Loading...
1,28 milioni di minori in poverta: cosa dice lo studio Science
Mondo

1,28 milioni di minori in poverta: cosa dice lo studio Science

Studio Science su 12.000 bambini a risonanza magnetica: reddito e quartiere pesano piu del QI. In Italia 1,28 milioni di minori sotto la soglia di poverta.

Su 40 variabili che pesano di più sullo sviluppo cerebrale di un bambino di 9-10 anni, 37 sono di natura socioeconomica. Non il quoziente intellettivo, non l'educazione dei genitori, non le malattie: contano il reddito familiare, il possesso di un'abitazione, l'accesso ai trasporti nel quartiere. Lo stabilisce lo studio pubblicato su Science dal team di Nico U. Dosenbach della Washington University School of Medicine di St. Louis, che ha analizzato le risonanze magnetiche di quasi 12.000 bambini statunitensi.

Come è stato misurato l'impatto del contesto sul cervello

I ricercatori hanno incrociato le scansioni cerebrali con 649 variabili per ciascun bambino: etnia, religione, lingua, salute fisica e mentale, esposizione all'inquinamento, uso di sostanze, tempo davanti agli schermi, amicizie, bullismo. Poi hanno costruito due classifiche: quali fattori si associano di più alla struttura cerebrale (spessore della corteccia) e quali alla funzione cerebrale (forza delle connessioni tra reti neurali).

Il risultato è netto: 37 su 40 variabili top per la funzione cerebrale e 35 su 40 per la struttura sono socioeconomiche. Le uniche non economiche che entrano in classifica sono tre: sonno, tempo davanti agli schermi e stress. Come spiega Dosenbach, coordinatore dello studio, «il cervello di un bambino che cresce in un contesto svantaggiato assomiglia a quello di un bambino di ambiente elevato, ma privato del sonno e stressato». Non un cervello meno intelligente: un cervello stanco.

L'Italia in cui matura questo cervello: 1,28 milioni di minori sotto la soglia

Il dato americano diventa uno specchio della geografia sociale italiana. Secondo le ultime statistiche Istat sulla povertà (anno 2024), sono 1,28 milioni i minori in povertà assoluta nel Paese, il 13,8% dei residenti sotto i 18 anni. È il valore più alto della serie storica dal 2014.

La distribuzione territoriale coincide con le variabili che lo studio Science mette in cima: la povertà assoluta tocca il 10,5% delle famiglie nel Mezzogiorno, contro il 6,5% del Centro e il 7,6% del Nord-est. Le Isole registrano l'unico aumento significativo: 13,4% di individui in povertà assoluta, dall'11,9% del 2023. Le famiglie composte da soli stranieri con minori superano il 35,2% di incidenza. Sono le stesse case dove il reddito, la proprietà e la mobilità (i primi tre indicatori del ranking Dosenbach) mancano contemporaneamente.

Non solo statistica: la neuroscienza italiana sta arrivando a conclusioni convergenti. Un recente studio IIT-Gaslini pubblicato su Cell Reports Medicine ha dimostrato che lo stress precoce lascia una traccia biologica misurabile attraverso il fattore BDNF: un trauma a 4 anni colpisce amigdala e ippocampo, a 14 anni la corteccia prefrontale. Cambia l'età, cambia l'area, ma la traccia resta.

Sonno, schermi, stress: le leve modificabili che l'Italia sta perdendo

Le uniche variabili non socioeconomiche in cima al ranking di Dosenbach coincidono con tre emergenze italiane. Dopo la pandemia, l'Ospedale Bambino Gesù ha registrato un aumento sensibile dei disturbi del sonno pediatrici e un raddoppio del tempo davanti agli schermi oltre le due ore giornaliere. La sorveglianza HBSC dell'Istituto superiore di sanità stima che solo una minoranza di preadolescenti italiani rispetti simultaneamente le linee guida OMS su sonno, attività fisica e uso degli schermi.

Il dettaglio conta perché è qui che si gioca la reversibilità. Dosenbach lo dice a chiare lettere: «la buona notizia è che sia il sonno che lo stress sono fattori modificabili». Il reddito di un quartiere non si cambia con una circolare, ma la qualità del sonno di un bambino e la sua esposizione allo stress sì. Sono le due leve su cui pediatri, scuole e servizi sociali possono agire prima che l'impronta socioeconomica diventi permanente. Anche la neurologia pediatrica italiana sta lavorando su strumenti mirati, dal progetto NeuroMesh sul cerotto biodegradabile per patologie cerebrali agli studi comparativi come la ricostruzione del cervello del Megantereon, che mostrano quanto la struttura cerebrale sia sensibile all'ambiente in cui matura.

Il messaggio dello studio Science non è deterministico. È l'opposto: se il 92% dei fattori che modellano il cervello a 10 anni sono sociali, allora il cervello a 10 anni è una questione di policy pubblica. In Italia il primo passo sarebbe smettere di trattare la povertà minorile come statistica di contorno e riconoscerla come determinante neuroscientifico verificato.

Domande frequenti

Quali sono i principali fattori che influenzano lo sviluppo cerebrale nei bambini secondo lo studio pubblicato su Science?

Secondo lo studio, il 92% dei fattori che influenzano lo sviluppo cerebrale a 9-10 anni sono di natura socioeconomica: reddito familiare, possesso di un'abitazione e accesso ai trasporti sono tra i principali. Solo tre variabili non economiche (sonno, tempo davanti agli schermi e stress) figurano tra le più rilevanti.

Come viene misurato l'impatto del contesto socioeconomico sul cervello dei bambini?

I ricercatori hanno analizzato le risonanze magnetiche cerebrali di quasi 12.000 bambini e incrociato i dati con 649 variabili personali e ambientali. Hanno poi stilato classifiche su quali fattori incidono maggiormente sulla struttura e la funzione cerebrale.

Qual è la situazione della povertà minorile in Italia secondo le ultime statistiche?

In Italia, 1,28 milioni di minori vivono in povertà assoluta, pari al 13,8% dei residenti sotto i 18 anni. La povertà è più diffusa nel Mezzogiorno e nelle Isole, con famiglie straniere particolarmente colpite.

Quali variabili non socioeconomiche influenzano lo sviluppo cerebrale e sono considerate modificabili?

Le uniche variabili non socioeconomiche emerse come rilevanti sono sonno, tempo davanti agli schermi e stress. Questi fattori sono considerati modificabili tramite interventi mirati di pediatri, scuole e servizi sociali.

Lo studio suggerisce che i danni dovuti a contesti svantaggiati siano irreversibili?

No, il messaggio dello studio non è deterministico: sottolinea che agire su sonno e stress può mitigare l'impatto dello svantaggio socioeconomico, offrendo margini di intervento prima che le conseguenze diventino permanenti.

Quali sono le implicazioni per le politiche pubbliche italiane derivanti da questi risultati?

Lo studio evidenzia che la povertà minorile dovrebbe essere trattata come un determinante neuroscientifico, non solo come una statistica sociale. Le politiche pubbliche dovrebbero intervenire sia sulle condizioni socioeconomiche sia sui fattori modificabili come sonno e stress.

Pubblicato il: 7 luglio 2026 alle ore 13:39

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

Articoli Correlati