità continuerà a scavare il gap invece di colmarlo.

Domande frequenti

Qual è l'entità del divario occupazionale tra Nord e Sud Italia secondo l'OCSE?

Il divario tra Nord e Sud Italia è il più ampio dell'area OCSE: nelle province con la disoccupazione più alta il tasso è oltre 4 volte superiore rispetto a quelle con i risultati migliori, contro una media OCSE di circa 2 volte.

Perché la mobilità interna non riduce le disparità territoriali in Italia?

La mobilità interna riguarda soprattutto giovani, più istruiti e già occupati che lasciano le regioni a basso tasso di occupazione, causando una perdita di capitale umano nel Sud e un accumulo nel Nord, rafforzando così le disuguaglianze.

Come si posiziona l’Italia rispetto alla media OCSE per tasso di occupazione e disoccupazione?

A maggio 2026 l'Italia avrà un tasso di disoccupazione del 5%, in linea con la media OCSE, ma il tasso di occupazione si ferma al 62,8%, ben 9,3 punti percentuali sotto la media OCSE del 72,1%.

Qual è l’andamento dei salari reali in Italia secondo le previsioni OCSE?

I salari reali in Italia sono ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, e si prevede un ulteriore calo dello 0,9% nel 2026, seguito da un lieve recupero dello 0,2% nel 2027.

Quali politiche suggerisce l'OCSE per ridurre il gap Nord-Sud?

L’OCSE suggerisce previsioni regionali per anticipare le crisi settoriali, la portabilità dei diritti per chi si sposta, e una diversificazione settoriale locale invece di replicare ovunque lo stesso modello industriale.

Quali sono le principali difficoltà incontrate dai giovani nel conciliare studio e lavoro?

Secondo un’indagine Censis, il 41,7% degli studenti dell’ultimo anno di scuola secondaria vorrebbe conciliare studio e lavoro, ma solo il 7,7% ci riesce, spesso a causa delle scarse opportunità nei territori di origine.

Pubblicato il: 27 luglio 2026 alle ore 08:36

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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