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Notti tropicali 100 volte più frequenti dal 2003: il vero peso del caldo
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Notti tropicali 100 volte più frequenti dal 2003: il vero peso del caldo

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Lo studio WWA quantifica perché l'estate 2026 mette in ginocchio 25 città italiane su 27 monitorate. Il dato chiave è nelle minime notturne.

Le minime notturne dell'estate 2026 in Europa occidentale sono diventate oltre cento volte più probabili rispetto al 2003. Lo certifica lo studio del consorzio World Weather Attribution pubblicato il 30 giugno 2026, che attribuisce direttamente al riscaldamento globale di origine antropica l'intensità dell'ondata di calore in corso.

Cosa dice lo studio del World Weather Attribution

L'analisi guidata da Theodore Keeping dell'Imperial College di Londra ha esaminato 854 città distribuite su 30 paesi europei nel periodo 18-29 giugno. Rispetto al 1976, l'ondata di questi giorni sarebbe stata praticamente impossibile a giugno e altamente improbabile in qualsiasi altro mese dell'anno. Rispetto al 2003, anno della prima grande ondata di calore del XXI secolo, le temperature diurne registrate sono diventate circa dieci volte più frequenti, mentre le minime notturne oltre cento volte più probabili.

I ricercatori segnalano un secondo dato strutturale: in Europa occidentale, giugno si riscalda più di qualsiasi altro mese. Le massime diurne crescono a un ritmo triplo rispetto al riscaldamento globale medio, le minime notturne a un ritmo circa doppio. Con 1,4 gradi in più rispetto all'epoca preindustriale, il caldo estremo sta già superando la capacità di adattamento delle società europee, secondo l'analisi del consorzio World Weather Attribution.

Perché contano le notti, non solo le ore di sole

La cifra che colpisce non sono i quaranta gradi del primo pomeriggio, ma le minime notturne diventate più di cento volte più frequenti in poco più di vent'anni. Le ore notturne servono al corpo per recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno: quando la temperatura interna delle abitazioni resta sopra la soglia di tolleranza per molte ore consecutive, il rischio sanitario si concentra sulla fascia più fragile della popolazione, anziani, bambini e malati cronici.

Per misurarlo, il WWA usa il Wet Bulb Globe Temperature, l'indice che combina temperatura, umidità, irraggiamento e vento per stimare lo stress termico negli ambienti interni. Nel periodo analizzato, il 45 per cento delle 854 città europee ha superato la soglia WBGT, una cifra senza precedenti. In molte capitali questo non è stato soltanto il giugno più caldo, ma il periodo di tre giorni più caldo dal 1950.

Il dato sulle notti tropicali ha conseguenze concrete sulle infrastrutture. Abitazioni, scuole, ospedali e reti di trasporto non sono stati progettati per raffreddarsi con minime sopra i 25 gradi: il rischio fisico si sovrappone alle altre vulnerabilità del sistema, comprese quelle informative su cui la Commissione europea ha messo a punto strumenti contro la disinformazione per distinguere i dati climatici verificati da quelli distorti.

L'Italia: 25 città su 27 monitorate sono in livello 3

Il bollettino del Ministero della Salute del 30 giugno 2026 segnala 25 capoluoghi in bollino rosso su 27 monitorati, dall'arco alpino fino a Palermo. Tra i centri in livello 3 ci sono Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari, Catania, Palermo, Bolzano, Brescia, Verona, Venezia, Trieste, Genova, Ancona, Perugia, Pescara, Campobasso, Latina, Frosinone, Rieti, Viterbo e Civitavecchia. Il livello 3 indica condizioni che hanno effetti negativi sulla salute anche di persone sane e attive, non solo dei soggetti fragili.

La rete del Ministero copre 27 capoluoghi con previsioni di rischio a 24, 48 e 72 ore, pubblicate dal lunedì al venerdì dal 25 maggio al 20 settembre. Il fatto che il 93 per cento di queste città si trovi simultaneamente in livello 3 è un indicatore che il tessuto urbano italiano non è attrezzato per le condizioni descritte nello studio internazionale, che individua proprio nelle metropoli, con isole di calore urbane, patrimonio edilizio vecchio e disuguaglianze socioeconomiche, l'epicentro del rischio.

I numeri del consorzio internazionale spostano il dibattito dalla cronaca quotidiana alla pianificazione strutturale: riqualificazione del patrimonio edilizio, raffreddamento passivo, piani urbani specifici per le notti tropicali. Senza interventi mirati su edifici scolastici, ospedalieri e residenziali, la prossima ondata troverà l'Italia esposta agli stessi numeri di oggi.

Pubblicato il: 30 giugno 2026 alle ore 16:27

Redazione EduNews24

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