Il governo argentino e il Consiglio interuniversitario nazionale (Cin) hanno firmato il 10 giugno 2026 un accordo da 800 miliardi di pesos (circa 560 milioni di dollari) che chiude oltre due anni di conflitto sul finanziamento delle università argentine pubbliche. L'intesa arriva dopo quattro marce federali, sei voti del Congresso, due veti presidenziali e una causa arrivata fino alla Corte Suprema.
Cosa prevede l'intesa firmata con il Cin
L'accordo riconosce una ricomposizione salariale del 24,33% in due tranche: 21,33% applicato sui salari di maggio 2026 e un ulteriore 3% in ottobre. Il ministero del Capitale umano, le rappresentanze sindacali dei docenti e dei non docenti e i rettori firmatari hanno definito anche un meccanismo di paritarie trimestrali per monitorare lo scarto con l'inflazione fino a fine anno.
- 20% di aggiornamento dei fondi di funzionamento delle università pubbliche da giugno 2026
- 50 miliardi di pesos in più per gli ospedali universitari, che si sommano agli 80 già stanziati
- Aumento del 50% delle borse Manuel Belgrano per aree strategiche
Il 24,33% non basta a coprire una perdita reale del 34%
Tra dicembre 2023, primo mese dell'insediamento di Javier Milei, e marzo 2026 gli stipendi degli accademici delle università argentine sono saliti del 178%, mentre l'inflazione cumulata ha toccato il 293%. Il risultato netto, secondo i dati pubblicati dal Consejo Interuniversitario Nacional, è una perdita di potere d'acquisto di circa il 34% in 28 mesi. Tradotto in busta paga, ogni lavoratore universitario ha visto evaporare l'equivalente di otto stipendi completi.
L'aumento del 24,33% appena firmato compensa solo una parte di questo arretrato: 7 punti riferiti al 2024, 12,33 punti al 2025 e la parte residua per gli scarti accumulati fino a maggio 2026. La legge di finanziamento universitario, vetata due volte da Milei nel corso del 2024 e poi sbloccata dal Congresso nel 2025, stimava invece un fabbisogno vicino al 44% solo per ripianare il biennio 2024-2025. La differenza tra ciò che la legge avrebbe imposto e ciò che l'esecutivo ha concesso vale circa 20 punti percentuali di salario.
Il quadro storico aiuta a dimensionare il problema: gli stipendi dei docenti universitari argentini si trovano oggi al livello più basso degli ultimi 23 anni. Nel solo periodo dicembre 2023-luglio 2024 l'inflazione era cresciuta del 134,6% contro un adeguamento salariale dell'80,4%, scavando un arretrato che gli aggiustamenti successivi non hanno più colmato.
Diecimila docenti in meno e budget sceso allo 0,47% del Pil
Il conflitto ha lasciato segni strutturali sulle università argentine. Il Cin stima che più di 10.000 professionisti abbiano lasciato o ridimensionato l'incarico nell'università pubblica dall'inizio del mandato Milei. Alla Facoltà di scienze esatte dell'Universidad de Buenos Aires si registra una dimissione ogni due giorni: 438 docenti e ricercatori usciti tra dicembre 2023 e aprile 2026, in larga parte tra i 30 e i 40 anni con dottorato e post-dottorato, oggi ricollocati in atenei europei o statunitensi.
L'esodo non si concentra in un solo ateneo. La Facoltà di ingegneria della stessa Uba conta 342 dimissioni dal 2023, mentre la Facoltà di agraria ne ha registrate oltre 100 tra 2024 e 2025. Sul fronte dei conti, il bilancio del sistema universitario nazionale è sceso dallo 0,72% del Pil nel 2023 allo 0,47% proiettato per il 2026, con una contrazione reale del 28,9% in due anni. La riduzione ha colpito laboratori, manutenzioni e programmi di ricerca, oltre alle borse di dottorato.
Le paritarie trimestrali fissate fino a dicembre saranno il banco di prova dell'intesa: se l'inflazione argentina continuerà a correre, il 24,33% appena firmato rischia di essere eroso prima ancora che il secondo scaglione entri in busta paga in ottobre. Il ricorso alla Corte Suprema sulla legge di finanziamento universitario, intanto, non è stato ritirato dai rettori.
Domande frequenti
Cosa prevede l'accordo firmato tra governo argentino e il Consiglio interuniversitario nazionale?
L'accordo prevede una ricomposizione salariale del 24,33% in due tranche per i docenti universitari, un aggiornamento del 20% dei fondi di funzionamento delle università pubbliche da giugno 2026, ulteriori 50 miliardi di pesos per gli ospedali universitari e un aumento del 50% delle borse Manuel Belgrano.
Perché l'aumento salariale del 24,33% non è considerato sufficiente dai docenti?
L'aumento copre solo una parte della perdita di potere d'acquisto accumulata, che si stima attorno al 34% in 28 mesi, a fronte di un'inflazione molto superiore agli adeguamenti salariali. Secondo le stime, sarebbe stato necessario un incremento del 44% solo per ripianare il biennio 2024-2025.
Quali sono le conseguenze della crisi sul personale universitario argentino?
Si stima che oltre 10.000 docenti abbiano lasciato o ridimensionato il proprio incarico dall'inizio del mandato Milei, con numerose dimissioni concentrate tra giovani ricercatori altamente qualificati, spesso ricollocati all'estero.
Come è cambiato il finanziamento pubblico delle università argentine negli ultimi anni?
Il bilancio del sistema universitario nazionale è sceso dallo 0,72% del Pil nel 2023 allo 0,47% previsto per il 2026, con una contrazione reale del 28,9% in due anni, colpendo laboratori, manutenzioni e programmi di ricerca.
Cosa succederà se l'inflazione continuerà a crescere nei prossimi mesi?
Le paritarie trimestrali serviranno a monitorare lo scarto con l'inflazione, ma se quest'ultima dovesse continuare a crescere rapidamente, l'aumento del 24,33% rischia di essere presto insufficiente, erodendo ulteriormente il potere d'acquisto dei docenti prima dell'entrata in vigore della seconda tranche dell'accordo.