Duke, Google e QuEra hanno pubblicato quasi in parallelo tre esperimenti diversi che simulano lo stesso frammento di Big Bang: la nascita di nuove particelle di materia quando si spezza il legame tra due quark. Il gruppo dell'Università Duke guidato da Christopher Monroe lo ha fatto con soli 13 ioni intrappolati, e il risultato è uscito su Nature Physics, annuncio del Duke Pratt School of Engineering il 23 settembre 2026.
Cosa hanno fatto i 13 ioni intrappolati
Il fenomeno riprodotto si chiama string breaking. Nei modelli di teoria di campo, due cariche connesse da un tubo di forza si allontanano finché l'energia accumulata basta a materializzare una nuova coppia particella-antiparticella. In natura succede al Cern quando l'Lhc scaglia particelle a velocità prossima a quella della luce, oppure è avvenuto nei microsecondi successivi al Big Bang. Il team di Duke ha codificato questa dinamica in una catena di 13 ioni intrappolati e ha modulato le loro interazioni con impulsi laser calibrati. Il modello studiato è una teoria di gauge Z₂ in una sola dimensione spaziale più quella temporale, un reticolo unidimensionale che è il gradino più basso della scala di complessità e per questo il primo a essere alla portata dei simulatori quantistici attuali.
Tre piattaforme diverse, stesso risultato: perché conta davvero
La singolarità dell'annuncio non è nel risultato di Duke preso da solo, ma nel fatto che altri due gruppi hanno riprodotto lo stesso fenomeno con tecnologie hardware totalmente diverse. Google ha usato il chip Sycamore, basato su circuiti superconduttori a temperature vicine allo zero assoluto, con un approccio di simulazione digitale. QuEra Computing ha impiegato la macchina Aquila, che sfrutta atomi neutri Rydberg disposti in un reticolo a nido d'ape bidimensionale, con simulazione analogica. Duke resta l'unico dei tre a lavorare in una sola dimensione spaziale, mentre Google e QuEra hanno esplorato modelli in 2+1 dimensioni.
Il dettaglio che ridimensiona l'entusiasmo: la squadra di Monroe ha rifatto la stessa simulazione anche su un supercomputer tradizionale, ottenendo lo stesso risultato. Il quantum advantage, cioè quel regime in cui il computer quantistico calcola qualcosa che nessun supercomputer classico può replicare in tempi ragionevoli, sulla fisica delle particelle non è ancora arrivato. Ci si arriverà, scrivono gli autori, quando i simulatori scaleranno a 3+1 dimensioni e ai quark reali della cromodinamica quantistica. Oggi la fotografia è quella di una prova di concetto multi-piattaforma, non di una supremazia.
Dov'è l'Europa in questa corsa
Le tre piattaforme che hanno pubblicato sono tutte statunitensi. La collaborazione Duke coinvolge anche l'Università del Maryland, Oxford, Caltech, Cornell e KU Leuven, ma il baricentro industriale è chiaramente oltre Atlantico. In Europa la Commissione sta cercando di recuperare investendo su tredici aziende quantistiche selezionate, tra cui l'italiana Planckian che porta a Torino proprio il calcolo a ioni intrappolati, la stessa tecnologia usata da Duke.
L'esperimento Duke fa una cosa in più: mostra che una piattaforma da 13 qubit è già sufficiente per contribuire a un lavoro su Nature Physics. La barriera d'ingresso alla fisica quantistica fondamentale sta scendendo, e questo apre spazio a laboratori accademici europei che finora restavano ai margini della corsa hardware. La logica è la stessa che si è vista in altri ambiti in cui la simulazione ha anticipato l'osservazione diretta, dalla simulazione 3D usata per pianificare interventi complessi come nel caso del Bambino Gesù fino alle osservazioni al confine della biologia, come le cellule vive di un pesce antartico: il simulatore diventa uno strumento parallelo all'esperimento, non un suo surrogato.
Per chi studia fisica o informatica in Italia il messaggio operativo è che nei prossimi anni la simulazione quantistica sarà una competenza spendibile fuori dai poli statunitensi: bastano decine di qubit ben calibrati per fare fisica riproducibile. Le tre piattaforme di Duke, Google e QuEra non hanno ricreato il Big Bang, hanno mostrato che la simulazione quantistica sta uscendo dal laboratorio dimostrativo per entrare, un frammento alla volta, nella cassetta degli attrezzi della ricerca di base.
Domande frequenti
Cosa significa che i 13 ioni hanno simulato la nascita della materia?
Il team di Duke ha utilizzato una catena di 13 ioni intrappolati e impulsi laser per simulare il fenomeno dello 'string breaking', ossia la nascita di nuove particelle di materia quando viene spezzato il legame tra due quark, un processo che avviene anche nelle collisioni ad alta energia come quelle del Cern o subito dopo il Big Bang.
In cosa si differenziano le tre piattaforme di Duke, Google e QuEra?
Le tre piattaforme hanno simulato lo stesso fenomeno con tecnologie diverse: Duke ha usato ioni intrappolati in una dimensione spaziale, Google ha utilizzato chip superconduttori con simulazione digitale in 2+1 dimensioni, mentre QuEra ha impiegato atomi Rydberg in un reticolo bidimensionale con simulazione analogica.
Perché il risultato ottenuto non rappresenta ancora un 'quantum advantage'?
Sebbene i simulatori quantistici abbiano riprodotto il fenomeno, la stessa simulazione è stata replicata con successo anche da un supercomputer tradizionale. Il quantum advantage si raggiungerà solo quando i simulatori quantistici affronteranno modelli più complessi, in 3+1 dimensioni e con quark reali della cromodinamica quantistica.
Qual è il ruolo dell'Europa nella ricerca sulla simulazione quantistica?
Attualmente, le principali pubblicazioni provengono dagli Stati Uniti, ma la Commissione Europea sta investendo in aziende quantistiche, tra cui l'italiana Planckian che sviluppa tecnologie a ioni intrappolati. Questi investimenti mirano a colmare il divario e a rendere l'Europa più competitiva nel settore.
Perché l'esperimento di Duke è importante per i laboratori accademici europei?
L'esperimento dimostra che una piattaforma con soli 13 qubit può produrre risultati pubblicabili su riviste di alto livello come Nature Physics, abbassando la barriera d'ingresso e rendendo la fisica quantistica fondamentale più accessibile ai laboratori accademici.
Quali opportunità offre la simulazione quantistica per chi studia fisica o informatica in Italia?
La simulazione quantistica diventerà una competenza sempre più richiesta anche fuori dagli Stati Uniti, dato che bastano decine di qubit ben calibrati per ottenere risultati riproducibili. Gli studenti italiani avranno quindi più possibilità di partecipare a ricerche di frontiera anche in Europa.