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Le ore roventi verso il quadruplo entro il 2100, Italia in prima linea
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Le ore roventi verso il quadruplo entro il 2100, Italia in prima linea

Uno studio su Nature Climate Change proietta il quadruplicarsi delle ore roventi. L'Italia è già hotspot: +25 notti tropicali nel 2024.

Quattro ore in più di caldo estremo ogni giorno entro la fine del secolo. È la proiezione di uno studio della Sun Yat-sen University di Guangzhou pubblicato su Nature Climate Change, che ha misurato il calore su scala oraria fra il 1981 e il 2023.

Ora e non decenni: cosa cambia con la scala oraria

Fra il 1981 e il 2023 oltre l'80% delle terre emerse ha registrato più calore, con una media di 62 ore aggiuntive di caldo estremo per decennio. Il dato che rovescia la prospettiva è un altro: il 28% di queste ore roventi si è verificato in giornate classificate come non calde dai termometri quotidiani.

Sono ondate invisibili agli indicatori giornalieri, ma abbastanza lunghe da impedire il recupero notturno dell'organismo. Nello scenario peggiore, con emissioni sostenute, fra il 2070 e il 2099 ogni giornata calda porterà circa quattro ore roventi in più; le giornate 'normali' ne aggiungeranno tre. L'esposizione della popolazione mondiale a queste ore roventi aumenterebbe di sei volte rispetto a oggi, con lo studio pubblicato su Nature Climate Change che sposta il baricentro dell'analisi climatica dai giorni alle ore.

Il Mediterraneo è già l'hotspot indicato dal modello

Gli autori dello studio individuano il bacino del Mediterraneo fra le regioni destinate a scaldarsi più velocemente rispetto alla media globale. Il presente italiano ne fornisce già la prova quantitativa: il rapporto Copernicus di agosto 2026 certifica che il bimestre giugno-luglio in Europa occidentale è stato di 2,79 °C sopra la media 1991-2020, con un valore assoluto di 21,62 °C che supera il precedente record del 2022. Sul solo giugno l'anomalia ha toccato +3,05 °C, primato dall'inizio delle serie storiche.

Il dato non riguarda solo l'atmosfera. La temperatura superficiale dei mari extrapolari nel luglio 2026 ha raggiunto 20,96 °C, la più alta mai rilevata in un mese di luglio. Un Mediterraneo così caldo alimenta la persistenza delle ondate, prolungandole nel tempo esattamente come descritto dal modello Sun Yat-sen sulla scala oraria.

In Italia i dati ISPRA fotografano un allineamento inquietante fra proiezioni globali e realtà locale. Nel 2024 le notti tropicali (temperature minime che non scendono sotto i 20 °C) sono state 25,2 in più rispetto alla media 1991-2020, il peggior valore mai registrato. Genova, prima città italiana per questo indicatore, ne conta 17 in più nel 2025 rispetto alla media dell'ultimo decennio; a Firenze i giorni torridi extra sono 16 e la durata media delle ondate di calore è cresciuta di 22-23 giorni rispetto al periodo climatologico. Un quadro del peso sanitario reale di questo indicatore è in notti tropicali 100 volte più frequenti dal 2003.

Sono numeri già dentro la traiettoria descritta dal modello globale, con decenni di anticipo sui suoi orizzonti temporali.

Il costo lo pagano i più giovani

Lo studio insiste su un punto poco discusso nelle sintesi giornalistiche: l'esposizione al calore non è distribuita equamente fra le generazioni. Un bambino nato nel 2025, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito, accumulerà nel corso della vita un'esposizione alle ore bollenti enormemente superiore a quella dei genitori nati negli anni Ottanta.

Il commento del professor Dino Zardi, ordinario di Fisica dell'atmosfera e del clima all'Università di Trento, sposta il focus dal picco alla durata: il disagio non dipende solo dai massimi di temperatura, ma dalla persistenza delle anomalie, che erode la capacità di recupero fisico dell'organismo.

Tradotto in impatto quotidiano, le ore roventi aggiuntive significano meno sonno effettivo, cali di rendimento cognitivo a scuola e in ufficio, più pressione sui pronto soccorso durante le ondate. E significano che i sistemi di allerta basati sulle medie giornaliere restano ciechi al 28% degli episodi realmente rischiosi già oggi.

Le ricadute non sono solo sanitarie. Il calore prolungato incide sui consumi energetici estivi, sui costi di climatizzazione degli edifici scolastici (in Italia raramente attrezzati per estati oltre i 35 °C prolungati) e sulla produttività di intere filiere agricole meridionali.

La prossima revisione dei piani nazionali di adattamento dovrà misurare l'esposizione in ore, non in giorni. Le città sono chiamate a tarare i piani caldo su intervalli orari, dagli orari scolastici ai turni nei cantieri fino alle fasce di ventilazione degli edifici pubblici.

Domande frequenti

Cosa significa che le ore roventi aumenteranno di quattro volte entro il 2100?

Secondo lo studio, entro la fine del secolo ogni giornata calda potrebbe registrare circa quattro ore in più di caldo estremo, aumentando notevolmente l'esposizione giornaliera della popolazione a temperature pericolose.

Perché l'analisi sulla scala oraria è importante rispetto a quella giornaliera?

La scala oraria permette di individuare ondate di calore che non emergono dai dati giornalieri, rivelando che il 28% delle ore roventi si verifica in giorni considerati 'normali' dai termometri, ma comunque rischiose per la salute.

Perché il Mediterraneo e l'Italia sono particolarmente a rischio?

Il bacino del Mediterraneo è identificato come hotspot climatico, e i dati italiani mostrano già un aumento significativo di ondate di calore, temperature record e notti tropicali, in linea con le proiezioni peggiori dello studio.

Quali sono le conseguenze sanitarie e sociali dell'aumento delle ore roventi?

Le ore di caldo persistente riducono il sonno, peggiorano il rendimento scolastico e lavorativo, aumentano la pressione sui servizi sanitari e aggravano i consumi energetici ed i costi di climatizzazione, specialmente in edifici scolastici non adeguati.

Come cambierà l'esposizione delle nuove generazioni al caldo estremo?

Un bambino nato nel 2025 sarà esposto nel corso della vita a molte più ore di caldo estremo rispetto alle generazioni precedenti, con maggiori rischi nei Paesi a basso e medio reddito.

Quali misure suggerisce lo studio per adattarsi a questa nuova realtà climatica?

Lo studio raccomanda di rivedere i piani di adattamento nazionale e locale, misurando l'esposizione al caldo su base oraria e adattando orari scolastici, turni di lavoro e sistemi di ventilazione alle nuove esigenze climatiche.

Pubblicato il: 11 agosto 2026 alle ore 08:44

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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