I fagioli verdi indiani sono i semi con la miglior resistenza al congelamento nelle banche genetiche: 63,5 anni di longevità media contro i 17,4 anni dei fagioli azuki. Lo scarto arriva dal primo studio a lungo termine mai condotto sulla vitalità dei semi tropicali conservati a -20°C, pubblicato il 16 gennaio 2026 da un gruppo dell'Australian Grains Genebank sulla rivista Plant Genetic Resources. La conclusione più rilevante non riguarda i fagioli, ma il metodo: le banche dei semi dovranno essere controllate molto più spesso di quanto si pensasse.
Lo studio australiano su 3.900 lotti di sei specie tropicali
Il gruppo guidato da Katherine Baum ha analizzato quasi 3.900 lotti conservati nella Australian Grains Genebank di Horsham, una collezione che custodisce oltre 210.000 accessioni di 1.250 specie. Alcuni lotti risalivano agli anni '60, offrendo una serie storica reale, non stimata, di oltre sei decenni. Sono state testate sei specie tropicali: sorgo (Sorghum bicolor), fagiolo comune (Phaseolus vulgaris), soia (Glycine max), fagiolo verde (Vigna radiata), pisello piccione (Cajanus cajan) e fagiolo azuki (Vigna angularis).
I ricercatori hanno misurato la percentuale di semi capaci di germinare a distanza di tempo dalla congelazione. Il fagiolo verde ha mostrato una longevità media di 63,5 anni, la soia di 49,6 anni, il fagiolo azuki di appena 17,4 anni. Il dato più importante non è il singolo numero, ma la variabilità fra specie: un unico protocollo di monitoraggio non basta per un'intera collezione tropicale.
La vitalità cala sotto l'85% già tra 20 e 40 anni
Le stime storiche adottate dalle genebank prevedevano cicli di controllo lunghissimi, nell'ordine di centinaia o addirittura migliaia di anni. Lo studio Cambridge sulla longevità dei semi tropicali in banca documenta invece che la vitalità dei semi scende sotto l'85% già tra i 20 e i 40 anni, anche in condizioni di conservazione ottimali. Il divario tra stima teorica e dato reale supera un ordine di grandezza per le specie meno longeve.
Con 17,4 anni di vitalità media, un lotto di fagiolo azuki depositato nei primi anni '90 potrebbe oggi essere già scaduto senza che nessuno lo sappia. Il fagiolo verde a 63,5 anni è l'eccezione, non la regola. Gli autori scrivono che intervalli di monitoraggio così lunghi appaiono rischiosi. Il problema è più sensibile per le specie a rischio di erosione genetica: perdere l'unico lotto conservato significa perdere la specie, come accade sempre più spesso per le nuove specie di rane diamante già sull'orlo dell'estinzione descritte quest'estate.
Cosa cambia per il CNR di Bari e per Svalbard
Il caso italiano riguarda soprattutto la banca del germoplasma vegetale del CNR-IBBR di Bari, che custodisce oltre 58.000 accessioni di 600 specie vegetali ed è attiva dal 1970. La parte più vecchia dell'archivio supera i 50 anni ed è quindi già oltre la soglia critica indicata dallo studio australiano. Dal 2023 il CNR-IBBR ha iniziato a depositare copie di sicurezza allo Svalbard Global Seed Vault, il caveau norvegese che conserva oltre un milione di campioni provenienti da 93 banche di tutto il mondo.
Se le stime di longevità vengono riviste, la frequenza dei test di germinazione va aumentata su entrambi i fronti: nel deposito primario di Bari e nel duplicato artico. La rigenerazione è l'operazione più costosa perché richiede di piantare i semi conservati, farli maturare in campo, raccogliere nuovi semi e ricongelarli. È un lavoro strutturale che dipende dai finanziamenti stabili della ricerca pubblica: la manutenzione delle collezioni pretende budget ordinari e continuità, diversi dai grant competitivi come il finanziamento da 650mila euro assegnato a una ricercatrice dell'Università di Padova che finanziano progetti su temi specifici.
Il prossimo passaggio operativo per Bari sarà stabilire quali accessioni testare per prime, partendo dalle specie con longevità più corta. Le collezioni di legumi tropicali sono il candidato immediato: 17,4 anni non sono un margine di sicurezza.
Domande frequenti
Perché lo studio australiano sui semi tropicali è considerato innovativo?
È il primo studio a lungo termine che utilizza dati reali e storici su quasi 3.900 lotti di semi tropicali conservati fino a 60 anni, dimostrando che la longevità dei semi è molto più variabile tra le specie di quanto si pensasse.
Quali implicazioni ha lo studio per le banche dei semi come quella del CNR di Bari?
Lo studio suggerisce che la parte più vecchia dell'archivio di Bari ha già superato la soglia critica di vitalità per molte specie e che bisogna aumentare la frequenza dei controlli e dei test di germinazione per evitare la perdita di materiale genetico.
Come varia la longevità dei semi tra le diverse specie studiate?
La longevità media varia notevolmente: i fagioli verdi indiani raggiungono 63,5 anni, la soia 49,6 anni, mentre i fagioli azuki solo 17,4 anni, indicando che non è possibile applicare un unico protocollo di monitoraggio a tutte le specie.
Quali sono le principali sfide operative per le banche dei semi dopo i risultati dello studio?
Le principali sfide riguardano la necessità di identificare rapidamente i lotti a rischio, prioritizzare i test sulle specie meno longeve e assicurare fondi stabili per la rigenerazione e la manutenzione delle collezioni.
Cosa comporta la rigenerazione dei semi conservati nelle banche genetiche?
La rigenerazione richiede di piantare i semi conservati, farli maturare, raccogliere nuovi semi e ricongelarli, un processo costoso che necessita di risorse stabili e continuità nei finanziamenti pubblici.