Il ghiacciaio della Marmolada è sceso a 83 ettari a fine estate 2026, contro i 92 del 2025 e i 100 del 2023. Solo negli ultimi dodici mesi ha perso 9 ettari e il ritiro medio delle fronti è passato da 8 a 23 metri, il triplo rispetto all'anno scorso.
I numeri dell'ottava campagna partecipata
È il bilancio dell'ottava Campagna Glaciologica Partecipata sulla Marmolada, chiusa il 7 settembre e coordinata dal Museo di Geografia dell'Università di Padova con ARPAV, Fondazione Glaciologica Italiana e una trentina di volontari dai 16 ai 75 anni provenienti da quattro regioni. I rilievi documentano un arretramento generalizzato dei segnali frontali, con il picco sul fronte occidentale: 120 metri di ritiro in due anni e quota della fronte ormai oltre 2.900 metri.
Nel 2025 la stessa campagna aveva misurato un ritiro medio di 8 metri: nel 2026 il valore è triplicato. Il responsabile scientifico Mauro Varotto (Università di Padova) stima che, se si ripetono estati come quella appena trascorsa, al ghiacciaio restino solo una decina d'anni di vita utile.
Da 100 a 83 ettari: la cronologia del crollo
La cifra da guardare non è il singolo numero, ma la sequenza. Nel 2023 il ghiacciaio principale contava ancora 100 ettari; nel 2025 era sceso a 92; nel 2026 è a 83. Una contrazione del 17% in tre stagioni, con nove ettari persi solo quest'anno. Una perdita analoga era stata registrata solo nel 2022, l'anno del distacco del seracco di Punta Rocca costato la vita a undici alpinisti.
Il parallelismo con il 2022 non è solo statistico. Ad agosto 2026 i rilievi hanno mostrato i crepacci a monte della nicchia di distacco colmi d'acqua di fusione, la stessa condizione che gli studi della Fondazione Glaciologica Italiana avevano individuato all'origine del crollo di quattro anni fa. Alla stazione ARPAV di Punta Rocca (3.250 metri) agosto ha registrato uno scarto di oltre 3 gradi dalle medie, con solo 3 giornate su 31 di minima negativa e nessuna con temperatura media sotto zero. Al Piz Boè, 3.152 metri, non è stato trovato terreno gelato a nessuna profondità, un dato inedito per il permafrost della zona.
Cosa cambia per ricerca, sicurezza e alta quota
La perdita di massa non è più solo una questione locale. A scala alpina, la Fondazione Glaciologica Italiana stima uno spessore di ghiaccio calato nel 2026 tre volte più della media dell'ultimo decennio, con la neve invernale esaurita già a fine luglio. Per chi frequenta l'alta quota il segnale è concreto: la degradazione del permafrost aumenta il rischio di crolli su pareti finora considerate stabili.
Sul versante economico, la campagna denuncia l'espansione di piste e cannoni per la neve artificiale fino al fronte del ghiacciaio, in una zona che sta perdendo la propria materia prima. Sul versante scientifico, il valore del dato 2026 nasce dal confronto con serie storiche: senza le rilevazioni annuali della campagna partecipata dal 2019, il ritiro di 23 metri sarebbe un numero isolato. Vale per la geografia come per altre discipline: il record del blazar OP 313 nei raggi gamma di altissima energia è emerso confrontando anni di osservazioni, gli organoidi cerebrali mantenuti vivi oltre cinque anni ad Harvard hanno richiesto misurazioni continue, e persino il decagono comparso al polo sud di Saturno è visibile solo grazie a rilievi ripetuti.
La nona edizione della campagna, prevista a settembre 2027, misurerà un ghiacciaio ormai al termine della vita utile stimata. Il comunicato dell'Università di Padova con i risultati 2026 e i dati ISPRA sul bilancio di massa dei ghiacciai alpini indicano la traiettoria, ma la variabile ancora aperta è l'inverno 2026/2027: senza nevicate abbondanti in quota, la prossima misurazione sarà la cronaca di ciò che manca.
Domande frequenti
Quanto si è ridotta la superficie del ghiacciaio della Marmolada negli ultimi anni?
Il ghiacciaio della Marmolada è passato da 100 ettari nel 2023 a 83 ettari nel 2026, registrando una contrazione del 17% in tre stagioni.
Quali sono le principali cause dell'accelerazione nel ritiro del ghiacciaio?
L'accelerazione del ritiro è legata principalmente all'aumento delle temperature, con estati particolarmente calde e la mancanza di terreno gelato in profondità anche ad alta quota, oltre alla scarsità di neve invernale.
Perché i crepacci e l'acqua di fusione rilevati nel 2026 sono preoccupanti?
I crepacci colmi d'acqua di fusione, simili a quelli osservati nel 2022 prima del crollo del seracco di Punta Rocca, indicano condizioni di instabilità che aumentano il rischio di nuovi crolli.
Quali sono le conseguenze del ritiro del ghiacciaio per la sicurezza in alta quota?
La degradazione del permafrost aumenta il rischio di crolli su pareti considerate finora stabili, rendendo meno sicuri gli itinerari per alpinisti e frequentatori dell'alta quota.
Come contribuisce la Campagna Glaciologica Partecipata alla ricerca scientifica?
La campagna, attraverso rilievi annuali e partecipazione di volontari, permette di confrontare i dati su base storica e monitorare i cambiamenti del ghiacciaio, rendendo significativi i trend osservati.
Cosa potrebbe influire sulla prossima misurazione del ghiacciaio prevista nel 2027?
La quantità di neve durante l'inverno 2026/2027 sarà determinante: senza nevicate abbondanti, la prossima campagna potrebbe registrare ulteriori perdite di massa glaciale.