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Il caschetto del CNR che vuole battere l'ictus prima dell'ospedale
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Il caschetto del CNR che vuole battere l'ictus prima dell'ospedale

MiBraScan del CNR punta a diagnosticare l'ictus in ambulanza con sensori a microonde. Ma in Italia solo 15 stroke unit su 141 sono al Sud.

L'obiettivo dichiarato è portare un caschetto a microonde a bordo delle ambulanze per distinguere in pochi minuti un ictus ischemico da uno emorragico. Si chiama MiBraScan, è nato nel 2017 dalla collaborazione fra Cnr-Irea e Politecnico di Torino, e il prototipo è stato presentato a settembre a L'Aquila durante la Riunione Nazionale di Elettromagnetismo. In Italia l'ictus colpisce circa 100.000 persone all'anno ed è la prima causa di disabilità nell'adulto secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità sull'ictus.

Come funziona il caschetto a microonde

Il dispositivo usa sensori a microonde, radiazioni non ionizzanti che possono essere ripetute senza limiti a differenza di tac e risonanza magnetica. Misura la diversa risposta elettromagnetica del sangue rispetto ai tessuti cerebrali sani, e da lì ricostruisce sia la natura dell'evento sia la sua evoluzione nelle ore successive.

La distinzione fra ischemico ed emorragico non è un dettaglio: nel primo caso si scioglie il coagulo con la trombolisi, nel secondo occorre fermare l'emorragia. Sono trattamenti opposti che oggi vengono decisi in ospedale con una tac, mentre il monitoraggio continuo è di fatto impraticabile perché gli esami sono pesanti e i macchinari restano condivisi con altri reparti. Il gruppo guidato da Lorenzo Crocco (Cnr-Irea) ha completato le prove ex vivo su fantocci anatomici e sta preparando la sperimentazione in vivo sui pazienti.

L'ora d'oro e il divario tra Nord e Sud

Per l'ictus ischemico la trombolisi è tanto più efficace quanto prima parte: entro la cosiddetta ora d'oro, i primi 60 minuti dai sintomi, i risultati funzionali migliorano in modo netto. La finestra terapeutica massima per l'alteplase resta di 4 ore e mezza, come ricordano le linee guida NICE richiamate dall'Aifa.

L'accesso alle strutture idonee però resta diseguale. L'analisi MAPSTROKE pubblicata sull'European Stroke Journal conta 141 stroke unit sul territorio italiano: 95 al Nord, 31 al Centro e solo 15 al Sud, con la Basilicata a quota zero. In molte aree l'ora d'oro coincide con il tempo di percorrenza per raggiungere un'unità dedicata, e la scelta dell'ospedale di destinazione diventa parte della terapia.

L'idea di portare la diagnosi sul mezzo di soccorso non è nuova. Berlino usa dal 2011 le Mobile Stroke Unit, ambulanze con tac a bordo: lo studio B_PROUD ha mostrato una riduzione del tempo di trattamento da 70 a 50 minuti e una quota più alta di pazienti trattati con trombolisi (60% contro 48%). Un'ambulanza così però costa milioni e non è replicabile su scala nazionale, mentre il caschetto a microonde è molto più leggero e punta a fare almeno il primo triage.

Cosa serve perché entri davvero in corsia

Il salto dalla sperimentazione in vivo all'uso clinico richiede validazioni sui pazienti, certificazione Ce come dispositivo medico e integrazione con i protocolli del 118. Il caschetto da solo non compensa la mancanza di stroke unit nelle aree scoperte, ma può cambiare due cose concrete: rende possibile il monitoraggio continuo al letto del paziente nelle 48-72 ore successive all'evento, oggi impraticabile, e consente al mezzo di soccorso di dirottare subito verso la struttura giusta invece di far rimbalzare il paziente tra ospedali che non trattano quel tipo di ictus.

MiBraScan si inserisce nel filone della ricerca italiana su strumenti nati in laboratorio che cercano un'applicazione operativa: nello stesso solco rientrano il lavoro sulla super-risoluzione ottica ottenuta in un solo scatto, il monitoraggio della crosta appenninica letto dai satelliti e il tracciamento degli oggetti in orbita alta sopra la Terra. Le prime pubblicazioni sulla sperimentazione in vivo del caschetto, se andranno bene, arriveranno nei prossimi due anni: da lì partirà la strada verso l'omologazione e l'accordo con il 118 che deciderà se il prototipo entrerà davvero nelle ambulanze.

Domande frequenti

Come funziona il caschetto MiBraScan per la diagnosi dell'ictus?

Il caschetto MiBraScan utilizza sensori a microonde per misurare la risposta elettromagnetica del sangue rispetto ai tessuti cerebrali sani. Questo permette di distinguere rapidamente tra ictus ischemico ed emorragico e di monitorare l'evoluzione dell'evento nelle ore successive.

Quali sono i vantaggi del caschetto rispetto alla TAC tradizionale sulle ambulanze?

Il caschetto è più leggero, utilizza radiazioni non ionizzanti e consente un triage immediato in ambulanza, a differenza delle TAC che sono costose e poco pratiche da installare su larga scala. Inoltre, permette un monitoraggio continuo del paziente, oggi impraticabile con gli esami tradizionali.

Perché è importante distinguere rapidamente tra ictus ischemico ed emorragico?

La distinzione è fondamentale perché i trattamenti sono opposti: l'ictus ischemico si tratta con trombolisi, mentre quello emorragico richiede il blocco dell'emorragia. Una diagnosi tempestiva permette di indirizzare subito il paziente verso la terapia più adeguata ed efficace.

A che punto è la sperimentazione clinica del caschetto MiBraScan?

Il dispositivo ha superato le prove ex vivo su fantocci anatomici e sta per iniziare la sperimentazione in vivo sui pazienti. Le prime pubblicazioni sui risultati sono attese nei prossimi due anni, dopo i quali si procederà con la certificazione e l'eventuale integrazione nei protocolli del 118.

Il caschetto può risolvere le disuguaglianze di accesso alle stroke unit in Italia?

Il caschetto non compensa la mancanza di stroke unit, ma può migliorare la gestione dei pazienti permettendo un triage rapido e indirizzando subito i soccorsi verso la struttura più adeguata. In questo modo, può contribuire a ridurre i tempi di trattamento soprattutto nelle aree meno servite.

Quando potrebbe essere utilizzato il caschetto MiBraScan nelle ambulanze italiane?

L'utilizzo clinico del caschetto dipende dall'esito positivo della sperimentazione in vivo, dalla certificazione come dispositivo medico e dall'accordo con il 118. Se i risultati saranno favorevoli, il percorso per l'adozione potrebbe iniziare nei prossimi anni.

Pubblicato il: 16 settembre 2026 alle ore 13:28

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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