Il senatore Dario Damiani, capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio del Senato, ha riaffermato il 23 giugno 2026 la centralità dell'educazione finanziaria nelle scuole italiane. È intervenuto al convegno 'Educazione finanziaria e giovani. Comprendere la Gen Z per costruire il futuro', rivendicando la paternità della norma inserita nel ddl Capitali che ha reso obbligatorio l'insegnamento dalla scuola primaria, collegandolo all'educazione civica. La dichiarazione arriva mentre il Ministero dell'Istruzione e del Merito è al lavoro sui contenuti attuativi.
La norma che porta la finanza in aula dalla primaria
La misura citata da Damiani è contenuta nell'Articolo 25 della legge 5 marzo 2024 n. 21 - Normattiva, la cosiddetta legge Capitali, che ha modificato la disciplina dell'educazione civica introdotta nel 2019. La norma prevede l'insegnamento dell'educazione finanziaria nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, in una prospettiva multidisciplinare e all'interno dell'educazione civica. I contenuti vengono definiti dal Ministero dell'Istruzione e del Merito d'intesa con Banca d'Italia, Consob, Ivass e Covip. Tra i temi previsti rientrano risparmio, investimento, previdenza, assicurazione e nuovi strumenti digitali di gestione del denaro. Damiani ha annunciato anche l'apertura dei tavoli nazionali alle associazioni più rappresentative degli educatori finanziari, chiamate a contribuire alla definizione di linee guida e programmi attuativi, in raccordo con le scuole e gli enti regolatori già coinvolti dalla legge.
Italia sotto la media OCSE: il gap che la riforma vuole colmare
Il ritardo dell'Italia nelle classifiche internazionali, citato dal senatore, è quello fotografato dall'Rapporto OCSE-PISA 2022 sulla financial literacy - Invalsi, presentato da Banca d'Italia e Invalsi nel giugno 2024. Gli studenti quindicenni italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 484, inferiore alla media OCSE di 498, posizionandosi dietro paesi come Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Austria. Il 18% dei ragazzi non raggiunge il livello 2, considerato la soglia minima per gestire scelte finanziarie quotidiane, mentre solo il 5% si colloca al livello più alto. Il divario territoriale è marcato: 509 punti nel Nord-Ovest contro 448 nel Sud e nelle Isole, una distanza di oltre 60 punti. Anche il gap di genere è tra i più ampi rilevati: i ragazzi superano le ragazze di 20 punti, contro una media internazionale di 5. Sono i dati che hanno spinto governo e Parlamento ad accelerare sull'introduzione strutturale della finanza in classe, anziché lasciarla a progetti volontari.
Il prossimo passaggio operativo riguarda i decreti attuativi del Ministero dell'Istruzione e del Merito, attesi per fissare i contenuti minimi e le modalità di valutazione all'interno del monte ore dell'educazione civica. Resta in vigore anche il protocollo con Banca d'Italia per la formazione dei docenti e i percorsi PCTO nelle scuole secondarie, accanto ai programmi promossi da Consob, Ivass e Covip in tema di previdenza, assicurazione e mercati. Il calendario dei tavoli con le associazioni di settore non è stato ancora reso pubblico, ma il governo punta a chiudere il quadro attuativo entro il prossimo anno scolastico.
Domande frequenti
Cosa prevede la nuova norma sull'educazione finanziaria nelle scuole?
La norma inserita nel ddl Capitali rende obbligatorio l'insegnamento dell'educazione finanziaria in tutti gli ordini di scuola, a partire dalla primaria, integrandolo nell'educazione civica. I contenuti saranno definiti dal Ministero dell'Istruzione e del Merito in collaborazione con Banca d'Italia, Consob, Ivass e Covip.
Quali temi saranno trattati nei programmi di educazione finanziaria?
I principali temi includono risparmio, investimento, previdenza, assicurazione e strumenti digitali per la gestione del denaro. Questi argomenti saranno affrontati in una prospettiva multidisciplinare.
Perché è stata introdotta questa riforma nelle scuole italiane?
La riforma mira a colmare il gap rilevato dal Rapporto OCSE-PISA 2022, che mostra gli studenti italiani sotto la media internazionale per competenze finanziarie, con marcate differenze territoriali e di genere. L’obiettivo è fornire a tutti gli studenti competenze utili per la gestione delle scelte finanziarie quotidiane.
Chi contribuisce alla definizione delle linee guida e dei programmi attuativi?
Oltre al Ministero e agli enti regolatori, le associazioni rappresentative degli educatori finanziari saranno coinvolte nei tavoli nazionali per contribuire alla definizione delle linee guida e dei programmi, in raccordo con le scuole.
Quali sono i prossimi passaggi per l’attuazione della norma?
Il prossimo step è l’emanazione dei decreti attuativi dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, che definiranno contenuti minimi e modalità di valutazione. Il governo punta a completare il quadro attuativo entro il prossimo anno scolastico.
Come verranno formati i docenti sull’educazione finanziaria?
Rimane attivo il protocollo con Banca d’Italia per la formazione dei docenti, insieme ai percorsi PCTO e ai programmi promossi da Consob, Ivass e Covip, che offrono strumenti e aggiornamenti specifici sul tema.