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Batteria quantistica, il prototipo australiano apre la strada alla ricarica quasi istantanea
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Batteria quantistica, il prototipo australiano apre la strada alla ricarica quasi istantanea

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Il dispositivo sviluppato dal Csiro, con radici nella ricerca del Politecnico di Milano, sfrutta un principio controintuitivo: più batterie si caricano insieme, più il processo è veloce. Una svolta che guarda ai computer quantistici del futuro.

Il principio: caricare insieme per caricare prima

Nel mondo dell'energia che conosciamo, caricare dieci batterie richiede dieci volte il tempo necessario per caricarne una. Sembra ovvio. Eppure la meccanica quantistica, ancora una volta, ribalta le intuizioni più consolidate: un nuovo prototipo di batteria quantistica sviluppato in Australia dimostra che più dispositivi si caricano simultaneamente, più il processo diventa rapido. Non proporzionalmente più rapido, ma esponenzialmente.

È un risultato che suona quasi paradossale, eppure poggia su basi teoriche solide e, ora, anche su evidenze sperimentali concrete. Il gruppo di ricerca della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (Csiro), la principale agenzia scientifica australiana, ha presentato un prototipo funzionante che segna un passo avanti significativo verso quella che gli addetti ai lavori chiamano ricarica quasi istantanea.

Dal Politecnico di Milano all'Australia: la storia del prototipo

La storia di questa batteria non nasce dal nulla. Il lavoro del Csiro si innesta su un prototipo precedente, risalente al 2022, frutto di una collaborazione internazionale che vedeva protagonista il Politecnico di Milano. Già allora i ricercatori avevano dimostrato la fattibilità di principio di un dispositivo capace di immagazzinare energia sfruttando le peculiarità della fisica quantistica, in particolare i fenomeni di entanglement e superposizione tra stati energetici.

Quella prima dimostrazione, però, restava confinata al piano teorico-sperimentale: mancava il passaggio cruciale, cioè la capacità di convertire l'energia quantistica accumulata in corrente elettrica utilizzabile. Ed è esattamente qui che interviene il nuovo prototipo australiano.

Il contributo italiano a questa linea di ricerca conferma, peraltro, il ruolo che i centri di eccellenza del nostro Paese continuano a giocare nel campo della tecnologia quantistica, un ambito in cui la ricerca universitaria produce risultati di frontiera nonostante le croniche difficoltà di finanziamento.

Come funziona la nuova batteria quantistica

Il team del Csiro ha compiuto il salto qualitativo aggiungendo strati funzionali al dispositivo originario, progettati specificamente per convertire l'energia immagazzinata negli stati quantistici in corrente elettrica. In sostanza, il prototipo del 2022 sapeva "trattenere" energia a livello quantistico, ma non era in grado di restituirla in una forma sfruttabile. I nuovi strati fanno esattamente questo: fungono da interfaccia tra il mondo quantistico e quello classico.

Il meccanismo di ricarica si basa su un fenomeno noto come vantaggio quantistico collettivo. Quando più celle quantistiche vengono caricate in parallelo, le correlazioni quantistiche tra di esse accelerano il trasferimento di energia. Non si tratta di una semplice somma di potenze, ma di un effetto cooperativo che non ha equivalenti nella fisica classica. Il risultato è una velocità di ricarica che cresce in modo superlineare con il numero di celle coinvolte.

Stando a quanto emerge dai dati pubblicati dal gruppo australiano, il prototipo attuale è ancora di dimensioni ridotte e opera in condizioni di laboratorio controllate. Nessuno parla, almeno per ora, di applicazioni commerciali imminenti. Ma la dimostrazione di principio c'è, ed è solida.

A cosa servirà: il nodo dei computer quantistici

La domanda più immediata riguarda le applicazioni. E qui bisogna essere chiari: la batteria quantistica non è pensata, almeno nella sua forma attuale, per ricaricare smartphone o automobili elettriche. L'orizzonte applicativo è un altro, e si chiama computer quantistici.

I processori quantistici del futuro avranno bisogno di sistemi di alimentazione coerenti con la loro natura, capaci di fornire energia a livello di singoli qubit senza introdurre il rumore che oggi rappresenta uno degli ostacoli principali al calcolo quantistico su larga scala. Una batteria che opera secondo le stesse leggi fisiche del processore che deve alimentare potrebbe rivelarsi un tassello fondamentale dell'architettura dei computer quantistici di prossima generazione.

La ricerca sulla tecnologia quantistica, del resto, procede su più fronti contemporaneamente. Basti pensare ai recenti progressi nella trasmissione quantistica, con il record raggiunto in Germania, o alle indagini sulla gravità quantistica condotte nel Mediterraneo, che stanno ridefinendo la nostra comprensione dei fenomeni fisici fondamentali. Il quadro che emerge è quello di una disciplina in rapidissima evoluzione, dove ogni risultato si intreccia con gli altri.

Una corsa globale alla tecnologia quantistica

L'investimento del Csiro su questa tecnologia non è casuale. L'Australia ha fatto della ricerca quantistica una priorità strategica nazionale, con finanziamenti dedicati e una rete di laboratori all'avanguardia. Ma la competizione è serrata: Stati Uniti, Cina, Unione Europea e singoli centri di eccellenza come il Politecnico di Milano si contendono il primato in un settore che, secondo le stime più accreditate, varrà centinaia di miliardi di dollari entro il prossimo decennio.

Per l'Italia, la partecipazione alla genesi di questo prototipo rappresenta un segnale incoraggiante. La collaborazione avviata nel 2022 dimostra che la ricerca universitaria italiana è in grado di competere ai massimi livelli quando trova le condizioni per farlo, a partire da reti internazionali robuste e risorse adeguate.

La questione resta aperta su un punto decisivo: quanto tempo servirà per passare dal laboratorio alla tecnologia scalabile. Le batterie quantistiche, come i computer quantistici stessi, restano oggetti delicatissimi, sensibili alle interferenze ambientali e difficili da produrre in serie. Ma il fatto che un prototipo riesca oggi non solo a immagazzinare energia quantistica, ma anche a convertirla in corrente elettrica, cambia i termini del problema. Non si discute più di se, ma di quando.

Pubblicato il: 8 aprile 2026 alle ore 09:05

Domande frequenti

Come funziona il principio di ricarica delle batterie quantistiche?

Il principio si basa sul vantaggio quantistico collettivo: caricando più celle quantistiche in parallelo, le correlazioni tra di esse accelerano esponenzialmente il trasferimento di energia rispetto alle batterie tradizionali.

Qual è il ruolo dell'Italia nello sviluppo della batteria quantistica?

L'Italia, tramite il Politecnico di Milano, ha contribuito al primo prototipo teorico-sperimentale nel 2022, collaborando con il Csiro australiano e confermando l'eccellenza della ricerca universitaria italiana nel campo quantistico.

Per quali applicazioni è pensata la batteria quantistica?

La batteria quantistica è progettata principalmente per alimentare computer quantistici, fornendo energia a livello di qubit senza introdurre rumore, piuttosto che per dispositivi di uso comune come smartphone o auto elettriche.

Quali sono le principali innovazioni apportate dal prototipo australiano rispetto ai precedenti?

Il nuovo prototipo ha introdotto strati funzionali capaci di convertire l'energia quantistica accumulata in corrente elettrica utilizzabile, superando così il limite dei dispositivi precedenti che non potevano restituire energia in forma sfruttabile.

Quando si prevede che la tecnologia delle batterie quantistiche sarà disponibile su larga scala?

Attualmente, la batteria quantistica è ancora in fase prototipale e opera solo in laboratorio. Il passaggio a una tecnologia scalabile richiederà ancora tempo a causa della delicatezza dei dispositivi e delle sfide produttive, ma la realizzazione di un prototipo funzionante è già un passo cruciale.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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