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Perché il sistema immunitario può favorire il tumore: la scoperta Salk
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Perché il sistema immunitario può favorire il tumore: la scoperta Salk

Studio Salk su Science: bloccando la prostaglandina E2 il melanoma sparisce in 9 topi su 10 anche quando è resistente agli anti-PD1.

Nel melanoma dei topi, spegnere una molecola prodotta dallo stesso sistema immunitario ha fatto sparire il tumore in nove casi su dieci, anche quando le cellule erano già resistenti agli anti-PD1. Il risultato arriva dal Salk Institute e riscrive parte di quello che si sapeva sul ruolo dell'interferone nella lotta al cancro.

La scoperta del laboratorio di Gerald Shadel

Lo studio, pubblicato il 10 settembre 2026 su Science - Chronic type II interferon promotes tumor growth, porta la firma del laboratorio di Gerald Shadel al Salk Institute in collaborazione con l'Università della California a San Diego. Il gruppo ha esposto cellule di melanoma a interferone di tipo I e di tipo II per periodi brevi e prolungati: nelle esposizioni acute non è cambiato nulla, in quelle croniche l'assetto energetico dei mitocondri è saltato. Il mitocondrio ha iniziato a rilasciare frammenti del proprio RNA a doppio filamento nel citoplasma, che la cellula riconosce come materiale estraneo e a cui risponde producendo interferone di tipo I. I due interferoni si sommano, alzano l'espressione dell'enzima COX-2 e fanno impennare la sintesi di prostaglandina E2, la molecola che frena le difese immunitarie dentro il tumore. Un cambio di paradigma non frequente nella ricerca di frontiera, come già visto in altri campi dove un metodo alternativo ha ricalibrato la posizione di 42.000 asteroidi vicini alla Terra.

Perché conta per l'immunoterapia anti-PD1

La monoterapia con anti-PD1 fallisce alla partenza in circa un terzo dei pazienti con melanoma metastatico, e una quota consistente di chi risponde sviluppa resistenza secondaria entro due anni. Fino a oggi il ruolo della prostaglandina E2 nel bloccare la risposta anti-tumorale era noto, ma mancava il meccanismo che collegava l'interferone alla sua sovrapproduzione. La sequenza descritta dal Salk chiude quell'anello: interferone cronico, disfunzione mitocondriale, rilascio di mtRNA, secondo interferone, COX-2, PGE2. Bloccando la sintesi di PGE2 nelle cellule di melanoma murino già resistenti agli anti-PD1, il tumore è regredito completamente e non è più tornato in nove topi su dieci. Il bersaglio farmacologico non è nuovo: gli inibitori COX-2 e l'aspirina esistono da decenni, ma il razionale per combinarli con l'immunoterapia diventa molto più preciso. Diventa anche più chiaro perché una fetta di pazienti con carico mutazionale alto, in teoria ideali per la risposta anti-tumorale, resta comunque refrattaria: se il loro tumore ha già attivato la via mtRNA-PGE2, il freno resta tirato indipendentemente da quanti antigeni sono esposti sulla superficie delle cellule malate.

Il fronte italiano sulla stessa molecola

In Italia il gruppo di Michele Maio all'Università di Siena coordina lo studio NIBIT-ML1, sostenuto dalla Fondazione AIRC, che punta a riattivare la risposta immunitaria contro il melanoma metastatico agendo sui freni epigenetici e sui checkpoint. Maio è stato tra i primi in Italia a portare in clinica gli inibitori CTLA-4 e da anni lavora su strategie per allargare la platea di pazienti che rispondono davvero alla terapia. È una delle linee dove le università italiane restano competitive: la spesa in ricerca e sviluppo degli atenei cresce più di quella delle imprese, e la biomedicina è uno dei settori dove il divario si assottiglia meno. Sul versante clinico l'idea di associare aspirina o altri inibitori COX-2 all'immunoterapia è già oggetto di sperimentazione in diversi centri europei, con protocolli che valutano l'aggiunta di celecoxib a pembrolizumab o a nivolumab. Il lavoro appena pubblicato offre una mappa molecolare precisa di quali pazienti potrebbero beneficiarne di più: quelli in cui l'interferone circolante è alto da troppo tempo e il mitocondrio ha già cambiato marcia.

Dal modello murino alla clinica la distanza resta ampia, ma il prossimo passo è già delineato: identificare nei pazienti la firma molecolare dell'esposizione cronica all'interferone e testare la combinazione con gli inibitori PGE2 nei melanomi che non rispondono agli anti-PD1.

Domande frequenti

In che modo il sistema immunitario può favorire la crescita del tumore secondo la scoperta del Salk Institute?

Lo studio ha scoperto che l'esposizione cronica all'interferone può indurre i mitocondri delle cellule tumorali a rilasciare RNA, attivando un ciclo che porta alla sovrapproduzione di prostaglandina E2, una molecola che frena le difese immunitarie e favorisce così la crescita del tumore.

Perché questa scoperta è rilevante per l'immunoterapia anti-PD1?

La ricerca spiega perché alcuni pazienti con melanoma restano refrattari agli anti-PD1: il meccanismo interferone-mtRNA-PGE2 attiva un freno immunitario indipendente dalla quantità di antigeni tumorali, suggerendo nuove combinazioni terapeutiche per superare la resistenza.

Quali farmaci esistenti potrebbero essere utili in base ai risultati dello studio?

Gli inibitori della COX-2 e l'aspirina, già esistenti da decenni, potrebbero essere combinati con l'immunoterapia per bloccare la produzione di prostaglandina E2 e migliorare la risposta nei pazienti resistenti agli anti-PD1.

Quali sono le implicazioni per la ricerca clinica italiana su melanoma e immunoterapia?

Il gruppo di Siena, guidato da Michele Maio, sta già sperimentando combinazioni di immunoterapia e inibitori COX-2, contribuendo a individuare quali pazienti potrebbero trarre maggior beneficio grazie a una migliore comprensione del ruolo molecolare dell'interferone.

Qual è il prossimo passo per portare questi risultati dal modello animale alla clinica?

Il prossimo passo consiste nell'identificare nei pazienti la firma molecolare dell'esposizione cronica all'interferone e testare la combinazione di immunoterapia e inibitori PGE2 nei melanomi resistenti agli anti-PD1.

Pubblicato il: 24 settembre 2026 alle ore 13:34

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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