Il decreto legge sulla scuola arriva in Consiglio dei ministri il 24 settembre 2026 con un tetto del 30% di alunni stranieri per classe, il divieto di velo integrale negli spazi scolastici e 14 milioni di euro destinati ai corsi di italiano. I dati dell'Ufficio di statistica del Ministero raccontano però un fenomeno di scala molto più contenuta di quanto la norma lasci intendere, come già osservato nella nostra analisi della ripartenza scolastica 2026.
Cosa prevede davvero il decreto Valditara
Il testo introduce un limite del 30% di studenti con cittadinanza non comunitaria e gravi difficoltà di comprensione dell'italiano per singola classe. Il ministro Giuseppe Valditara ha spiegato che sarà un decreto legge, in vigore da subito e con applicazione dall'anno scolastico in corso. La ripartizione degli iscritti sarà coordinata dagli uffici scolastici territoriali per distribuire gli alunni tra scuole di prossimità e, dove non sarà possibile rispettare il tetto, sono previste deroghe e potenziamento dei corsi di lingua. Sul fronte dell'abbigliamento, il decreto vieta i capi che coprono integralmente il volto come burqa e niqab, mentre l'hijab resta consentito perché non nasconde il viso. Ai genitori degli alunni non italofoni sono destinati corsi obbligatori di italiano.
I numeri veri: lo 0,6% delle classi supera il tetto
L'ultima fotografia disponibile arriva dall'Ufficio di statistica del Ministero: il Notiziario alunni con cittadinanza non italiana 2022/2023 conta 914.860 studenti con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole del Paese. Il 7,6% delle classi statali ospita più del 30% di questi alunni. Se però si contano solo gli iscritti effettivamente nati all'estero, quelli che possono avere difficoltà linguistiche in ingresso, la quota crolla allo 0,6% delle classi. Nella scuola primaria il salto è dal 12,4% allo 0,6%; nella secondaria di primo grado dal 7% allo 0,2%; nelle superiori dal 3,5% allo 0,8%. La differenza dipende da chi si conta: il 65,4% dei bambini e ragazzi registrati come stranieri è nato in Italia, frequenta la scuola italiana dall'infanzia e parla italiano come lingua veicolare. In termini assoluti gli iscritti nati all'estero, l'insieme sul quale la norma dovrebbe agire, sono poco più di 316mila: circa un terzo del totale che nel dibattito pubblico viene indicato con la formula generica di studenti stranieri.
Il divario Nord-Sud che una soglia nazionale non sposta
Il decreto interviene con una soglia uniforme su un fenomeno concentrato in poche regioni. La Lombardia è l'unica realtà in cui il 16,8% delle classi statali supera il 30% di alunni con cittadinanza non italiana, seguita da Emilia-Romagna al 15,6% e Liguria al 13,9%. In Puglia e Sardegna la quota si ferma allo 0,4%, in Campania allo 0,6%. Il 65% degli iscritti non italiani frequenta scuole del Nord e appena il 13% quelle del Sud e delle Isole; la sola Lombardia ospita oltre 220mila alunni stranieri, più di un quarto del totale nazionale. Un solo decreto legge per rispondere a un problema quasi soltanto lombardo-emiliano, con la stessa tecnica già vista nell'accorpamento di temi diversi in un unico provvedimento, come nel caso della VII commissione della Camera su IA a scuola e classi montane.
Quanto valgono davvero i 14 milioni annunciati
I 14 milioni stanziati per i corsi di italiano equivalgono a poco meno di 45 euro per ciascuno dei 316mila studenti nati all'estero potenzialmente destinatari, circa 15 euro se si dividono per tutti i 914mila iscritti con cittadinanza non italiana. Il tema esiste e ha coordinate misurabili: una minoranza di classi al Nord con difficoltà linguistiche reali. Chi entra oggi in una scuola italiana, nella maggior parte dei casi, in Italia c'è già nato. Il modo in cui il Ministero sceglie di allocare le risorse simboliche resta un capitolo aperto, come nel caso del Ministero che celebra Fallaci mentre nella scuola resta la maturità 2023.
Domande frequenti
Cosa prevede il nuovo decreto Valditara riguardo agli alunni stranieri?
Il decreto introduce un limite del 30% di studenti con cittadinanza non comunitaria e gravi difficoltà di comprensione dell'italiano per classe. Saranno possibili deroghe e sono previsti corsi di lingua potenziati per facilitare l'inclusione.
Quante classi italiane superano realmente il tetto del 30% di alunni stranieri?
Secondo i dati del Ministero, solo lo 0,6% delle classi ha più del 30% di studenti nati all'estero, cioè quelli con maggiori difficoltà linguistiche. La percentuale cresce se si considerano tutti gli alunni con cittadinanza non italiana, ma la maggior parte di questi è nata in Italia e parla italiano.
Come viene distribuita la presenza di alunni stranieri tra Nord e Sud Italia?
Il fenomeno è concentrato prevalentemente al Nord, con Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria che presentano le percentuali maggiori di classi oltre la soglia del 30%. Nel Sud e nelle Isole la presenza di classi con molti alunni stranieri è molto più bassa.
A cosa serviranno i 14 milioni di euro stanziati dal decreto?
I 14 milioni di euro sono destinati ai corsi di italiano per alunni e genitori non italofoni. Tuttavia, la cifra corrisponde a meno di 45 euro per ogni studente nato all'estero, evidenziando un impatto economico limitato.
Il decreto cosa prevede sull'abbigliamento e sull'uso del velo nelle scuole?
Il decreto vieta capi che coprono integralmente il volto, come burqa e niqab, mentre l'hijab, che lascia scoperto il viso, resta consentito. L'obiettivo è garantire il riconoscimento personale negli spazi scolastici.
Qual è la differenza tra alunni stranieri nati all'estero e quelli nati in Italia?
Circa il 65,4% degli studenti con cittadinanza non italiana è nato in Italia e parla italiano come lingua principale. Solo la minoranza nata all'estero potrebbe presentare reali difficoltà linguistiche all'ingresso nella scuola.