Loading...
Docenti in rivolta silenziosa: basta incarichi extra non riconosciuti, la scuola si ferma
Scuola

Docenti in rivolta silenziosa: basta incarichi extra non riconosciuti, la scuola si ferma

Disponibile in formato audio

Dalla Catalogna all'Alto Adige, gli insegnanti si astengono dalle mansioni aggiuntive. Gite annullate, progetti congelati: è la protesta contro il lavoro "nascosto" che nessuno retribuisce

La protesta che non fa rumore

Niente cortei, niente striscioni, niente megafoni davanti ai provveditorati. La nuova forma di protesta dei docenti italiani è fatta di silenzi, di "no" pronunciati con fermezza, di caselle lasciate vuote nei moduli per gli incarichi extracurricolari. I professori si astengono dalle mansioni aggiuntive, quelle che da anni svolgono in modo quasi invisibile, spesso senza alcun riconoscimento economico adeguato. E la scuola, improvvisamente, si accorge di quanto quel lavoro "nascosto" fosse essenziale.

È una forma di resistenza passiva che sta prendendo piede con modalità diverse lungo la penisola e, stando a quanto emerge, anche oltre confine. Il messaggio è chiaro: i docenti faranno ciò che il contratto prevede. Nulla di più.

Gite scolastiche annullate: il segnale più visibile

L'effetto più immediato, quello che famiglie e studenti percepiscono sulla propria pelle, è la cancellazione delle gite scolastiche. Viaggi d'istruzione programmati da mesi, itinerari già definiti, prenotazioni avviate: tutto fermo. Il motivo è semplice, quasi banale nella sua evidenza. Non ci sono docenti disponibili ad accompagnare i ragazzi.

Accompagnare una classe in gita significa assumersi una responsabilità enorme, ventiquattro ore su ventiquattro, per una compensazione che rasenta il simbolico. Notti in albergo con il telefono acceso per qualsiasi emergenza, la gestione di decine di minorenni fuori dal contesto scolastico, il peso della responsabilità civile e penale. Per anni i professori lo hanno fatto per passione, per senso del dovere, talvolta per non deludere gli studenti. Ora dicono basta.

La situazione non riguarda solo le uscite didattiche. Progetti pomeridiani, coordinamento di classe, referenze per l'orientamento, commissioni interne: tutto ciò che eccede le ore di lezione frontale e la preparazione delle verifiche rischia di restare scoperto. La scuola, del resto, non è nuova a momenti di tensione profonda, come testimonia anche il recente Sciopero Nazionale della Scuola il 7 Maggio: Prove Invalsi e Indicazioni Nazionali sotto Accusa, che ha messo in luce un malessere diffuso nella categoria.

Il caso della Catalogna e l'effetto domino

Il fenomeno non è solo italiano. In Catalogna, ben 54 istituti scolastici hanno deciso di non accompagnare gli studenti nelle uscite didattiche, trasformando il rifiuto in un gesto di protesta collettiva e organizzata. I docenti catalani lamentano condizioni simili a quelle dei colleghi italiani: carichi di lavoro crescenti, burocratizzazione asfissiante, retribuzioni che non tengono il passo con le responsabilità richieste.

Il parallelo è significativo. Quando dinamiche analoghe emergono in contesti nazionali diversi, con sistemi scolastici strutturalmente differenti, significa che il problema ha radici profonde e comuni. La professione docente, in tutta Europa, vive una crisi di riconoscimento che non è più possibile ignorare.

Alto Adige, i docenti firmano il patto del rifiuto

In Italia il fronte più compatto si è materializzato in Alto Adige, dove i docenti hanno compiuto un passo ulteriore rispetto alla semplice astensione individuale. Gli insegnanti della provincia autonoma hanno firmato un impegno formale a non accettare incarichi extracurricolari, dando alla protesta una dimensione collettiva e vincolante.

Non si tratta di uno sciopero nel senso tradizionale del termine, con le procedure previste dalla legge 146/1990 sui servizi pubblici essenziali. È qualcosa di diverso e, per certi versi, più difficile da gestire per le amministrazioni scolastiche. I docenti non si assentano dalle lezioni, non violano alcuna norma contrattuale. Semplicemente, si attengono a ciò che il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca prevede come obbligatorio, declinando tutto il resto.

La scelta dell'Alto Adige potrebbe non restare isolata. Segnali di emulazione arrivano da altre regioni, in un contesto dove il disagio della categoria è alimentato da anni di promesse non mantenute e da un rapporto stipendio-costo della vita che colloca gli insegnanti italiani nella parte bassa delle classifiche europee.

Il lavoro nascosto: cosa c'è dietro la protesta

Per comprendere la portata di questa mobilitazione bisogna guardare a cosa fanno concretamente i docenti oltre la cattedra. L'espressione "lavoro nascosto" non è retorica: è la descrizione fedele di una realtà quotidiana.

Ecco alcune delle attività che i professori svolgono regolarmente, spesso con compensi irrisori o del tutto assenti:

  • Coordinamento di classe: gestione dei rapporti con le famiglie, monitoraggio delle assenze, segnalazione di situazioni problematiche
  • Referenze e funzioni strumentali: orientamento in entrata e in uscita, inclusione, PTOF, valutazione
  • Commissioni e gruppi di lavoro: dal GLI per l'inclusione ai comitati di valutazione
  • Accompagnamento in gita: responsabilità h24 per compensi che possono non superare i 50 euro al giorno
  • Compilazione burocratica: registri, PEI, PDP, relazioni finali, verbali di ogni tipo
  • Progetti extracurricolari: laboratori, sportelli didattici, attività pomeridiane

Anni fa queste incombenze venivano assorbite con meno fatica, in un sistema scolastico meno appesantito dalla burocrazia. Oggi il carico documentale è esploso, complice anche la digitalizzazione che, paradossalmente, ha moltiplicato gli adempimenti invece di ridurli. Ogni attività genera moduli, report, rendicontazioni. Il tempo che il docente dedica alla preparazione didattica vera e propria si comprime sempre di più.

Una scuola che chiede troppo e riconosce poco

La protesta dei docenti si inserisce in un quadro più ampio di malessere che attraversa il mondo della scuola italiana. Non sono solo gli insegnanti a denunciare condizioni insostenibili: anche gli studenti, in diverse occasioni, hanno alzato la voce contro le disfunzioni del sistema, come nel caso della Protesta degli studenti contro l'accorpamento degli istituti nella Regione Lazio o della Protesta degli Studenti Lombardi contro il Degrado Scolastico. Segnali convergenti di un'istituzione sotto pressione.

Quel che colpisce, nella mobilitazione attuale dei professori, è la sua compostezza. Non c'è rabbia urlata, non ci sono proclami incendiari. C'è la determinazione pacata di chi ha deciso di applicare alla lettera il proprio contratto di lavoro, smettendo di regalare ore, energie, competenze a un sistema che le dà per scontate.

La questione resta aperta e pone interrogativi scomodi alla politica. Se la scuola funziona solo grazie alla disponibilità volontaria e non retribuita dei docenti, significa che il modello organizzativo è strutturalmente sottodimensionato. E quando quella disponibilità viene meno, non per capriccio ma per esasperazione, il sistema mostra tutte le sue fragilità.

Le gite annullate sono solo la punta dell'iceberg. Sotto la superficie c'è una professione che chiede di essere trattata per quello che è: non un'attività missionaria, ma un lavoro qualificato che merita dignità contrattuale e retributiva. Fino a quando questa richiesta resterà inevasa, la protesta silenziosa dei professori rischia di diventare la normalità.

Pubblicato il: 24 marzo 2026 alle ore 09:34

Domande frequenti

In cosa consiste la protesta silenziosa dei docenti italiani?

La protesta silenziosa consiste nel rifiuto da parte dei docenti di assumersi incarichi extracurricolari e mansioni aggiuntive non previste dal contratto, come gite scolastiche, progetti pomeridiani e attività burocratiche. I docenti svolgono solo le attività obbligatorie, evidenziando così il valore del lavoro 'nascosto' spesso non riconosciuto.

Quali sono le principali conseguenze visibili di questa mobilitazione nelle scuole?

La conseguenza più immediata e percepibile è l'annullamento delle gite scolastiche, poiché mancano docenti disposti ad accompagnare gli studenti. Anche altre attività extracurricolari, come progetti pomeridiani e commissioni interne, rischiano di essere sospese.

Quali motivazioni spingono i docenti a rifiutare incarichi extra?

I docenti lamentano una crescente mole di lavoro non riconosciuto, una burocrazia sempre più pesante e compensi irrisori o assenti per le attività extra. Sentono che il sistema scolastico si regga troppo sulla loro disponibilità personale senza adeguato riconoscimento economico e professionale.

Il fenomeno della protesta silenziosa riguarda solo l’Italia?

No, il fenomeno ha riscontri anche all’estero, come dimostra il caso della Catalogna, dove decine di scuole hanno adottato forme di protesta simili. Questo evidenzia che la crisi di riconoscimento della professione docente è un problema diffuso in Europa.

Quali attività rientrano tra il 'lavoro nascosto' dei docenti?

Tra le attività ci sono il coordinamento di classe, la gestione di referenze e funzioni strumentali, la partecipazione a commissioni, l’accompagnamento in gita, la compilazione di documentazione burocratica e la realizzazione di progetti extracurricolari. Queste mansioni spesso non vengono adeguatamente compensate.

Cosa rende la protesta attuale diversa dagli scioperi tradizionali?

A differenza degli scioperi tradizionali, i docenti non si assentano dalle lezioni e non violano il contratto, ma semplicemente rifiutano le attività extra. Questo rende la protesta più difficile da gestire per le amministrazioni e sottolinea la dipendenza del sistema scolastico dal lavoro volontario e non retribuito degli insegnanti.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

Articoli Correlati