A Versailles, dal 13 al 15 ottobre 2026, la 28ª Conferenza generale dei pesi e delle misure vota tre risoluzioni collegate sul tempo. Una riguarda il tempo sulla Luna, le altre due il futuro del secondo e la continuità di UTC.
Tre voti in una settimana
Le risoluzioni portano le lettere B, C e D e occupano gli item 15, 16 e 17 dell'agenda ufficiale. La Risoluzione D istituisce una scala di tempo lunare di riferimento, agganciata a UTC. La C definisce le azioni tecniche per mantenere UTC come scala continua, con entrata in vigore proposta per il 20 maggio 2027. La B apre la strada alla ridefinizione del secondo per il 2030, basata sugli orologi atomici ottici che oggi raggiungono accuratezze dell'ordine di 10⁻¹⁸, circa cento volte superiori a quelle degli attuali orologi al cesio. Davide Calonico, direttore scientifico dell'Istituto nazionale di ricerca metrologica (INRIM), parteciperà il 15 ottobre con un intervento proprio sulla nuova definizione del secondo.
Che cosa si vota davvero sulla Luna
La Risoluzione D non sceglie l'orologio della Luna. Chiede ai 62 Stati membri della Convenzione del metro di riconoscere che la scala lunare di riferimento deve essere una sola, concordata a livello internazionale e tracciabile a UTC. La scelta tecnica arriverà dopo, probabilmente nel prossimo quinquennio, mentre il percorso parallelo sulla ridefinizione del secondo mette a disposizione gli strumenti necessari.
Il problema è relativistico. Un osservatore sulla Luna vede un orologio terrestre perdere in media 58,7 microsecondi al giorno, a causa del campo gravitazionale più debole e del moto relativo del satellite. Lo scarto accumulato tocca il secondo in circa 47 anni, ma per la navigazione satellitare e per le comunicazioni fra basi lunari, sonde in orbita e centri di controllo terrestri la deriva diventa inaccettabile già a scala di poche ore. Senza un riferimento comune, due agenzie che operano sulla stessa superficie misurerebbero fatti simultanei con tempi diversi.
La richiesta è partita da almeno otto agenzie spaziali, fra cui NASA, ESA, JAXA, CNSA e Agenzia Spaziale Italiana. La direttiva della Casa Bianca per il Coordinated Lunar Time (LTC) risale al 2 aprile 2024 e chiede una strategia di implementazione entro la fine del 2026. Per capire quanto è ostico il salto, basta pensare che la Luna sta cambiando volto a ritmi geologicamente rapidi: le superfici su cui gli astronauti dovranno sincronizzarsi non sono un ambiente stabile.
I 14 criteri italiani e il calendario reale
L'Italia partecipa al negoziato con 14 criteri tecnici elaborati dall'INRIM, l'ente pubblico che custodisce la scala di tempo nazionale e dissemina il segnale orario attraverso i server NTP ufficiali. La discussione coinvolge oltre 90 Paesi fra membri e associati del Bureau international des poids et mesures ed è tecnica e politica insieme: ogni criterio pesa sul futuro di telecomunicazioni, finanza ad alta frequenza, geolocalizzazione e tecnologie quantistiche.
La precisione nella misura del tempo, del resto, è il filo che tiene insieme ricerche distanti come la mappatura di 160 anni di eruzioni dell'Etna fatta dall'INGV e lo studio dei super-flare solari che possono mettere fuori gioco GPS e reti elettriche. Nessuna di queste indagini funziona senza una scala di tempo condivisa. Nel frattempo resta sullo sfondo la decisione del 2022 di abolire il secondo intercalare dal 2035, confermata dalla Risoluzione C in votazione a Versailles: UT1, basato sulla rotazione terrestre, potrà divergere da UTC fino a circa un minuto nel prossimo secolo.
A Versailles non si deciderà che ora è sulla Luna. Si decide che da oggi, in tutto il mondo, la risposta a quella domanda dovrà essere una sola, agganciata a UTC e verificabile dagli stessi orologi che fra pochi anni ridefiniranno il secondo. La votazione di questi giorni è il primo passo di un calendario che si chiuderà nel 2030, mentre i gruppi di lavoro di INRIM e delle altre agenzie coinvolte già lavorano al dettaglio tecnico della nuova scala lunare.
Domande frequenti
Cosa prevede la Risoluzione D sulla scala di tempo lunare?
La Risoluzione D istituisce una scala di tempo di riferimento per la Luna, collegata a UTC e riconosciuta a livello internazionale. Non viene ancora scelto l'orologio specifico, ma si stabilisce che ci dovrà essere una sola scala di riferimento, con la decisione tecnica rimandata ai prossimi anni.
Qual è il motivo per cui serve una scala di tempo specifica per la Luna?
A causa degli effetti relativistici, un orologio terrestre sulla Luna perde circa 58,7 microsecondi al giorno. Questo scarto rende necessaria una scala di tempo comune per garantire la sincronizzazione di comunicazioni, navigazione e operazioni tra le diverse basi e agenzie sulla Luna.
Cosa cambierà nella definizione del secondo a seguito delle decisioni di Versailles?
La Risoluzione B apre la strada alla ridefinizione del secondo, prevista per il 2030, basata su orologi atomici ottici molto più precisi degli attuali orologi al cesio. Questo permetterà una maggiore accuratezza nella misurazione del tempo a livello globale e lunare.
In cosa consiste la continuità di UTC e cosa cambierà dal 2027?
La Risoluzione C stabilisce le azioni tecniche per mantenere UTC come scala continua, eliminando dal 2035 il secondo intercalare. UT1, che segue la rotazione terrestre, potrà divergere da UTC fino a circa un minuto nel prossimo secolo.
Qual è il ruolo dell'Italia e dell'INRIM nel negoziato sul tempo lunare?
L'Italia partecipa al negoziato con 14 criteri tecnici elaborati dall'INRIM, che rappresentano le esigenze nazionali e contribuiscono alla definizione della nuova scala di tempo. L'INRIM è coinvolto anche nel gruppo di lavoro che definirà i dettagli tecnici della futura scala lunare.
Quando si prevede di avere una scala di tempo lunare operativa e riconosciuta?
La scelta tecnica definitiva della scala di tempo lunare è attesa entro il prossimo quinquennio, mentre la strategia di implementazione dovrà essere definita entro la fine del 2026. Il percorso si concluderà entro il 2030 con la ridefinizione del secondo.