La NASA ha appaltato quasi 1 miliardo di dollari a quattro aziende statunitensi per rover, lander e droni destinati alla futura base lunare. Ma il primo vero alloggio per gli astronauti sulla superficie della Luna non arriverà prima del 2033, e sarà made in Italy.
Quattro contratti, sei mezzi per la base lunare
L'agenzia americana ha distribuito 702 milioni di dollari di base, più un'opzione da 280,4 milioni, tra Astrolab, Lunar Outpost, Blue Origin e Firefly Aerospace, come riepilogato nel comunicato NASA sui contratti Moon Base. Astrolab incassa 219 milioni per il rover pressurizzato Clv-1, capace di trasportare equipaggio e rifornimenti a oltre 9 km/h. Lunar Outpost ottiene 220 milioni per Pegasus, un rover più leggero con velocità superiore a 14 km/h e autonomia fino a un anno. Blue Origin riceve 188 milioni per consegnare entrambi i veicoli al polo Sud lunare, più un'opzione da 280,4 milioni legata ai risultati della prima fase. Firefly Aerospace, già protagonista nel 2025 con il lander Blue Ghost arrivato sulla superficie lunare, porta a casa 75 milioni per la missione MoonFall: una navetta Elytra Dark sgancerà a 50 chilometri di quota una flotta di droni progettati per resistere un giorno lunare, pari a 14 giorni terrestri. I rover dovranno restare a 2 chilometri dai siti di atterraggio, per non essere danneggiati dalla polvere sollevata dai lander di SpaceX e Blue Origin durante le missioni con equipaggio.
Il pezzo che fa abitare la base lunare è italiano
Il miliardo di Washington compra mezzi per muoversi, non un posto dove restare. L'unica infrastruttura abitativa permanente prevista oggi sulla superficie lunare è il Modulo abitativo multiuso (Mph), sviluppato da Thales Alenia Space per conto dell'Agenzia Spaziale Italiana. Il contratto biennale per la fase di progettazione preliminare è stato firmato a luglio 2025 con Thales Alenia Space Italia come prime contractor, affiancata da Altec e da altre realtà industriali nazionali. L'Mph misura 3 metri di larghezza e 6 di lunghezza, pesa circa 15 tonnellate ed è progettato per durare almeno 10 anni sulla superficie lunare. Avrà ruote per riposizionarsi e dovrà reggere variazioni termiche estreme, polvere pervasiva, radiazioni e micrometeoriti. A maggio 2026 la NASA ha approvato il modulo per la fase di valutazione iniziale: la revisione preliminare è prevista nel 2027 e il lancio dal Kennedy Space Center è fissato per il 2033, cinque anni dopo il primo allunaggio Artemis IV in calendario nel 2028. La presenza italiana sulla Luna non parte da zero: il ricevitore Lugre ha già captato segnali GNSS in orbita lunare, a conferma che la filiera tricolore sta già operando in quell'ambiente.
Cosa succede da qui al 2033
Le prime tre missioni Moon Base sono già calendarizzate per fine 2026. Il lander Endurance Blue Moon Mark 1 di Blue Origin trasporterà strumenti per misurare come i propulsori interagiscono con la polvere lunare e un array laser retroriflettente. Il lander Griffin di Astrobotic porterà oltre 500 chili di carico, incluso il rover Flip di Astrolab che servirà a maturare i sistemi di mobilità per i veicoli successivi. La terza missione userà il lander Nova-C Trinity di Intuitive Machines, con strumenti dell'Agenzia Spaziale Europea e dell'Istituto coreano KASI. Solo dopo l'allunaggio di Artemis IV i rover Clv-1 e Pegasus inizieranno a operare in superficie con equipaggio, mentre Artemis V, prevista non prima della fine del 2028, darà il via alla costruzione vera e propria della base. La struttura abitativa, l'Mph, arriverà cinque anni dopo: una finestra lunga, in cui ogni slittamento del programma può rimettere in discussione l'intero calendario industriale concordato tra Roma e Washington.
Il rover Pegasus può funzionare per un anno, il modulo italiano per dieci: la differenza tra missione di esplorazione e presenza permanente passa da un cantiere torinese.
Domande frequenti
Qual è lo scopo dei contratti NASA da 1 miliardo di dollari per la base lunare?
I contratti finanziano lo sviluppo di rover, lander e droni per supportare la futura base lunare, ma non includono infrastrutture abitative permanenti. L'obiettivo è fornire veicoli e mezzi di supporto per le attività sulla superficie della Luna.
Chi realizzerà il primo modulo abitativo permanente sulla Luna e quali sono le sue caratteristiche?
Il modulo abitativo multiuso (Mph) sarà realizzato da Thales Alenia Space Italia per conto dell'Agenzia Spaziale Italiana. Avrà dimensioni di 3x6 metri, peso di circa 15 tonnellate, durata prevista di almeno 10 anni e sarà progettato per resistere alle condizioni estreme della superficie lunare.
Quando è previsto l'arrivo del modulo abitativo italiano sulla superficie lunare?
Il lancio del modulo abitativo Mph è previsto per il 2033, cinque anni dopo il primo allunaggio Artemis IV, in calendario per il 2028. La revisione preliminare del progetto è fissata per il 2027.
Quali sono le principali aziende statunitensi coinvolte e i loro rispettivi contributi al progetto lunare?
Le aziende coinvolte sono Astrolab (rover Clv-1), Lunar Outpost (rover Pegasus), Blue Origin (trasporto dei rover e lander Endurance Blue Moon Mark 1) e Firefly Aerospace (missione MoonFall con droni Elytra Dark). Ognuna contribuisce allo sviluppo di specifici mezzi e tecnologie per la superficie lunare.
Quali missioni sono previste prima dell'arrivo del modulo abitativo e qual è il loro scopo?
Prima del 2033 sono previste tre missioni Moon Base dal 2026, con lander e strumenti per studiare la polvere lunare, testare sistemi di mobilità e trasportare carichi. Queste missioni serviranno a preparare il terreno per le successive operazioni con equipaggio e la costruzione della base.
Qual è la differenza tra i rover forniti dagli USA e il modulo abitativo italiano?
I rover come Pegasus e Clv-1 sono progettati per missioni di esplorazione temporanea, con durata operativa fino a un anno. Il modulo abitativo italiano, invece, è progettato per garantire una presenza umana permanente sulla Luna per almeno dieci anni.