La Commissione Cultura della Camera ha approvato una risoluzione a prima firma delle deputate leghiste Giovanna Miele e Giorgia Latini che impegna il governo a rendere vincolante il divieto d'accesso negli istituti scolastici per chi indossa il burqa o indumenti che coprano integralmente il volto. Il testo, adottato a Montecitorio, si applica alle scuole di ogni ordine e grado e richiama l'applicazione tassativa delle norme di pubblica sicurezza. La risoluzione non è di per sé vincolante, ma indirizza politicamente l'esecutivo a intervenire con atti operativi dedicati.
Cosa prevede la risoluzione
Il documento indica la riconoscibilità visiva come requisito imprescindibile per l'accesso ai plessi, ponendo trasparenza, incolumità e prevenzione come motivazioni prevalenti su ogni altra istanza. L'identificazione viene descritta come presupposto della vita della comunità scolastica, valida senza eccezioni all'interno di tutti i locali educativi. Accanto al capitolo sull'identificazione, la risoluzione chiede all'esecutivo di intervenire contro attività considerate di orientamento politico o ideologico rivolte agli studenti, indicando la neutralità dell'istituzione scolastica come principio complementare al divieto del volto coperto.
Nella dichiarazione allegata al testo, Giovanna Miele afferma che la scuola deve restare il luogo in cui si formano cittadini liberi, capaci di sviluppare un pensiero critico e autonomo, e sottolinea che sul burqa e su ogni indumento che impedisce il riconoscimento della persona non possono esserci ambiguità. La deputata collega il divieto al rispetto delle norme vigenti e alle esigenze di sicurezza, indicandoli come priorità che precedono ogni altra valutazione. La risoluzione impegna ora il governo a tradurre l'indirizzo in provvedimenti concreti, con circolari o direttive rivolte ai dirigenti scolastici.
Il precedente della legge del 1975 e il confronto europeo
L'articolo 5 della legge 152/1975 in Gazzetta Ufficiale, nota come legge Reale, vieta già da cinquant'anni di comparire mascherati in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo, con arresto da uno a due anni e ammenda. La norma si applica a caschi integrali e a qualunque copricapo che renda impossibile il riconoscimento della persona. La risoluzione approvata sposta il perimetro dal luogo pubblico generico all'ambiente scolastico e chiede al governo un intervento dedicato: protocolli d'ingresso, direttive ai dirigenti e regole di comportamento uniformi per l'accesso ai plessi.
Sul divieto totale del velo integrale in luoghi pubblici hanno legiferato la Francia nel 2010 con sanzione fino a 150 euro, il Belgio nel 2011 con multa e detenzione fino a sette giorni, e l'Austria nel 2017 con sanzione fino a 150 euro. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha giudicato compatibile con la Convenzione il divieto francese nel 2014. L'Italia si è mossa finora con la sola legge Reale e con regolamenti locali di alcuni comuni, senza una disciplina nazionale ad hoc. Ora spetta all'esecutivo dare seguito all'impegno con provvedimenti operativi; in loro assenza continua ad applicarsi il perimetro della legge del 1975, gestito caso per caso dai dirigenti scolastici.
Domande frequenti
Cosa prevede la risoluzione approvata dalla Commissione Cultura riguardo il burqa a scuola?
La risoluzione impegna il governo a rendere vincolante il divieto di accesso agli istituti scolastici per chi indossa il burqa o altri indumenti che coprono integralmente il volto, ponendo la riconoscibilità visiva come requisito imprescindibile per l’accesso ai plessi scolastici.
La risoluzione è immediatamente vincolante per le scuole?
No, la risoluzione non è di per sé vincolante ma rappresenta un indirizzo politico all’esecutivo, che dovrà intervenire con atti operativi specifici come circolari o direttive rivolte ai dirigenti scolastici.
Quali sono le motivazioni principali dietro il divieto del burqa nelle scuole?
Le motivazioni principali sono la trasparenza, l’incolumità e la prevenzione, con la riconoscibilità personale considerata fondamentale per la sicurezza e la vita della comunità scolastica.
Esistono già norme in Italia che vietano di coprirsi il volto in luoghi pubblici?
Sì, l’articolo 5 della legge 152/1975 vieta da cinquant’anni di comparire mascherati in luoghi pubblici o aperti al pubblico senza giustificato motivo, applicandosi anche a caschi integrali e altri copricapi che impediscono il riconoscimento.
Come si posiziona l’Italia rispetto ad altri Paesi europei sul divieto del velo integrale?
Altri Paesi come Francia, Belgio e Austria hanno adottato leggi specifiche che vietano il velo integrale in luoghi pubblici con relative sanzioni; in Italia esiste solo la legge Reale e regolamenti locali, senza una disciplina nazionale ad hoc.
Cosa succederà ora dopo l’approvazione della risoluzione?
Spetta ora al governo tradurre l’indirizzo politico in provvedimenti concreti, come protocolli di ingresso e regole di comportamento uniformi per l’accesso alle scuole; in assenza di tali provvedimenti, continuerà ad applicarsi la legge del 1975, gestita caso per caso dai dirigenti scolastici.