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Tessuto vivente da Cordyceps militaris: il salto oltre il mycelium leather
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Tessuto vivente da Cordyceps militaris: il salto oltre il mycelium leather

Team Ke Li usa Cordyceps militaris per un tessuto vivo che si ripara in umidita e si decompone in 41 giorni. Il salto oltre la pelle di micelio.

Un team dell'Accademia cinese delle scienze e dello Shenzhen Institute of Advanced Technology ha coltivato in laboratorio un foglio di micelio del fungo Cordyceps militaris che si autoripara e si autopulisce, e ha pubblicato il lavoro il 28 luglio 2026 su Science Advances - A programmable fungal platform for engineered living textiles. Dentro il foglio c'è ancora un organismo vivo: ife dormienti che si risvegliano al primo contatto con l'umidità e ricrescono sul punto di rottura.

La ricetta: pellet fungino, stampo e glicerolo

Il gruppo guidato da Ke Li parte da minuscoli pellet sferici di Cordyceps militaris cresciuti in coltura liquida. I pellet vengono versati in stampi, dove le ife (i filamenti tubolari che formano la struttura del fungo) si intrecciano da sole in un foglio continuo. Il problema è che il foglio così ottenuto è rigido e fragile: si comporta come cartone, non come stoffa.

La soluzione degli autori è un bagno di glicerolo, un plasticizzante alimentare che si infila tra le ife e rende la trama flessibile senza sfibrarla. Il risultato è un materiale simile a pelle, che resta metabolicamente attivo. Aggiungendo lieviti Saccharomyces cerevisiae ingegnerizzati si ottengono pigmenti arancioni, blu e viola integrati nella struttura; con Aspergillus niger si forma uno strato di melanina che assorbe i raggi ultravioletti.

Il salto oltre la pelle di micelio

Il micelio nella moda non è nuovo. L'italiana Mogu produce pannelli e composti da fungo dal 2015 e ha ricevuto un finanziamento da 11 milioni di euro con supporto europeo per espandere la produzione di tessuti non tessuti in fibra fungina. Ecovative Design e MycoWorks negli Stati Uniti commercializzano pelle vegetale Reishi. Il mercato globale dei materiali da micelio vale 4,6 miliardi di dollari nel 2026 e la proiezione al 2033 è di 13,8 miliardi, con un CAGR del 16,9%.

Tutti quei materiali sono biomateriali morti: dopo la coltivazione il micelio viene ucciso, pressato o trattato, e diventa una fibra inerte. Il tessuto vivente fungino pubblicato su Science Advances è la prima categoria di engineered living materials tessile a scala macroscopica, con cellule fungine ancora attive dentro il foglio. Se si strappa un lembo basta depositare un pellet nuovo sul punto danneggiato: le ife dormienti si riattivano e tessono materiale sulla frattura in pochi giorni.

La formazione di chi lavora su queste piattaforme in Italia passa dai dottorati di ricerca in biotecnologie, un percorso che nel 2026 vede riforme rilevanti su borse e sbocchi. La logica di integrare organismi vivi in prodotti finali sostenibili non è isolata: la stessa impostazione emerge negli studi congiunti di Tor Vergata e Federbio sulla dieta mediterranea biologica, dove la salute umana viene letta come funzione dei microrganismi del suolo che crescono le materie prime.

Quarantuno giorni contro duecento anni

Il dato che il team dichiara è netto: degradazione morfologica quasi completa entro 41 giorni nel suolo. Il cotone puro, in test di degradazione in bed test, perde il 55-77% del peso in 90 giorni di compostaggio industriale e in condizioni naturali può richiedere fino a 5 mesi. Il poliestere resta praticamente intatto dopo 90 giorni e ha una vita utile stimata oltre i 200 anni, con rilascio continuo di microplastiche.

Il tessuto fungino batte il cotone di un fattore 3-4 sulla velocita di ritorno al suolo e supera il poliestere di ordini di grandezza. Qui però nasce il paradosso della moda circolare: un capo che scompare in 41 giorni nel suolo è ideale per lo smaltimento ma difficile da mantenere in uso per più stagioni. Gli autori suggeriscono di controllare la vitalità con condizioni ambientali (secchezza, freddo), ma il compromesso tra durata d'uso e degradazione resta la vera sfida per portare il materiale fuori dal laboratorio.

Per ora il team ha realizzato una farfalla in tessuto blu e un abito completo. Il prossimo passo dichiarato è la scalabilità industriale: passare dai fogli di laboratorio a metrature comparabili con un cotonificio. Se il compromesso fra durata e biodegradazione verrà risolto, il primo mercato utile non sarà la moda ma la biomedicina, dove un tessuto che si autoripara e sparisce in 41 giorni ha valore diretto per cerotti, patch e medicazioni temporanee.

Domande frequenti

In cosa si differenzia il tessuto vivente da Cordyceps militaris rispetto ai tradizionali materiali in micelio?

A differenza dei materiali in micelio normalmente utilizzati che vengono resi inerti dopo la coltivazione, il tessuto vivente da Cordyceps militaris mantiene cellule fungine attive, capaci di autoripararsi e autopulirsi grazie alla presenza di ife dormienti che si riattivano con l'umidità.

Come viene realizzato il tessuto vivente a partire dal Cordyceps militaris?

Il tessuto viene creato partendo da pellet fungini di Cordyceps militaris cresciuti in coltura liquida, che vengono versati in stampi dove le ife si intrecciano formando un foglio. Un successivo bagno di glicerolo rende il materiale flessibile mantenendolo metabolicamente attivo.

Quali sono i vantaggi ambientali di questo tessuto rispetto a cotone e poliestere?

Il tessuto fungino degrada quasi completamente nel suolo in 41 giorni, molto più rapidamente del cotone (fino a 5 mesi) e soprattutto del poliestere, che può durare oltre 200 anni e rilascia microplastiche. Questo lo rende altamente sostenibile dal punto di vista dello smaltimento.

Quali sfide devono essere superate per l'uso pratico di questi tessuti nella moda?

La principale sfida è il compromesso tra durata d'uso e velocità di degradazione: un tessuto che si decompone rapidamente è ideale per lo smaltimento, ma difficile da utilizzare in capi destinati a durare più stagioni. Gli autori propongono di controllare la vitalità con condizioni ambientali, ma la soluzione definitiva è ancora oggetto di ricerca.

Quali sono le possibili applicazioni future di questi tessuti viventi?

Oltre alla moda, il primo mercato potenzialmente utile è la biomedicina, dove tessuti che si autoriparano e si degradano in tempi rapidi possono essere impiegati per cerotti, patch e medicazioni temporanee.

Pubblicato il: 30 luglio 2026 alle ore 14:33

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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