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Neuroblastoma con simulazione 3D: il caso del Bambino Gesù nei numeri
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Neuroblastoma con simulazione 3D: il caso del Bambino Gesù nei numeri

Al Bambino Gesù rimosso un neuroblastoma con simulazione 3D: cosa dicono i numeri di questo tumore che colpisce 130-140 bambini l'anno in Italia.

Una bambina di poco più di un anno è tornata a casa sei giorni dopo un intervento durato quattro ore, con un neuroblastoma esteso al canale vertebrale asportato completamente. Al Bambino Gesù di Roma i chirurghi ci sono arrivati provando l'operazione al computer prima di entrare in sala.

Un accesso chirurgico ripensato al computer

La massa tumorale aveva raggiunto il canale vertebrale e comprimeva uno dei nervi che governano il movimento della gamba. In casi come questo l'approccio classico è addominale, ma i medici del Bambino Gesù hanno scelto un accesso dalla schiena: la stessa incisione consente di raggiungere sia la parte esterna del tumore sia la porzione infiltrata nel canale vertebrale, evitando di frazionare l'operazione in due tempi.

La decisione è stata possibile grazie a ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali. Prima di operare, l'équipe ha mappato con precisione i rapporti tra tumore, colonna, midollo spinale e nervi, valutando i percorsi possibili sul modello 3D e scegliendo quello che riduceva al minimo il rischio di danneggiare le strutture nervose. Il dettaglio del caso è descritto nel comunicato dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

In sala, l'operazione è durata circa quattro ore. Il sistema nervoso è stato controllato in tempo reale con il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, mentre l'anestesia totale endovenosa è stata calibrata per non alterare i segnali dei nervi. La bambina è stata dimessa sei giorni dopo l'intervento e ha iniziato il percorso riabilitativo.

I numeri del neuroblastoma nascosti dietro il caso

I titoli sull'intervento non lo dicono, ma la diagnosi non è rara: è il tumore solido extracranico più frequente nei bambini sotto i cinque anni. In Italia si registrano 130-140 nuove diagnosi all'anno e rappresenta circa il 10% di tutti i tumori pediatrici tra 0 e 14 anni. L'età media alla diagnosi è di 18 mesi, praticamente la stessa della piccola paziente romana.

Non tutti i casi arrivano dove sono arrivati quelli di questa bambina. Il tumore origina dai neuroblasti del sistema nervoso simpatico e può svilupparsi in sedi molto diverse: la più frequente sono le ghiandole surrenali, sopra i reni, seguite dai gangli nervosi lungo la colonna vertebrale al livello di collo, torace, addome e pelvi. Le forme localizzate nelle surrenali si aggrediscono per via addominale con protocolli consolidati.

Le varianti che invadono il canale vertebrale, i cosiddetti tumori a manubrio con una parte esterna e una parte intraforaminale, sono la minoranza dei casi, ma il salto di complessità è netto: un approccio sbagliato può lasciare deficit motori permanenti. È qui che la pianificazione digitale entra come strumento clinico e non solo come tecnologia. In parallelo, la ricerca su come colpire i tumori dalla loro biologia molecolare avanza, dagli studi sull'effetto Warburg e i farmaci che agiscono sul metabolismo del cancro fino alle terapie mirate su geni specifici come NDRG1, indagato come nuovo bersaglio nel tumore del colon.

Cosa cambia in sala grazie ai modelli 3D

Fino a pochi anni fa la preparazione di un intervento come questo si basava su TAC e risonanze bidimensionali, integrate dall'esperienza del chirurgo che immaginava lo spazio operatorio in testa. Il modello tridimensionale ricostruito dalle immagini radiologiche cambia il punto di partenza: l'équipe vede in anticipo dove ogni struttura si trova rispetto alle altre, quali angoli di accesso sono praticabili, dove ci sono aderenze da attraversare o evitare.

L'altro tassello è il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, che il Bambino Gesù paragona a un sensore di prossimità del sistema nervoso: durante l'operazione il neurofisiologo verifica in continuo che i nervi coinvolti continuino a funzionare, allertando il chirurgo se un movimento sta compromettendo la trasmissione dei segnali. Ogni pezzo del sistema è dipendente dagli altri, e l'anestesia deve essere abbastanza profonda da tenere la bambina immobile e stabile, ma non tanto da azzerare le risposte nervose che il monitoraggio deve leggere. Il coordinamento tra anestesista e neurofisiologo va calibrato istante per istante.

Al Bambino Gesù precisano che si tratta di procedure riservate a casi altamente selezionati, realizzabili solo in centri con esperienza multidisciplinare consolidata. Il modello di riferimento resta questo: pianificazione digitale, chirurgia specialistica, monitoraggio continuo.

Domande frequenti

In cosa consiste la simulazione 3D utilizzata nell'intervento sul neuroblastoma al Bambino Gesù?

La simulazione 3D consiste nella ricostruzione tridimensionale delle immagini radiologiche del paziente, permettendo ai chirurghi di mappare con precisione i rapporti tra tumore, colonna vertebrale, midollo e nervi. Questo consente di pianificare l'accesso chirurgico più sicuro, riducendo i rischi di danni alle strutture nervose.

Perché è stato scelto un accesso chirurgico dalla schiena invece che quello addominale tradizionale?

L'accesso dalla schiena permette di raggiungere sia la parte esterna del tumore che quella infiltrata nel canale vertebrale con una sola incisione, evitando di dividere l'operazione in due tempi. Questa scelta è stata resa possibile grazie alla pianificazione virtuale ottenuta tramite modello 3D.

Qual è la frequenza del neuroblastoma nei bambini e quali sono le sue principali sedi?

Il neuroblastoma è il tumore solido extracranico più frequente nei bambini sotto i cinque anni, con 130-140 nuovi casi all'anno in Italia. Le sedi più comuni sono le ghiandole surrenali e, meno frequentemente, i gangli nervosi lungo la colonna vertebrale.

Quali vantaggi offre il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio durante l'intervento?

Il monitoraggio neurofisiologico consente di controllare in tempo reale la funzionalità dei nervi durante l’operazione, segnalando immediatamente eventuali rischi per la trasmissione dei segnali nervosi. Questo riduce la possibilità di causare deficit motori permanenti.

Queste procedure innovative sono applicabili a tutti i casi di neuroblastoma?

No, queste procedure sono riservate a casi altamente selezionati e possono essere realizzate solo in centri con esperienza multidisciplinare consolidata. La complessità tecnica richiede una pianificazione digitale avanzata e un team specialistico.

Quali sono le prospettive attuali della ricerca sul neuroblastoma?

Oltre alle innovazioni chirurgiche, la ricerca si sta concentrando su nuovi approcci che colpiscono la biologia molecolare del tumore, come l’effetto Warburg, farmaci sul metabolismo del cancro e terapie mirate su geni specifici, ad esempio NDRG1.

Pubblicato il: 26 agosto 2026 alle ore 10:00

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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