L'Esercito Popolare di Liberazione cinese sta accelerando la ricerca per portare i robot umanoidi dal laboratorio al campo di battaglia. A rivelarlo è un'inchiesta di Reuters basata su oltre cento bandi di acquisto militari, studi accademici e brevetti pubblicati fra il 2025 e il 2026.
Cosa prevede lo scenario militare cinese
Il quotidiano ufficiale della PLA, due giorni dopo i World Humanoid Robot Games di Pechino ad agosto 2026, ha chiesto ai ricercatori di trasferire più in fretta le tecnologie dai centri di ricerca alle strutture di addestramento. Uno studio della National University of Defense Technology, datato agosto 2025, descrive sei robot da combattimento, un mix di umanoidi, cani robot e veicoli autonomi, divisi in due squadre d'assalto per liberare un edificio piano dopo piano. Le tecnologie necessarie, secondo gli autori, potrebbero essere disponibili entro 5-10 anni.
Reuters precisa che non esistono prove dell'impiego di umanoidi armati in unità operative: i modelli attuali consumano troppa energia, cadono su terreni irregolari e faticano a distinguere combattenti e civili. Il ministero della Difesa cinese ha dichiarato a marzo che le armi basate sull'IA devono restare sotto controllo umano.
Il divario europeo sulla governance
È qui che il quadro si fa scomodo per Bruxelles. Secondo BofA Global Research, i produttori cinesi hanno rappresentato il 95% delle spedizioni mondiali di robot umanoidi nel 2025, su circa 20.000 unità globali. La stessa ricerca prevede una crescita a 10 milioni di unità entro il 2035, con un tasso annuo composto dell'86%. Una filiera già dominante in ambito civile che dà alla PLA un accesso diretto e continuo alla componentistica avanzata, dai riduttori di precisione ai sensori tattili.
Il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) su EUR-Lex esclude però dal proprio perimetro, all'articolo 2 paragrafo 3, i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati esclusivamente per scopi militari, di difesa o di sicurezza nazionale. La difesa resta competenza degli Stati membri e le regole europee non toccano gli usi bellici dell'IA. Un buco normativo che l'Europa non ha voluto colmare quando ha approvato il testo a giugno 2024, lasciando la materia alle singole capitali e ai negoziati NATO.
L'unico atto in cui l'Unione ha preso posizione sui cosiddetti killer robot è la risoluzione del Parlamento europeo del 12 settembre 2018, approvata con 566 voti favorevoli, 47 contrari e 73 astensioni. Il testo chiedeva agli Stati membri e al Consiglio di lavorare per un trattato internazionale che vieti le armi autonome letali e garantisca il controllo umano significativo sulle funzioni critiche, richiamando la Clausola Martens delle Convenzioni di Ginevra. Una risoluzione politica, senza forza normativa: da allora non è arrivato alcuno strumento vincolante europeo e il dossier resta fermo al tavolo ONU della Convenzione sulle armi convenzionali, dove Cina, Stati Uniti e Russia frenano su qualsiasi divieto formale.
Perché il tema riguarda anche l'Italia
L'accelerazione cinese non è solo una questione geopolitica lontana. Riguarda scelte industriali, energetiche e formative su cui l'Italia arriva in ritardo, dai bandi PNRR sulla robotica alla filiera dei microchip di potenza. Bill Gates, in un intervento recente, ha collegato proprio governance dell'IA e ruolo europeo: se ne è discusso nel confronto sul ruolo di Europa e Italia nella governance dell'IA, dove la partita si gioca soprattutto sulle regole e sulla capacità di darsi standard comuni tra Stati membri.
Sul fronte delle materie prime critiche, Pechino sta consolidando l'accesso ai minerali che servono a batterie, sensori e magneti dei robot: emblematico il caso uranio del Congo verso la Cina, dove meno del 10% dei flussi è stato dichiarato all'AIEA dal 2000. Senza una politica industriale europea coordinata sulla robotica avanzata e senza un quadro normativo vincolante sulle armi autonome, il rischio è restare spettatori sia sul mercato civile sia sul dibattito etico che il caso PLA sta imponendo alle cancellerie occidentali.
La prossima finestra utile per Bruxelles è il tavolo negoziale delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali (CCW) e la revisione dell'AI Act prevista nel 2027: due passaggi che decideranno se l'Europa vuole ancora provare a scrivere le regole o limitarsi a subirle.
Domande frequenti
Qual è lo stato attuale dello sviluppo dei robot umanoidi militari in Cina?
La Cina sta accelerando la ricerca per portare i robot umanoidi dal laboratorio al campo di battaglia, ma attualmente non ci sono prove del loro impiego operativo. I modelli esistenti presentano ancora limiti significativi, come l'elevato consumo energetico e difficoltà a muoversi su terreni irregolari o distinguere tra civili e combattenti.
In che modo la normativa europea (AI Act) regola l'uso militare dell'intelligenza artificiale?
Il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) esclude dal proprio ambito i sistemi di intelligenza artificiale usati esclusivamente per scopi militari, lasciando la difesa alla competenza degli Stati membri. Attualmente non esistono norme europee vincolanti che regolino l'uso bellico dell'IA.
Quali sono i rischi per l'Europa e l'Italia derivanti dalla supremazia cinese nella robotica umanoide?
La supremazia cinese nella robotica umanoide rischia di lasciare l'Europa e l'Italia indietro sia sul piano industriale che su quello normativo ed etico. Senza una politica comune e standard condivisi, l'Europa rischia di restare spettatrice nel mercato civile e nel dibattito globale sulle armi autonome.
Cosa prevede la risoluzione del Parlamento europeo sui 'killer robot'?
La risoluzione del 12 settembre 2018 chiede un trattato internazionale che vieti le armi autonome letali e garantisca il controllo umano significativo sulle funzioni critiche dei sistemi d'arma. Tuttavia, questa risoluzione ha valore politico ma non vincolante e non ha portato a strumenti normativi concreti.
Perché il tema dei robot militari riguarda anche l'Italia?
Il tema coinvolge l'Italia per le ricadute su scelte industriali, energetiche e formative, come i bandi PNRR sulla robotica e la filiera dei microchip. Inoltre, la dipendenza da materie prime critiche controllate dalla Cina espone il paese a rischi strategici e limita la competitività nel settore.
Quali sono le prossime opportunità per una governance europea sulla robotica militare?
Le prossime occasioni chiave saranno il tavolo negoziale ONU sulle armi convenzionali e la revisione dell'AI Act prevista per il 2027. Questi momenti potrebbero determinare se l'Europa riuscirà a definire regole comuni o continuerà a subire le decisioni degli altri attori globali.