Un adolescente italiano su sette mostra segni di un disturbo psichico: quasi un milione di ragazzi tra i 10 e i 19 anni, secondo i dati presentati al congresso SINPIA-SINPF di Cagliari a maggio 2026. Un editoriale su Il Sussidiario del 17 luglio 2026 rilancia il modello delle coalizioni comunitarie come risposta. I numeri spiegano perché quel modello, oggi, non è una scelta ma una necessità.
Una domanda raddoppiata, un'offerta piatta
In meno di dieci anni gli utenti dei servizi pubblici di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (NPIA) sono raddoppiati e superano oggi 600mila ragazzi presi in carico. La rilevazione HBSC dell'Istituto Superiore di Sanità mostra la stessa curva dal basso: circa la metà dei ragazzi tra 11 e 15 anni e oltre il 60% delle coetanee dichiara almeno due sintomi di malessere (mal di testa, insonnia, irritabilità, tristezza) più di una volta a settimana. Fra le quindicenni la quota supera l'80%. Più della metà del campione ha usato farmaci per almeno uno di questi sintomi nell'ultimo mese.
Il bilancio 2025 di Telefono Azzurro presentato alla Camera conferma la direzione: ansia e attacchi di panico sono ormai la prima causa di richiesta di aiuto tra gli adolescenti che contattano la linea. Sul lato pubblico, le liste d'attesa per una prima visita neuropsichiatrica superano l'anno in molte regioni, anche per casi che la normativa classifica a priorità breve e che andrebbero evasi entro dieci giorni.
Il fondo psicologo a scuola: 350 professionisti per 8mila istituti
La Legge di Bilancio 2025 ha istituito un fondo dedicato allo psicologo scolastico: 10 milioni di euro nel 2025, 18,5 milioni annui a decorrere dal 2026. Il Centro studi del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi ha calcolato la traduzione operativa: massimo 350 professionisti fissi finanziati per un sistema che conta circa 8mila istituzioni scolastiche autonome. Un rapporto di uno psicologo ogni ventitré scuole.
Lo sportello di ascolto è oggi attivo in circa il 75% degli istituti, ma quasi sempre grazie a bandi comunali, fondi PNRR, cofinanziamenti di fondazioni o volontariato professionale. Per garantire uno psicologo strutturato in ogni scuola servirebbero circa 400 milioni all'anno: l'investimento previsto è venti volte inferiore. La risposta repressiva ai fenomeni di violenza tra giovani va nella stessa direzione: il pacchetto sicurezza approvato a luglio 2026 introduce nuove sanzioni per le bande, ma non aggiunge un solo educatore alla rete territoriale. Punire a valle costa quanto prevenire a monte e produce meno.
La coalizione comunitaria non è ideologia, è aritmetica
Il modello proposto da Giorgio Cerati e Luca Ceriani non chiede a scuole e oratori di sostituirsi al servizio pubblico, chiede di intercettare i segnali prima che diventino diagnosi, dove i ragazzi vivono. Il Board della coalizione riunisce insegnanti, psicologi del terzo settore, educatori di oratorio, volontari di esperienze come Portofranco, assistenti sociali, pediatri di base. Il vantaggio operativo è la scorciatoia: chi rileva un segnale può segnalarlo senza attendere l'iter burocratico dell'invio ai servizi, e chi ha bisogno di una valutazione clinica arriva già inquadrato.
L'aritmetica torna. Se un adolescente su sette è in difficoltà e la neuropsichiatria pubblica è satura, l'unico modo per fare prevenzione primaria è distribuire lo sguardo educativo su chi il ragazzo lo incontra ogni giorno: docenti, allenatori, catechisti, educatori di quartiere. La letteratura scientifica citata dagli stessi autori del Sussidiario segnala che i ragazzi faticano a usare i servizi dedicati anche quando sono accessibili: il canale territoriale non è un'alternativa romantica, è il ponte che regge la presa in carico.
Le esperienze già in corso, dai Patti digitali tra genitori agli sportelli distrettuali attivati nel riminese, mostrano che il modello funziona quando la rete condivide informazioni e formazione, non quando ogni nodo agisce da solo. Il tema torna al Meeting di Rimini dal 21 al 26 agosto 2026 con l'incontro "Non da soli". L'indicatore vero non sarà quanti adulti parteciperanno, ma quanti ne usciranno con un contatto operativo nel proprio territorio.
Domande frequenti
Cosa sono le coalizioni comunitarie e perché sono considerate una necessità?
Le coalizioni comunitarie sono reti che coinvolgono insegnanti, educatori, psicologi, volontari e altri operatori che lavorano a stretto contatto con i ragazzi nei contesti quotidiani. Sono considerate una necessità perché permettono di intercettare precocemente i segnali di disagio prima che diventino veri e propri disturbi, alleggerendo così la pressione sui servizi pubblici saturi.
Qual è la situazione attuale dei servizi di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza in Italia?
Negli ultimi dieci anni, il numero di utenti di questi servizi è raddoppiato, superando i 600mila ragazzi presi in carico. Le liste d’attesa per una prima visita neuropsichiatrica possono superare l’anno in molte regioni, anche per casi urgenti.
Quali sono le principali criticità del servizio di psicologia scolastica in Italia?
Nonostante l’istituzione di un fondo nazionale, le risorse coprono al massimo 350 psicologi a tempo pieno per circa 8mila scuole, ovvero uno psicologo ogni ventitré scuole. La maggior parte degli sportelli di ascolto esistenti è sostenuta da fondi temporanei o volontariato, e l’investimento pubblico è molto inferiore al necessario.
In che modo le coalizioni comunitarie possono efficacemente prevenire i disturbi psichici tra gli adolescenti?
Le coalizioni permettono agli adulti che incontrano quotidianamente i ragazzi di riconoscere e segnalare tempestivamente i segnali di malessere, facilitando interventi rapidi senza i tempi lunghi della burocrazia. Questo approccio distribuito consente una presa in carico più efficace e accessibile.
Ci sono esempi concreti in Italia in cui il modello delle coalizioni comunitarie ha già dato risultati?
Sì, esperienze come i Patti digitali tra genitori e gli sportelli distrettuali attivati nel riminese dimostrano che il modello funziona quando la rete di adulti condivide informazioni e formazione, agendo in modo coordinato piuttosto che isolato.
Quali sono le principali difficoltà nell’accesso ai servizi di supporto psicologico per gli adolescenti?
Molti ragazzi faticano a utilizzare i servizi dedicati anche quando sono accessibili, spesso per ragioni culturali o di percezione. Il canale territoriale, quindi, diventa fondamentale come ponte tra il disagio e la presa in carico clinica.