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Obiettivo povertà UE 2030: a questo ritmo servono altri 19 anni
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Obiettivo povertà UE 2030: a questo ritmo servono altri 19 anni

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L'UE deve tagliare 11,6 milioni di poveri in 5 anni ma nel 2025 il calo è stato di soli 600mila. In Italia le Isole salgono controtendenza al 13,4%.

La Commissione europea punta a ridurre di 15 milioni il numero di persone a rischio povertà entro il 2030. Dal 2019 a oggi la riduzione è stata di soli 3,4 milioni, e nell'ultimo anno di appena 600mila. Al ritmo del 2025, i restanti 11,6 milioni verrebbero raggiunti nel 2044, con 14 anni di ritardo sull'obiettivo fissato nel 2021.

L'aritmetica che mette in crisi la strategia UE

Il 6 maggio 2026 la Commissione ha presentato la sua prima strategia ufficiale contro la povertà. Il punto di partenza è questo: nel 2025 erano a rischio di povertà o esclusione sociale 92,7 milioni di persone nell'UE, il 20,9% della popolazione, secondo i dati Eurostat sulle condizioni di vita e povertà in Europa. Nel 2019 la quota era del 21,1%, per un numero superiore di circa 3,4 milioni. La riduzione media annua degli ultimi sei anni è stata di 567mila persone; nel solo anno 2024-2025 il calo si è fermato a 600mila.

Per centrare il target del -15 milioni entro il 2030, occorre ridurre ancora 11,6 milioni di persone in soli cinque anni: 2,32 milioni all'anno, quasi quattro volte il ritmo attuale. La strategia non introduce testi legislativi vincolanti, affidandosi principalmente agli Stati membri. Solo 22 dei 27 dispongono già di una strategia nazionale contro la povertà. L'Italia ha approvato il suo Piano per i servizi sociali di contrasto alla povertà nel novembre 2024.

Il pacchetto del 6 maggio include anche una proposta di raccomandazione sulla lotta all'esclusione abitativa, il rafforzamento della Garanzia europea per l'infanzia e misure sui diritti delle persone con disabilità. Il Semestre europeo - il processo annuale che da novembre a giugno produce raccomandazioni per i singoli Stati - resta lo strumento principale di coordinamento. Un meccanismo che ha già avuto sei anni per incidere sul target 2030, con i risultati che i numeri sopra mostrano.

Italia: le Isole vanno nella direzione opposta

L'Italia conta 5,7 milioni di individui in povertà assoluta, il 9,8% della popolazione, per 2,2 milioni di famiglie (8,4%), secondo il rapporto ISTAT sulla povertà in Italia - Anno 2024. La media nazionale nasconde un divario strutturale: nel Mezzogiorno il 10,5% delle famiglie è in povertà assoluta, contro il 7,9% del Nord e il 6,5% del Centro.

Nelle Isole la quota individuale è salita dall'11,9% del 2023 al 13,4% del 2024, un aumento di 1,5 punti in un solo anno, mentre il dato nazionale restava stabile. A pagare il prezzo più alto sono i minori: 1,28 milioni di bambini in povertà assoluta (il 13,8% dei minori residenti), con punte del 16,4% nel Mezzogiorno contro il 12,1% del Centro. Le famiglie con almeno cinque componenti e figli minori raggiungono il 22,3% di incidenza.

Il confronto europeo offre un'altra prospettiva: la Repubblica Ceca registra il tasso di rischio povertà più basso dell'UE (11,5%), seguita da Polonia (15,0%) e Slovenia (15,5%). La Bulgaria è al 29,0%. L'Italia, con una povertà relativa del 14,9% degli individui, si colloca in fascia intermedia, ma il Mezzogiorno pesa sull'aggregato nazionale in modo sproporzionato, con alcune aree tra le più vulnerabili dell'intera Unione.

Il bilancio 2028-2034 e il nodo delle risorse

Il nodo è finanziario. La Commissione calcola che investire lo 0,25% in più del PIL dell'Unione permetterebbe a 18,5 milioni di persone di uscire dalla povertà. Il pacchetto di maggio 2026 prevede almeno 100 miliardi di euro per le politiche sociali nel prossimo bilancio settennale. Ma il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 potrebbe portare tagli al Fondo sociale europeo e alle politiche di coesione. Le pressioni di bilancio sui programmi europei si avvertono anche in settori contigui: le università olandesi in lotta contro i tagli ai fondi per l'istruzione superiore mostrano come le priorità di spesa comunitaria stiano già cambiando.

La stessa bozza della strategia descrive le risorse pubbliche europee come «limitate» e indica nel coinvolgimento dei privati una delle soluzioni. Le tensioni geopolitiche aggiungono pressione: la Commissione riconosce che la lotta alla povertà energetica e dei trasporti deve restare prioritaria nell'attuale contesto internazionale, mentre le spese per la difesa crescono e il perimetro delle priorità istituzionali si allarga - come testimoniano vicende come la sospensione dell'accesso ai rappresentanti di Huawei nel Parlamento europeo. Lo spazio fiscale per le politiche sociali si riduce.

Tra i programmi europei che coinvolgono i giovani in percorsi di cittadinanza attiva - dal Juvenes Translatores, il concorso europeo di traduzione per studenti alle borse Erasmus - la Commissione dovrà scegliere cosa tagliare nel prossimo QFP. Mettere sullo stesso piano l'inclusione sociale e la sicurezza, come propongono le bozze in circolazione, significa di fatto ridimensionare la finalità originaria della strategia anti-povertà.

Il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 sarà il banco di prova reale. Se i tagli al Fondo sociale europeo si materializzeranno, il target del 2030 diventerà ancora più lontano di quanto i calcoli già indicano. Nelle Isole italiane i numeri si muovono già nella direzione sbagliata.

Domande frequenti

Qual è l'obiettivo dell'UE per la riduzione della povertà entro il 2030?

L'obiettivo dell'UE è ridurre di 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale entro il 2030, rispetto ai livelli del 2019.

Perché l'UE rischia di non raggiungere il target di riduzione della povertà entro il 2030?

Il ritmo attuale di riduzione è molto inferiore a quanto necessario: negli ultimi sei anni si è ridotto il numero di persone a rischio solo di 567mila all’anno, mentre servirebbe quadruplicare questa velocità per raggiungere il target nei tempi previsti.

Quali sono le principali strategie e strumenti adottati dall'UE contro la povertà?

La strategia UE si basa su raccomandazioni agli Stati membri, il rafforzamento di misure come la Garanzia europea per l’infanzia e il Semestre europeo come principale strumento di coordinamento, ma non introduce obblighi legislativi vincolanti.

Qual è la situazione della povertà in Italia rispetto agli altri Paesi europei?

L’Italia ha un’incidenza elevata di povertà assoluta, con forti disparità territoriali: il Mezzogiorno e le Isole presentano livelli superiori alla media nazionale, mentre a livello europeo l’Italia si colloca in una fascia intermedia, ma con aree molto vulnerabili.

Quali sono le prospettive finanziarie dell’UE per le politiche sociali nella prossima programmazione?

Il prossimo bilancio pluriennale UE (2028-2034) prevede almeno 100 miliardi per le politiche sociali, ma potrebbero esserci tagli al Fondo sociale europeo e alle politiche di coesione, rendendo più difficile raggiungere gli obiettivi contro la povertà.

Qual è l'impatto della povertà sui minori e sulle famiglie numerose in Italia?

I minori sono particolarmente colpiti: 1,28 milioni vivono in povertà assoluta, con incidenze maggiori nel Mezzogiorno. Le famiglie con almeno cinque componenti e figli minori sono tra le più esposte, raggiungendo un’incidenza del 22,3%.

Pubblicato il: 24 maggio 2026 alle ore 12:57

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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